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L’obiettivo di Fastweb, dichiarato nell’ultima presentazione, è quello di connettere l’Italia in tecnologia a banda ultralarga entro il 2025 con Fibra, FWA 5G e 5G Mobile.

A tal proposito, un primo aggiornamento riguarda la rete FTTH GPON annunciata di recente. Questa nuova infrastruttura permettere un incremento di velocità nelle zone fino a 2,5 Gbps in download e 300 Mbps in upload, già realizzato in oltre 4 milioni di unità immobiliari.

Il prossimo passo sarà rappresentato dai 10 Gbps ma Fastweb vuole lavorare per assorbire il “digital divide” che costringe l’Italia a muoversi “a due velocità diverse”. Per questo, come dichiarato dallo stesso Calcagno, Fastweb si fermerà per il momento a 2,5 Gbps e si concentrerà sul colmare il gap nelle zone ancora poco sviluppate: “I 10 Gbps verranno dopo, ma verranno per tutti”, rassicura Calcagno .

In termini di copertura Ultra FWA 5G, invece, sono 130 i comuni coperti nelle aree dove il segnale è altalenante. L’ambizione, in questo caso, è quella di raggiungere 500 comuni entro quest’anno e 2000 comuni entro il 2024, per riuscire a coprire numericamente 8 milioni di abitazioni nelle zone con poco segnale.

La terza tappa riguarda infine il 5G Mobile, con roll-out ancora in corso. La rete mobile di quinta generazione è stata inizialmente lanciata in 4 città, ma ad oggi Fastweb sta raggiungendo 35 capoluoghi di provincia e conferma l’obiettivo di copertura del 90% della popolazione entro il 2025.

Non solo innovazione: anche formazione con la Digital Academy

E respirando aria di innovazione, Amministratore Delegato Alberto Calcagno ribadisce il suo discorso sulla Fastweb Digital Academy, che si propone di formare le persone e introdurle nel mondo digitale, oppure migliorare le proprie abilità.

Ad oggi, la Digital Academy ha consegnato 11.000 certificati, ma l’ambizione è di arrivare a 50.000 soggetti formati grazie ai circa 70 corsi, che finora hanno erogato 10.000 ore di formazione.

Un altro tassello della strategia social è il fondo di 1 milione di euro per i clienti delle microimprese, principalmente bar e ristoranti, ma anche agenzie di viaggio, palestre e negozi di abbigliamento. Oltre il 90% dei dipendenti ha donato ore di lavoro o rinunciato a determinati benefit per costituire questo fondo.