chernobyl-notizieL’intensa attività radioattiva di Chernobyl non ha terminato la sua corsa nemmeno a 34 anni di distanza dal clamoroso incidente localizzato nel nocciolo del reattore 4 nella zona al confine tra Ucraina e Bielorussia. Giusto in questi giorni abbiamo discusso in merito alle radiazioni che si sono spinte fino alle estreme zone del Nord Italia abbracciando gran parte dell’Europa Centrale. Sono di modesta entità e pare che ciò si possa dovere ad uno strano fungo che ha funto da ecosistema protettivo contro il diffondersi di qualcosa che avrebbe potuto aggravare la già difficile situazione a livello globale.

Ciò che gli scienziati hanno scoperto è a dir poco accattivante. Gli esiti degli studi sul campo sono stati resi noti all’interno della rivista New Scientis, così come riferito in queste ore dal prestigioso Daily Mail. Scopriamo di più.

 

Chernobyl: poteva andare molto peggio se solo…

All’interno del reattore imploso nel lontano 1986 sono state ravvisate tracce di un fungo che in questi anni ha limitato le radiazioni. Secondo gli scienziati, citiamo testualmente: “è la chiave per vivere su Marte“. Una scoperta a dir poco straordinaria. Tale opzione è attualmente in fase di studio e test sulla ISS (Stazione Spaziale Internazionale). Un fungo di questo tipo lungo appena 21 centimetri potrebbe negare l’equivalente annuale di radiazioni sulla superficie del pianeta rosso.
Nils Averesch dell’università di Stanford ha spiegato:

“Ciò che rende fantastico il fungo è che hai solo bisogno di pochi grammi per iniziare”. 

Il misterioso fungo si può auto-replicare e si auto-guarisce di modo che nemmeno il Sole possa degradarlo in modo significativo. Basterebbero pochi giorni per una rigenerazione completa.

“È già stato in grado di assorbire i dannosi raggi cosmici sulla Stazione Spaziale Internazionale e potrebbe essere potenzialmente utilizzato per proteggere le future colonie di Marte”.

Come tra le altre cose riporta la rivista Scientific American:

“Il fungo consentirebbe ai malati di cancro sottoposti a radioterapia, ingegneri e piloti di compagnie aree di operare senza il timore di assorbire una mortale dose di raggi”.

Un componente che troverà di certo posto nella biotecnologia e che, come aggiunto dal professor Clay Wang dell’Università della California del Sud:

“I progressi nell’uso dei poteri dei funghi per scopi medicinali sono stati graduali, ma sono stati potenziati negli ultimi anni da uno studio in corso che ne ha visto inviare campioni nello spazio. Coltivandolo nella Stazione Spaziale Internazionale, dove il livello di radiazione è aumentato rispetto a quello sulla Terra”.