Display che si riparano da soli, la novità potrebbe arrivare già nel 2018Tutti coloro che possiedono uno smartphone, sono certamente muniti anche di una pellicola e un case di protezione. È ormai difficile trovare qualche temerario che abbia il fegato di lasciare il proprio dispositivo al suo destino, soprattutto se ha già sperimentato la drammatica esperienza di vedere lo schermo del proprio telefono nuovo di zecca frantumato in mille pezzi.

Secondo una ricerca del 2015 effettuata dalla società iMend in tutto il Regno Unito, circa il 21% dei possessori di uno smartphone aveva il display del proprio dispositivo frammentato, per i più vari motivi. Questo, assieme al fatto che la batteria non durasse abbastanza, era uno dei problemi più lamentati dagli utenti. Il fatto che una persona su cinque avesse lo schermo rotto ci fa comprendere quanto sia incidente questo problema, non solo tra i possessori inglesi di smartphone, ma tra quelli di tutto il mondo.

La straordinaria innovazione che arriva da Tokyo, però, potrebbe portare ad una svolta. Essa ha delle spiegazioni scientifiche, che sono state spiegate e pubblicate sulla famosa rivista scientifica “Science”.

Pare che, sotto la guida del Prof. Takuzo Aida, il team di ricercatori giapponesi responsabile della scoperta vi sia effettivamente arrivato solamente per caso. Un ricercatore di questo gruppo, Yu Yanagisawa, mentre lavorava con il polimero, ha scoperto che, tagliandone la superficie, i bordi riuscivano a tornare in contatto semplicemente applicandovi una pressione con le dita alla temperatura di circa 21°, riuscendo a ripristinare la completa continuità della superficie in circa due ore.

Display rotti, la riparazione è automatica

Erano noti già nell’ambito della tecnologia diversi materiali capaci di autoripararsi, come plastiche e gomme. In particolare, era stato condotto uno studio da parte dell’Università della California, che aveva scoperto un altro tipo di polimero capace di condurre energia elettrica e di allungarsi fino a 50 volte rispetto alle proprie dimensioni. In questo caso, però, tale materiale richiedeva per la modificazione della propria lunghezza (e, quindi, per la conseguente riparazione), che si arrivasse a temperature di almeno 120°, cosa che ovviamente non è paragonabile alla semplicità di riparazione del polimero giapponese, che richiede la semplicissima temperatura corporea. Anche LG aveva dato vita per il dispositivo Flex 2 ad un materiale nuovo e resistente, che però non riusciva a far regredire i danni più severi.

Saranno due le conseguenze più importanti dell’introduzione sul mercato del nuovo materiale giapponese, che potrà essere usato per dare vita a innovative pellicole di copertura per gli schermi, se non addirittura a nuovi e particolari display. Innanzitutto, il polimero sarà, in un certo senso, “ecologico”: ossia, permetterà di evitare di gettare via un’enorme quantità di vetro, in seguito alla rottura dei display (che è sempre più frequente), riducendo quindi l’impatto ambientale del fenomeno. Inoltre, sarà possibile anche risparmiare ed evitare di richiedere la riparazione del display (della quale alcuni utenti hanno bisogno anche più di una volta durante la vita del proprio smartphone!), che spesso arriva ad essere anche particolarmente costosa.

Con questa importante innovazione tecnologica, probabilmente, potremmo dimenticare le ansie in seguito alle caduta dei nostri dispositivi.