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Il mondo dell’informatica, ormai da 30 anni a questa parte è diventato un settore fondamentale per le vite di tutti. Pertanto, il problema della cybersecurity va trattato con estrema serietà, come la sicurezza di un qualunque altro settore. Molte persone vivono il web in almeno un terzo della propria giornata, specialmente coloro che lavorano grazie ad esso. Questo dovrebbe bastare per indurci a proteggere al massimo i nostri dati sensibili. Specialmente perché, in seguito alla creazione dei social, la nostra identità digitale rimane perennemente presente sul web.

Cybersecurity, quanto è curata nel nostro Paese?

Uno studio stilato da NordVPN, che fornisce reti virtuali personali e sicure, illustra nel dettaglio i Paesi con il più alto indice di rischio informatico, il Cyber Risk Index, prendendo in esame 50 nazioni, corrispondenti al 70% della popolazione mondiale. Dovrebbe essere molto rappresentativo dunque, sull’indice di cybersecurity mondiale.

La classifica dei primi 10 su 50 più a rischio, dipende anche dal livello di sviluppo informatico che possiedono i Paesi. Maggiore è lo sviluppo, più alto sarà il rischio. Ecco dunque quali sono i primi 10 più a rischio:

  1. Islanda
  2. Svezia
  3. Emirati Arabi Uniti
  4. Norvegia
  5. Stati Uniti
  6. Singapore
  7. Irlanda
  8. Nuova Zelanda
  9. Danimarca
  10. Regno Unito

Un alto tasso di rischio lo corrono i Paesi del Nord Europa, che come già accennato, sono anche quelli più sviluppati nel settore informatico.

Il nostro Paese si trova a metà classifica, alle 24esima posizione per essere esatti, con un indice CRI pari a 0.500 (esattamente a metà): viene associato un rischio moderato, accanto ad altri 19 Paesi su 50 presi in esame. La percentuale di utenti italiani risultati vittima di un crimine informatico è pari al 7%. Negli Stati Uniti è addirittura il 25%.