Ci sono elettrodomestici che porti a casa, usi due volte e dimentichi in uno sgabuzzino. E poi ci sono quelli che ti cambiano le abitudini senza nemmeno chiederti il permesso. La lavapavimenti senza fili, per me, appartiene da tempo alla seconda categoria: da quando ne ho una, secchio e mocio sono finiti in cantina a prendere polvere, il che ha pure un suo che di poetico se ci pensate.
Vivo in una villa alle porte di Roma, e divido gli spazi con due cani che perdono pelo come se fosse una disciplina agonistica. Dafne, pastore svizzero bianco, e Anubi, un groenendael dal manto lungo e nerissimo. Tradotto: pavimenti da gestire ogni santo giorno, su superfici diverse, con la costante presenza di peli e di zampe che rientrano dal giardino non esattamente immacolate. Il banco di prova ideale, insomma, per capire quanto vale davvero un aspirapolvere lavapavimenti di fascia alta.
E qui arriviamo a lei, la Tineco FLOOR ONE STATION S9 Artist. La novità che porta in dote, e su cui il marchio ha puntato tutto in comunicazione, è la Smart Refresh Station: una base con serbatoio da 5 litri che rabbocca da sola l’acqua pulita nel corpo macchina, per giunta riscaldata, così non devi fermarti a metà pulizia. La prima del suo genere arrivata in Europa, dicono. Sulla carta una pensata intelligente. Nella pratica? Ci arriviamo, ma vi confesso fin da ora che il mio entusiasmo si è spostato in una direzione diversa da quella che mi aspettavo.
L’ho tenuta in casa un mese pieno. Usata quasi tutti i giorni, in condizioni reali, niente prove da laboratorio con lo sporco finto. Prezzo di listino 899 euro, cifra che la colloca dritta nel segmento premium, là dove uno pretende che tutto giri liscio. Le aspettative, va da sé, erano alte. Una cosa ve la dico subito, senza tenervi sulle spine: come pulizia siamo su un altro pianeta. Il resto, con i suoi pregi e i suoi se, ve lo racconto sotto. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
L’apertura della confezione
La scatola è grossa. Più di quanto immaginassi, e ci sta, visto che dentro non c’è solo la macchina ma anche la stazione di ricarica e rabbocco, che occupa il suo spazio. La prima cosa che ho pensato sollevandola dal corriere è stata: speriamo di avere un angolo decente dove sistemarla. Ma di logistica parlo tra poco.
Dentro, la dotazione è quella che ti aspetti da un prodotto di questa fascia, niente di meno. Il corpo macchina, la Smart Refresh Station con il suo adattatore di corrente, un rullo di ricambio, un filtro secco supplementare e un accessorio per la pulizia (quella specie di spazzolino che serve a togliere capelli e residui dal rullo, utile più di quanto si pensi). Tutto incassato in alloggiamenti di cartone sagomato, plastica monouso ridotta al minimo. Un dettaglio che apprezzo sempre, anche se ormai è quasi lo standard tra i marchi seri.
Il rullo di scorta è una di quelle cose a cui non dai peso il primo giorno e che ringrazi dopo qualche mese, quando il primo inizia a dare segni di stanchezza. Stessa logica per il filtro. Qui non si è tirato al risparmio, e si vede. C’è da dire che, a 899 euro, mancherebbe pure.
Quello che invece non troverete è un detergente in omaggio in quantità generosa: nella mia confezione c’era giusto un assaggio. Quanto basta per qualche lavaggio, poi bisogna pensarci da soli. Piccolezza, per carità. Però a questo prezzo un flacone pieno non avrebbe guastato.
Design e qualità costruttiva
Ok, parliamone, perché è uno dei motivi per cui questa serie si chiama Artist. Le lavapavimenti, diciamolo, sono oggetti tendenzialmente brutti. Funzionali, ingombranti, plasticosi. Stanno in un angolo e fai finta che non esistano. Questa no. Questa l’ho lasciata in vista, appoggiata alla parete dell’ingresso, e non mi è dispiaciuto affatto.
La finitura gioca su riflessi cangianti, una specie di effetto perlato che cambia con la luce, ispirato (così dichiarano) all’aurora boreale. Trovata di marketing? Probabilmente. Ma l’effetto c’è, ed è gradevole. La prima sera, con la lampada del soggiorno accesa, mi sono ritrovato a guardarla più del dovuto. Roba da unboxing, lo so. Però funziona.
Al di là dell’estetica, è la costruzione a convincere. Le plastiche sono spesse, gli incastri precisi, niente scricchiolii quando la impugni e la muovi con decisione. Si percepisce la solidità. Il manico ha un’impugnatura che cade bene in mano, con i comandi posizionati dove il pollice li trova senza cercarli. Il serbatoio dell’acqua pulita è collocato in alto, sul “muso” della macchina, scelta che sposta il baricentro e, come vedremo, ha conseguenze pratiche sulla manovrabilità.
Il design Lay-Flat a 180° è una di quelle cose che capisci solo usandole. Il corpo si abbatte completamente all’indietro, fino a stendersi parallelo al pavimento, e ti permette di infilarti sotto il letto o il divano senza spostare niente. Con un’altezza da terra di appena 12,85 cm, sotto i mobili bassi ci va davvero. Non sotto tutti, sia chiaro: il mobile del soggiorno, quello con i piedini corti, le ha resistito. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, problema risolto.
Il peso. Eh, il peso. Sono 6 kg dichiarati per il solo corpo macchina, e si sentono. Non durante l’uso normale, dove le ruote motorizzate fanno gran parte del lavoro e la spingi quasi con un dito. Ma quando devi sollevarla per superare un gradino, o portarla al piano di sopra, capisci che leggera non è. Per una casa su un solo livello nessun problema. Per chi ha le scale, qualcosa da mettere in conto c’è.
Scheda tecnica
Prima di entrare nel dettaglio dei test, ecco i numeri che definiscono la Tineco FLOOR ONE STATION S9 Artist, ridotti alle voci che contano per davvero.
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Categoria | Aspirapolvere lavapavimenti cordless |
| Potenza di aspirazione | 22 kPa |
| Modalità di pulizia | 4 (Auto, Quiet, Suction, Max) |
| Stazione | Smart Refresh Station, serbatoio 5 L, rabbocco automatico acqua calda |
| Serbatoio acqua sporca | 0,81 L |
| Autonomia | Fino a 90 min (Quiet), circa 75 min (Auto) |
| Autopulizia | FlashDry con acqua riscaldata a 85°C |
| Asciugatura rullo | SilentDry a 45 dB(A) |
| Ciclo autopulizia | Circa 5 minuti |
| Sistema anti-groviglio | DualBlock Anti-Tangle |
| Lavaggio macchie | HydroBurst (getto ad alta pressione) |
| Recupero acqua | StreakFree Scraper |
| Sensore | iLoop Smart Sensor |
| Inclinazione | Lay-Flat 180° |
| Altezza da terra | 12,85 cm |
| Rotazione testina | 90° (45° per lato) |
| Pulizia bordi | Su 3 lati |
| Display | LED dinamico |
| Connettività | App Tineco |
| Peso (corpo macchina) | 6 kg |
| Prezzo di listino | 899 € |
Cosa c’è sotto la scocca
Il cuore di tutto è il motore di aspirazione, che spinge fino a 22 kPa. Un valore alto, tra i più alti che si trovino oggi sulle combinate aspira e lava domestiche. E si traduce, nella pratica, in una capacità di tirare su di tutto: briciole, sabbia portata dentro dai cani, liquidi, residui di cibo. Ma ai numeri della resa reale dedico una sezione apposta, qui mi interessa la meccanica.
Il sensore iLoop è la regia silenziosa della macchina. Legge in tempo reale quanto è sporco il pavimento e regola di conseguenza potenza di aspirazione e flusso d’acqua. Quando incontra una zona più sporca, l’anello luminoso sul display vira al rosso e la macchina alza il regime; quando il pavimento torna pulito, passa al blu e rallenta. Un sistema che, devo ammettere, funziona meglio sullo sporco diffuso che su quello concentrato. Su una macchia secca e isolata, a volte, il sensore nemmeno si scompone, perché tanto la gestisce senza bisogno di darci dentro.
Il rullo viene mantenuto costantemente inumidito durante l’uso, e l’acqua arriva già riscaldata. Attorno al gruppo spazzola lavora il sistema DualBlock Anti-Tangle, pensato per evitare che peli e capelli si avvolgano attorno al rullo. Su questo, con due cani in casa, avevo parecchi dubbi. Li ho dovuti ritirare, ma ne parlo dopo perché merita.
E poi c’è lei, la Smart Refresh Station. Non è solo una base di ricarica. Contiene un serbatoio da 5 litri di acqua pulita e, quando il livello nel corpo macchina si abbassa durante la pulizia, provvede a rabboccare in automatico, riscaldando l’acqua prima di mandarla su. Lo stesso aggancio gestisce anche il ciclo di autopulizia del rullo, con acqua a 85°C (la tecnologia FlashDry), e la successiva asciugatura silenziosa a 45 dB(A) grazie a SilentDry. Sulla carta, un piccolo ecosistema che dovrebbe azzerare quasi del tutto la manutenzione manuale. Sulla carta, appunto.
L’app Tineco
Collegare la macchina all’app è banale: si scarica, si crea l’account, si associa, fine. Niente procedure cervellotiche, in cinque minuti sei operativo. Una volta dentro, hai una panoramica dello stato della sessione, il livello di sporco rilevato, la modalità attiva, e soprattutto le notifiche di manutenzione: quando svuotare l’acqua sporca, quando pulire il filtro, quando il rullo chiede attenzione.
Fin qui tutto bene. Il punto è che, passata la curiosità iniziale, l’app Tineco disponibile per Android ed iOS. la apri sempre meno. Non perché funzioni male, anzi, è stabile e reattiva. Il fatto è che la macchina, di suo, comunica già quasi tutto attraverso il display e i comandi fisici. Le informazioni davvero utili le hai già lì, davanti agli occhi, mentre pulisci. L’app diventa quindi un di più, comoda per le notifiche e poco altro.
Mi sarei aspettato qualcosa in più, lo confesso. Magari statistiche d’uso più dettagliate, una gestione delle modalità più granulare, profili personalizzati. Roba che su altri elettrodomestici smart ho visto e che qui manca. Non è un dramma, intendiamoci. Una lavapavimenti non è uno smartphone, e chi la compra lo fa per pulire, non per smanettare in un’app. Però, a 899 euro, un software più ricco me lo sarei aspettato. Comoda sì, completa no.
Autonomia, ricarica e consumi
Veniamo a un capitolo che, in una lavapavimenti senza fili, fa la differenza tra il piacere e la frustrazione. L’autonomia dichiarata parla di 90 minuti in modalità Quiet e di circa 75 minuti in Auto, che è poi quella che ho usato il 90% del tempo. Numeri che, vi dico subito, nella mia esperienza si sono rivelati onesti.
La domanda vera, per chi ha una casa grande come la mia, è una sola: ce la faccio a pulire tutto con una sola carica? Risposta secca: sì. E non di misura. In una sessione completa, con la villa da girare stanza per stanza, in modalità Auto sono sempre arrivato alla fine con un margine. Mai una volta che mi sia toccato fermarmi a metà per rimettere in carica. Questo, per me, è già metà del valore del prodotto, perché l’incubo di ogni lavapavimenti è doversi interrompere quando hai ancora mezza casa da fare.
La modalità Max, quella a piena potenza, è un altro discorso. Lì l’autonomia crolla, com’è normale, e la tieni per le emergenze, lo sporco tosto, le macchie che non vogliono saperne. Per l’uso quotidiano, però, Auto è più che sufficiente e bilancia bene resa e durata.
Sul fronte ricarica c’è da armarsi di un minimo di pazienza. Il ciclo completo richiede diverse ore, quindi conviene organizzarsi: io ho preso l’abitudine di lasciarla in carica di notte, così la mattina è sempre pronta. Non è una macchina da “usa e ricarica in venti minuti”, insomma. La pianifichi.
I consumi? Tra acqua e corrente, un dispositivo che riscalda l’acqua e la rabbocca in automatico qualcosa in più la beve rispetto a modelli più spartani. Niente di allarmante, sia chiaro, ma se cercate il risparmio assoluto sappiate che la comodità, qui, ha un piccolo prezzo in bolletta. A conti fatti, per quello che offre, ci sta.
Un mese di prove, sul campo
Il primo vero test, manco a dirlo, è arrivato il giorno dopo che l’avevo montata. Pioggia, giardino trasformato in pantano, Dafne e Anubi rientrati con le zampe che sembravano due tamponi di fango. Ingresso e cucina disastrati. Ho preso la macchina, modalità Auto, e in due passate il pavimento era tornato come nuovo. Non lucidato a specchio dopo dieci minuti di fatica: pulito subito, alla prima passata sullo sporco fresco. Lì ho capito che la potenza non era solo un dato da scheda tecnica.
Nelle settimane successive l’ho usata su tutto. Gres in cucina e in ingresso, dove lo sporco si concentra. Parquet nel resto della zona giorno, superficie più delicata e meno perdonante. E qualche tappeto, che però con queste macchine resta un capitolo a parte (le lavapavimenti danno il meglio sul duro, non sul tessile, e questa non fa eccezione).
Il capitolo peli meritava un paragrafo a sé, e infatti glielo dedico più sotto negli approfondimenti. Qui vi basti sapere che la mia preoccupazione principale, con un groenendael che semina pelo nero ovunque, era il temuto groviglio attorno al rullo. Non si è quasi mai verificato. Devo dire che mi ha sorpreso.
Le macchie secche, invece, sono il punto dove ho dovuto faticare un po’. Una macchia di cibo essiccata, una goccia di salsa rappresa, un residuo appiccicoso che ha avuto il tempo di indurirsi: lì la singola passata non basta. Bisogna insistere, avanti e indietro più volte sullo stesso punto, lasciando che l’acqua calda e il getto ammorbidiscano lo sporco. Alla fine viene via tutto, sia chiaro. Ma non è il “una passata e via” che la potenza di aspirazione lascerebbe immaginare. Sul fresco è imbattibile, sul secco incrostato serve pazienza. È un limite? In parte. Nella mia esperienza, però, di macchie così tutti i giorni non se ne incontrano, quindi nell’uso reale pesa meno di quanto sembri sulla carta.
Una sera, e qui arriva la scoperta meno piacevole, ho commesso l’errore del principiante. Finita la pulizia, ho rimesso la macchina sulla base senza svuotare il serbatoio dell’acqua sporca. Il giorno dopo, riavvicinandomi, un odorino. Non terribile, ma c’era. L’acqua sporca lasciata lì a stagnare, con dentro residui organici e peli, comincia a puzzare. Lezione imparata: il serbatoio dello sporco va svuotato e sciacquato dopo ogni utilizzo, punto. Non è una colpa specifica di questa macchina, capita con tutte. Ma è una di quelle accortezze che, se le trascuri, ti si ritorcono contro nel giro di un giorno.
Per il resto, l’autonomia ha retto come dicevo, la pulizia dei bordi mi ha convinto (ne parlo tra un attimo), e l’autopulizia a fine sessione, con quei cinque minuti di lavaggio e asciugatura del rullo, si è rivelata una di quelle comodità di cui poi non vorresti più fare a meno. Schiacci un tasto, la lasci sulla base, e lei si pulisce da sola mentre tu fai altro.
Approfondimenti
La potenza di aspirazione e la resa sullo sporco
Ventidue kPa sono tanti, e si sentono tutti. Sullo sporco solido di tutti i giorni, briciole, terra, sabbia, polvere accumulata negli angoli, la macchina non lascia scampo. Una passata e il pavimento è pulito, senza quel fastidioso effetto “ho spostato lo sporco da un’altra parte” che certe lavapavimenti meno potenti regalano. Sui liquidi, stesso discorso: una secchiata di acqua rovesciata, un bicchiere caduto, vengono aspirati all’istante senza lasciare pozze.
Quello che mi ha colpito è la costanza. La potenza non cala vistosamente man mano che la batteria si scarica, almeno non in modo percepibile durante una sessione normale. Lavori dall’inizio alla fine con la stessa efficacia, e questo non è scontato. Il sensore iLoop aiuta, modulando la spinta dove serve, ma anche tenendola in modalità fissa il risultato non delude.
C’è un però, e l’ho già accennato: sullo sporco secco e incrostato la sola aspirazione non basta, perché lì entra in gioco l’azione meccanica e chimica del lavaggio, non la potenza del motore. Ma se parliamo di tirare su roba dal pavimento, questa è ai vertici di quello che ho provato. Per una casa vissuta, con animali e via vai continuo, è esattamente il tipo di potenza che serve. Anzi, a volte è perfino sovrabbondante: per lo sporco leggero di mantenimento quotidiano, la modalità Quiet basta e avanza.
Il lavaggio e quel pavimento subito asciutto
Qui c’è una delle cose che ho apprezzato di più, e riguarda lo StreakFree Scraper. Si tratta di un raschiatore posteriore che, durante il passaggio, recupera l’acqua in eccesso dal pavimento. Il risultato? Una superficie che resta praticamente asciutta dietro di te, senza quegli antiestetici aloni di passata e, soprattutto, senza dover aspettare mezz’ora prima di poterci camminare sopra.
Sul parquet, in particolare, questa cosa vale oro. Il legno e l’acqua non vanno troppo d’accordo, e una lavapavimenti che lascia la superficie zuppa è un rischio che con il parquet non ti vuoi prendere. Con questa, invece, il pavimento resta umido giusto un attimo e poi è asciutto. Confermo in pieno: niente aloni, niente pozzanghere, niente velo appiccicoso sotto i piedi. I cani, che notoriamente camminano ovunque due secondi dopo che hai finito, non hanno lasciato impronte sul bagnato, perché bagnato, di fatto, non c’era più.
Ad affiancare il raschiatore c’è la tecnologia HydroBurst, un getto d’acqua ad alta pressione inclinato che attacca lo sporco più ostinato e arriva anche nelle fughe delle piastrelle, dove la sporcizia ama nascondersi. Funziona, e si nota soprattutto sul gres dell’ingresso, dove le fughe tendono a scurirsi col tempo. Il rullo, inumidito di continuo con acqua calda, completa l’opera. L’acqua calda, sullo sporco, fa una differenza che chi è abituato all’acqua fredda del secchio non immagina nemmeno.
Peli di cane e sistema anti-groviglio
Eccoci al test che, per la mia situazione, conta più di ogni benchmark. Due cani a pelo medio lungo, uno bianco e uno nero, vuol dire pavimenti che si ricoprono di peli nel giro di poche ore. E vuol dire, storicamente, lavapavimenti con il rullo trasformato in un gomitolo dopo due stanze.
Il sistema DualBlock Anti-Tangle promette di evitare proprio questo. E, sarò onesto, partivo prevenuto: di promesse anti-groviglio ne ho sentite tante, mantenute poche. Stavolta, però, devo ricredermi. Nel mese di utilizzo, con la quantità di pelo che Dafne e Anubi producono, il rullo si è ingarbugliato pochissime volte, e mai al punto da costringermi a un intervento di emergenza con le forbici. I peli vengono in gran parte convogliati e gestiti senza avvolgersi attorno alla spazzola, e quei pochi che restano si tolgono in un attimo con l’accessorio in dotazione.
Non dico che sia magia, né che il rullo resti immacolato in eterno. Una pulizia periodica del gruppo spazzola serve comunque, soprattutto se in casa avete capelli lunghi oltre al pelo animale. Ma il salto rispetto alle macchine che si imballano dopo una stanza è netto, tangibile, di quelli che ti cambiano l’esperienza d’uso. Per chi convive con animali domestici, questo da solo è un motivo d’acquisto di peso. Forse il più pesante, almeno per il sottoscritto.
La Smart Refresh Station: comoda, ma “rivoluzione” è una parola grossa
E arriviamo al pezzo forte. O meglio, a quello che doveva essere il pezzo forte. La Smart Refresh Station da 5 litri è la grande novità, la prima base con rabbocco automatico dell’acqua arrivata in Europa, il motivo per cui questa variante esiste e costa quello che costa. Le aspettative, di conseguenza, erano alle stelle.
Funziona? Sì, funziona. Quando l’acqua nel corpo macchina si esaurisce, la stazione la rabbocca da sola, riscaldata, senza che tu debba fare niente. Per una casa grande è oggettivamente comodo non doversi fermare a riempire il serbatoio a metà sessione. Ci mancherebbe altro che non lo fosse.
Ma, e qui mi gioco la mia opinione più scomoda, rivoluzione mi sembra una parola grossa. Mi spiego. Il problema che risolve, cioè doversi fermare a rabboccare, esisteva, certo, ma non era esattamente un dramma. Riempire un serbatoio è questione di trenta secondi, una volta ogni tanto. La stazione mi risparmia quei trenta secondi, e in cambio si prende uno spazio non trascurabile in casa, va riempita lei stessa periodicamente (i 5 litri non sono infiniti), e contribuisce a far lievitare il prezzo. A conti fatti, è una comodità in più, gradevole, ben fatta, ma non quel salto epocale che la comunicazione lascia intendere.
Sia chiaro: se avete una casa molto grande, su un piano, e pulite spesso, il valore aggiunto lo percepite eccome. Per tutti gli altri, è un lusso simpatico più che una necessità. La pagherei tanto solo per questo? Probabilmente no. La apprezzo perché c’è, non perché mi abbia cambiato la vita. E credo sia giusto dirlo, perché tra il marketing e la realtà, in mezzo, ci siamo noi che la usiamo davvero.
Autopulizia, manutenzione e la questione dell’acqua sporca
A fine pulizia, riposizioni la macchina sulla base, premi il tasto dedicato e parte il ciclo di autopulizia FlashDry: acqua calda a 85°C che lava il rullo e i condotti interni, seguita da un’asciugatura ad aria. Il tutto in circa cinque minuti, e per giunta con la funzione SilentDry che mantiene la rumorosità dell’asciugatura su livelli bassi, attorno ai 45 dB(A), così non ti rimbomba per casa mentre il rullo si asciuga. Comodità vera, di quelle che fanno la differenza nell’uso quotidiano.
Il senso di tutto questo è duplice: ti ritrovi il rullo pulito e asciutto, pronto per la volta dopo, e soprattutto eviti che umidità e residui ristagnino generando cattivi odori e batteri. Su questo fronte la macchina lavora bene, e il rullo, dopo settimane di utilizzo, non ha mai sviluppato quell’odore di stantio che è la maledizione delle lavapavimenti tenute male.
C’è però una parte di manutenzione che resta in capo a voi, ed è quella a cui ho accennato raccontando la mia disavventura: l’acqua sporca. Il serbatoio dei reflui, da 0,81 litri, va svuotato e sciacquato dopo ogni utilizzo. Se ve ne dimenticate, come è capitato a me una sera, il giorno dopo l’odore si fa sentire. È un’operazione di trenta secondi, niente di gravoso, ma è un’abitudine da prendere e da non saltare. Stessa cosa per il filtro secco, che ogni tanto va sciacquato e lasciato asciugare. L’automazione, qui, si ferma: l’acqua pulita te la rabbocca la stazione, ma quella sporca la butti tu.
Manovrabilità, pulizia dei bordi e rumorosità
La manovrabilità è uno dei punti che, all’inizio, mi avevano lasciato qualche dubbio per via del peso e del serbatoio piazzato in alto. Dubbi rientrati in fretta. Le ruote motorizzate assistono il movimento in avanti e indietro, tanto che la macchina sembra quasi spingersi da sola, e la fatica fisica si riduce al minimo. Cambi direzione, giri attorno alla gamba del tavolo, fai inversione, tutto con naturalezza. Solo negli spazi molto stretti, tra mobili ravvicinati, si avverte un po’ di impuntamento, ma è fisiologico viste le dimensioni del gruppo spazzola.
La pulizia dei bordi mi ha convinto, e parecchio. La spazzola arriva quasi a filo del battiscopa, su tre lati, lasciando un margine davvero risicato di pochi millimetri. Per chi, come me, ha l’ossessione degli angoli e dei bordi dove si accumula la polvere, è una bella notizia. La testina che ruota fino a 45° per lato aiuta a infilarsi lungo i muri e negli angoli senza dover fare contorsionismi. Confermo quanto dicevo prima: ai battiscopa ci arriva sul serio, non è uno slogan.
Sul rumore, infine. In modalità Quiet è discreta, la usi anche la sera tardi senza svegliare nessuno. Alzando la potenza, soprattutto in Max, il rumore sale com’è ovvio, ma resta nei limiti del tollerabile e comunque sotto i livelli di un aspirapolvere tradizionale spinto al massimo. La fase di asciugatura del rullo, grazie a SilentDry, è quasi un sussurro. Mica male, per una macchina che fa tutto questo.
Pregi e difetti
Tirando le fila di un mese di utilizzo, ecco cosa mi porto a casa di buono e cosa, invece, mi ha lasciato qualche perplessità.
- Qualità di pulizia di altissimo livello: i 22 kPa hanno la meglio su sporco solido e liquido già alla prima passata.
- Pavimento che resta subito asciutto e senza aloni grazie allo StreakFree Scraper, una manna soprattutto sul parquet.
- Sistema anti-groviglio che regge sul serio peli di cane e capelli, cosa rara a vedersi.
- Autonomia generosa, sufficiente a pulire tutta la casa con una sola carica, villa compresa.
- Design curato e costruzione solida, un elettrodomestico che non ti vergogni di lasciare in vista.
- Le macchie secche e incrostate richiedono più passate avanti e indietro, la singola passata non sempre basta.
- L’acqua sporca va svuotata dopo ogni uso, altrimenti i cattivi odori arrivano nel giro di un giorno.
- La Smart Refresh Station è comoda ma non la rivoluzione promessa, e incide parecchio su prezzo e ingombro.
- App stabile ma poco ricca di funzioni rispetto a quanto ci si aspetta a questa cifra.
- I 6 kg del corpo macchina si fanno sentire quando devi sollevarla o affrontare le scale.
Prezzo e posizionamento
Parliamo di soldi, che è poi quello che conta quando il portafoglio entra in gioco. Il listino è di 899 euro, e la trovate sia sullo store ufficiale Tineco sia su Amazon Italia. Una cifra importante, che la colloca senza giri di parole nella fascia premium del settore.
Vale quei soldi? La risposta dipende moltissimo da chi siete e da come vivete. Se avete una casa grande, magari su un solo piano, animali domestici che seminano pelo, e cercate il meglio in fatto di pulizia e comodità senza badare troppo al prezzo, allora sì, li vale. La qualità costruttiva, la resa di pulizia e l’insieme di automazioni giustificano la spesa.
Se invece la stazione di rabbocco automatico non vi serve davvero, e parlo della maggioranza delle persone con appartamenti di metratura normale, sappiate che gran parte della bontà di questa macchina, dalla potenza al sistema anti-groviglio, la ritrovate anche in soluzioni della stessa famiglia che costano sensibilmente meno e rinunciano solo alla base. Il sovrapprezzo, qui, lo pagate quasi tutto per quei 5 litri di rabbocco automatico.
Tradotto in soldoni: prodotto eccellente, prezzo da prodotto eccellente. Tenete d’occhio le promozioni, perché su questi listini gli sconti, prima o poi, arrivano sempre. E a una cifra più bassa il discorso valore cambia, e parecchio. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Tirando le somme
Dopo un mese passato a girarci casa dietro, l’idea che mi sono fatto è abbastanza chiara. La Tineco FLOOR ONE STATION S9 Artist è una lavapavimenti di rara efficacia, di quelle che ti fanno dimenticare cosa significhi pulire a mano, e lo dico da uno che di stracci e secchi ne ha consumati parecchi prima di passare al senza fili. La pulizia è il suo punto fortissimo, altro che la stazione.
Già, perché il paradosso di questo prodotto è proprio questo: la novità su cui hanno costruito la campagna, il rabbocco automatico, è la cosa che mi ha entusiasmato di meno. Comoda, ben fatta, ma non indispensabile. Quello che invece mi ha conquistato è la sostanza: come tira su lo sporco, come lascia il pavimento asciutto, come gestisce i peli dei cani senza imballarsi. La concretezza, non l’effetto speciale.
A chi la consiglio? A chi ha casa grande, animali, pavimenti misti, e vuole il top senza compromessi sulla resa, mettendo in conto un prezzo da top. A chi non sopporta di perdere tempo nelle pulizie e pretende un risultato impeccabile alla svelta.
A chi la sconsiglio? A chi ha un appartamento piccolo, dove l’autonomia extra e la stazione diventano un di più che paghi senza sfruttarlo, e dove l’ingombro della base pesa più del beneficio. Lì, con la stessa cifra, si fanno scelte più sensate.
Resta una macchina che fa il suo mestiere benissimo e che, una volta entrata in casa, è dura voler rimandare indietro. La stazione si farà pure ricordare per il marketing. Ma è il pavimento pulito, sotto le zampe dei cani che corrono, a restare davvero impresso.











