Google lo ribadisce ancora una volta: a causa dell’articolo 11 della Direttiva sul copyright digitale dell’Unione Europea, l’azienda potrebbe vedersi costretta a chiudere Google News, l’aggregatore di notizie che indicizza i risultati delle principali fonti giornalistiche disponibili sul web, sul territorio europeo. Una soluzione, questa, che verrebbe presa seriamente in considerazione dall’azienda di Mountain View qualora dovesse essere approvata la riforma UE sul copyright.

Google News: il servizio potrebbe non essere più disponibile in Europa

In particolare, a causare la chiusura del servizio di Google in territorio europeo sarebbero gli articoli 11 e 13 della Direttiva, laddove il primo impone agli aggregatori di notizie online di dover pagare per poter mostrare ed utilizzare anche solo dei piccoli frammenti di notizie che provengano da fonti esterne, imponendo dunque il pagamento delle schede che vengono mostrate quando si effettua una ricerca direttamente dal motore di ricerca, schede in cui vengono mostrati il titolo, l’immagine ed il riassunto della notizia visualizzata. Un problema, questo, che non riguarderebbe solamente un fattore economico, ma che indurrebbe anche ad un agire imparziale dal momento in cui Google non può stringere accordi con tutti i siti di informazioni europei presenti oggi in Rete, ed è facile intuire quanto ciò possa andare sopratutto a discapito dei siti più piccoli i quali verrebbero così tagliati fuori dalle ricerche.

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Discorso analogo vale anche per l’articolo 13, anche se questo riguarderebbe più YouTube che Google News, in quanto molti video qui pubblicati potrebbero essere bloccati a causa della presenza di materiale coperto da copyright.  L’articolo 13, infatti, stabilisce che le piattaforme online devono controllare il contenuto caricato dagli utenti per poi procedere con la esclusione dalla piattaforma di tutti quei contenuti che presentano materiale protetto da copyright.

Intanto, ecco come potrebbe apparire il motore di ricerca nel caso in cui la legge sul copyright dovesse essere definitivamente approvata. La provocazione è stata lanciata dalla stessa Google e mostrata in anteprima a Search Engine Land.