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Google colpevole di monopolio: sentenza storica

scritto da Margherita Zichella 08/08/2024 0 commenti 1 Minuti lettura
Una sentenza storica quella che vede Google accusato di essere un monopolista e di estromettere i rivali in maniera illegale.
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In una sentenza storica, il giudice federale americano ha stabilito che Google ha violato la legge antitrust creando un monopolio per diventare il più grande motore di ricerca al mondo. Questa decisione, frutto di mesi di indagini, potrebbe segnare una svolta epocale per il mercato tecnologico e il web in generale. La sentenza attuale si limita a definire le responsabilità di Google, mentre le possibili soluzioni, tra cui una possibile scissione di Alphabet in società separate, saranno trattate in un processo successivo.

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Il monopolio illegale di Google

Il giudice distrettuale Amit Mehta ha affermato che Google è un monopolista e ha agito come tale per mantenere il suo predominio. In risposta, il management di Mountain View ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso. Kent Walker, Presidente di Global Affairs presso Google, ha commentato che la decisione riconosce la qualità del motore di ricerca di Google, ma critica il fatto che non debba essere facilmente accessibile. Walker ha sottolineato che Google continuerà a concentrarsi sulla realizzazione di prodotti utili e facili da usare, nonostante il procedimento in corso.

Il procuratore generale USA Merrick Garland ha definito la sentenza una vittoria storica per il popolo americano, ribadendo che nessuna azienda è al di sopra della legge. La sentenza evidenzia come essere il motore di ricerca di default sui dispositivi mobili conferisca a Google un vantaggio competitivo quasi insormontabile. Infatti, il giudice ha sottolineato che un’azienda potrebbe competere solo se fosse disposta a pagare miliardi di dollari ai partner per compensare eventuali cali di fatturato derivanti dal cambiamento.

Il giudice Mehta ha descritto il monopolio di Google come notevolmente duraturo, aumentato dall’80% nel 2009 al 90% nel 2020. Google è stata ritenuta colpevole anche per la pubblicità testuale di ricerca, poiché i suoi accordi esclusivi hanno permesso di aumentare i prezzi senza una reale concorrenza. In sostanza, la società californiana avrebbe estromesso i rivali dal mercato stipulando contratti di esclusività.

 

Una fine ancora non scritta del tutto

Jonathan Kanter, responsabile antitrust del Dipartimento di Giustizia, ha definito la decisione come un’apertura all’innovazione per le generazioni future e una protezione dell’accesso alle informazioni per tutti gli americani. Kamyl Bazbaz, vicepresidente senior per gli affari pubblici di DuckDuckGo, ha aggiunto che la sentenza sosterrà l’accesso a più opzioni di ricerca, nonostante Google farà di tutto per evitare di cambiare la sua condotta.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 9 settembre, quando inizierà un nuovo processo antitrust in cui il Dipartimento di Giustizia accuserà formalmente Google di monopolio nella tecnologia pubblicitaria digitale. Questo potrebbe essere un ulteriore colpo per la società di Mountain View, che continua a dominare il settore tecnologico.

googlemonopolio
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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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