Amazon smart working fino al 2022Amazon non sta più menzionando i prodotti che gli utenti acquistano nelle mail di conferma degli ordini eseguiti.

Il cambiamento è stato notato da Paul Rosania, direttore dell’app di messaggistica Slack. Alcuni ipotizzano che sia per impedire che i dati vengano rubati da altri servizi al fine di raccogliere informazioni sulle vendite di Amazon. Anche il blogger e sviluppatore John Gruber ritiene che l’intento sia “ostacolare chi raccoglie i dati tramite e-mail per ottenere informazioni sulle vendite di Amazon”.

Gruber ha anche notato che questa è una pratica spesso tipica di “tanti tipi di aziende”. Inoltre, esiste un “intero settore” di strumenti per rubare i dati e contrassegnare le tendenze di un e-commerce così popolare. Andrew Chen, che in precedenza ha lavorato per il programma Rider Growth di Uber, ha affermato che in passato hanno monitorato i dati sulle ricevute dei concorrenti per stimare quale servizio i passeggeri utilizzano negli aeroporti o per brevi viaggi. Lo stesso potrebbe accadere ad Amazon.

Amazon: dati a rischio, l’azienda decide di non condividere più informazioni sugli acquisti via mail

Le informazioni raccolte da Uber sono state rivelate in modo più dettagliato nel 2017. Quell’anno pare che l’app di gestione della posta elettronica Unroll.me stava scansionando le caselle di posta degli utenti alla ricerca di informazioni sul concorrente principale di Uber negli Stati Uniti, ossia Lyft. Tali notizie hanno provocato un contraccolpo. Gli utenti si sono sentiti traditi, nonostante i dati fossero anonimi.

Sebbene tali pratiche siano generalmente nelle politiche sulla privacy, i contratti legali vengono letti così raramente da essere essenzialmente inutili per il consumatore. Nate Carrier, un product manager di Google che in precedenza ha lavorato per Amazon, ha twittato che “ha lottato duramente per integrare Google Maps”. Tuttavia, non poteva implementare tale tecnologia perché “Google sarebbe in grado di dedurre le vendite”.

Sebbene Carrier abbia anche affermato che Google, in effetti, non lo fa, la società ha una storia discutibile quando si tratta di proteggere i dati degli utenti. Persino lo Stato dell’Arizona ha citato in giudizio il gigante della tecnologia per confondere i controlli sulla privacy.