Covid 19Il virus Covid 19, nel percorso che lo ha portato in Europa, ha subito alcune mutazioni che ne hanno migliorato la capacità di infezione dell’uomo. Sono queste le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori guidati da Massimo Ciccozzi dell’Università Campus BioMedico di Roma.

Stando alla ricerca la mutazione riscontrata nei campioni raccolti attraverso i tamponi sarebbe diventata strutturale già a gli inizi di febbraio; prima ancora che il virus raggiungesse la Lombardia attraverso la Germania. Con mutazione strutturale si intende una modifica genetica che, superando la selezione evolutiva è diventata una costante del patrimonio genetico del virus. Ad avvalorare la tesi italiana altri due studi condotti dal National Laboratory di Los Alamos (Stati Uniti) e dall’Università Autonoma di Barcellona.

Covid 19: alcune mutazioni potrebbero essere benefiche

 

Ma questa non è l’unica mutazione riconosciuta nel ceppo europeo del Covid; ad esempio le ricerche condotte presso gli Spedali Civili di Brescia dall’infettivologo Arnaldo Caruso, farebbero ben sperare. Stando alla ricerca il virus avrebbe subito una mutazione che ne avrebbe indebolito l’aggressività, cosa che spiegherebbe il progressivo miglioramento riscontrato nelle terapie intensive. Bisognerà però attendere la pubblicazione dello studio per capire se questo percorso sia dovuto ad un’effettiva mutazione, ad una semplice ricombinazione o se questa “modifica” sia diventata strutturale.

In fondo è un concetto abbastanza noto che tutti gli agenti patogeni cerchino di raggiungere un equilibrio tra aggressività e infettiva, proprio grazie a mutazioni strutturali che ne garantiscano una più facile sopravvivenza. Le ricerche proseguono comunque spedite grazie anche alla grande collaborazione degli scienziati di tutto il mondo nella speranza che si possa trovare al più presto una cura alla malattia.