telegramCulmina con la denuncia per proselitismo con finalità di terrorismo di un minorenne di origini algerine l’operazione Ansar, atta a smascherare i membri del canale Telegram “Khilafah News Italia”; il giovane istigava altre persone, i cosiddetti lupi solitari, a commettere “delitti di terrorismo e contro l’umanità”, traducendo in lingua italiana i messaggi del sedicente stato islamico, ma non solo: nel suo zaino sono stati rinvenuti testi sacri, una bandiera dell’Isis e tracce di un ordigno rudimentale, il che ha fatto pensare agli inquirenti che fosse pronto ad un attacco presso la scuola che frequentava.

Nonostante la tenera età, la Polizia si è trovata di fronte una “personalità forte, con elevate capacità tecnico-informatiche, padronanza linguistica non comune e approfondita conoscenza dei principali testi sacri dell’Islam”; fortemente radicalizzato, costituiva ormai un “punto di riferimento per tutti coloro che intendevano partecipare attivamente alla causa jihadista”.

In un video diffuso sulla piattaforma, l’adolescente spiegava quanto fosse semplice creare una bomba, oppure, in un altro messaggio si chiedeva come fare a far passare una cintura esplosiva attraverso i metal detector.

Telegram utilizzato più di Whatsapp dai terroristi

Una misura di correzione alternativa è stata studiata dalla Procura di Trieste e dal Tribunale dei minori: è stato avviato infatti un dedicato percorso di recupero, allontanando il giovane dal pericoloso fenomeno del “cyber-jihad”, compiendo un lungo percorso di deradicalizzazione affiancato da un Imam, che lo aiuti a comprendere una visione più ampia dell’Islam.

A questo punto è d’obbligo chiedersi come sia possibile una diffusione così capillare di informazioni di sfondo terroristico; la risposta sta nei numerosi social web e servizi di messaggistica come Telegram: è un’applicazione semplice e veloce che garantisce una crittografia “end-to-end” (che rende le conversazioni praticamente segrete ad eccezione del mittente e del destinatario) e che permette la condivisione di file multimediali fino a 1,5 GB di dimensione.

Oltre a ciò, su questa piattaforma è possibile creare canali ai quali chiunque può iscriversi e, di conseguenza, leggere tutti i messaggi diffusi da un particolare utente: grazie al link e all’username associato, è un gioco da ragazzi trovare un determinato canale. E proprio da questa applicazione, l’Isis ha diffuso l’elenco di tutti gli obiettivi da colpire sparsi per tutto il globo.

E’ sconcertante sapere che ad esempio i killer che hanno sgozzato il povero prete a Rouen si fossero conosciuti solo 4 giorni prima proprio su Telegram, annunciando con un video l’imminente tragedia.

Inoltre, non bisogna trascurare la posizione assunta tempo fa da Pavel Durov, fondatore del suddetto servizio di messaggistica: incalzato da un giornalista per il fatto che la sua applicazione stesse facendo un favore ai terroristi, ha ribattuto dicendo che i jihadisti trovano sempre un modo di comunicare; lui non si sente colpevole, poichè sta proteggendo la nostra privacy.