Chi Odia Paga è stata fondata nel 2018 dall’imprenditore Francesco Inguscio, già CEO del  Nuvolab, con la consulenza dall’avvocato Giuseppe Vaciago, esperto di diritto delle nuove tecnologie. E’ pronta a diventare ufficiale all’inizio del 2020. 

Chi Odia Paga: come funziona

Questa piattaforma darà assistenza alle vittime di diffamazione, stalking, revenge porn, cyberbullismo; ma all’atto pratico, come funziona? Tre fasi. La prima, affidata a un’intelligenza artificiale, servirà a filtrare gli utenti. Chi ritiene di essere stato vittima di odio online potrà accedere alla piattaforma e, attraverso un questionario, verificare se quello che ha vissuto è un reato oppure no.

A quel punto, la vittima sarà chiamata per compilare un secondo questionario, più aperto, in cui raccontare nel dettaglio la faccenda, anche attraverso il caricamento di un file audio che permette di esprimere con maggiore chiarezza e spontaneità.

In questa seconda fase l’intelligenza artificiale passa il testimone a un legale specializzato, capace di guidare le vittime in tutti quei servizi che anticipano l’azione legale vera e propria, ma non per questo sono meno importanti: l’acquisizione e l’affidabilità della prova.

A chi vorrà sporgere denuncia, potrà farlo, se vuole, mediante il supporto dei legali che aderiranno al progetto quando sarà usufruibile. Ma questo terzo step non avverrà tramite la piattaforma.

Le stime che hanno spinto l’iniziativa provengono anche dall’International Center for Research on Women, che ha raccolto dati che parlano di un odio online che dimostrano come si tratti di un problema presente e pratico. Concentrandosi sul caso italiano, su un campione di oltre 215.000 tweet, ben il 70% contiene messaggi di odio.