Svariati dirigenti di aziende del settore tecnologico si sono espresse contro Facebook riguardo la violazione della privacy. Per anni i dati di milioni di utenti che circolavano su Internet sono stati raccolti dagli accademici dell’Università di Cambridge. Essi li hanno offerti a chiunque collaborasse per il loro progetto.

Travis Jarae, CEO della società di ricerca OWI, ritiene che se Facebook adottasse “un approccio incentrato sull’utente che dà la priorità ai clienti anziché estrarre i dati degli utenti“, probabilmente ricostruirebbe fiducia e sicurezza con i consumatori. Mentre Brian Johnson, CEO della società di gestione del cloud DivvyCloud, ha descritto l’episodio recentemente scoperto incentrato sul quiz di un’app chiamata myPersonality.

 

Facebook è aspramente criticato da molte aziende per i continui fallimenti mirati a proteggere la privacy degli utenti

I ricercatori dietro il quiz myPersonality hanno sostenuto che i loro collaboratori non decodificavano alcun dato ricevuto dal progetto. Al contempo, però, non avevano modo di controllarlo. Il progetto ha funzionato per nove anni. Dunque ha registrato una violazione notevole. Infatti, adesso è stato sospeso da Facebook. La sicurezza non dovrebbe essere lasciata all’intervento manuale secondo Johnson. Le politiche di salvaguardia dei dati devono essere accuratamente definite. In caso contrario, le aziende digitali saranno sempre un passo indietro nella protezione della privacy. Anche se gli utenti sanno di condividere i propri dati, molti di loro non si aspettano che i dati siano a rischio di essere violati.

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Ad esempio, viene sottolineato l’esempio di Mastercard come tipologia di approccio più positivo per garantire la privacy degli utenti. Tale compagnia limita il volume di informazioni sensibili che un servizio digitale può trasferire in qualsiasi momento, indipendentemente dal motivo. Facebook, però, non riesce in questi intenti. Infatti, l’azienda ha sospeso circa 200 app in seguito allo scandalo di Cambridge Analytica.  Inoltre, sta ancora sondando potenziali abusi di dati attraverso la sua piattaforma. Il CEO del colosso dei social media, Mark Zuckerberg, apparirà presto a Bruxelles per rispondere alle domande dei legislatori europei. Così come ha già fatto di fronte al Congresso degli Stati Uniti a metà aprile.