Le prime due settimane con un robot aspirapolvere in casa sono sempre un piccolo esperimento sociale. Non tanto per me, quanto per i due cani. Dafne, il pastore svizzero bianco, ha deciso fin dal primo giorno che la cosa andava sorvegliata da vicino, naso a venti centimetri dalla scocca. Anubi, il groenendael, ha optato per la diffidenza nera e silenziosa, da lontano. E in mezzo a loro due, questo affare nero che gira per casa lavando e aspirando, raccogliendo quintali di pelo che io ormai non vedo nemmeno più tanto ci ho fatto l’abitudine.
Parliamo del Lefant M5 Pro, robot aspirapolvere e lavapavimenti con rullo, che ho tenuto sotto torchio per una quindicina di giorni nella mia casa fuori Roma. Una casa con il giardino, due animali a pelo lungo che lasciano tracce ovunque, e pavimenti che cambiano da stanza a stanza. Lo scenario perfetto, insomma, per capire se un robot di questa fascia regge davvero o se è l’ennesima promessa da scheda tecnica.
La premessa che mi sento di fare subito, prima ancora di scendere nei dettagli, è questa: il rapporto tra quello che costa e quello che fa mi ha colpito. Parecchio. Non è un top di gamma, e in certi frangenti lo si capisce, ma sul fronte della pulizia vera, quella che misuri guardando il pavimento dopo, se l’è cavata molto meglio di quanto mi aspettassi. Poi ci sono le sbavature, certo. I cavi sottili che ogni tanto non vede, qualche tappeto che lo manda in difficoltà, il rumore che in modalità spinta non è proprio da camera da letto. Ma andiamo con ordine.
In vista del Prime Day, Lefant ha già attivato la promozione Early Bird dedicata a Lefant M5 Pro, disponibile con uno sconto del 74%. Il robot aspirapolvere passa dal prezzo originale di 1.699,99 euro al prezzo promozionale di 449,99 euro, con offerta valida dal 15 giugno 2026 alle 00:01 CEST fino al 26 giugno 2026 alle 23:59 CEST. Una proposta interessante per chi cerca un robot per la pulizia domestica a un prezzo fortemente ribassato, acquistabile direttamente su Amazon.
L’apertura della scatola, senza fronzoli
Il pacco arriva bello pesante, e te ne accorgi appena lo sollevi. Dentro non c’è solo il robot: c’è tutta la stazione, che è poi il vero cuore di questo prodotto, quella che fa la differenza tra “robottino che spazza” e “elettrodomestico che gestisce da sé le pulizie”.
Aprendo la confezione ho trovato il robot, la base multifunzione, il sacchetto della polvere già montato, un sacchetto di ricambio, l’alimentatore, una spazzola laterale di scorta e la documentazione. C’è anche il classico spazzolino per la manutenzione, quello che serve per togliere capelli e peli dalla zona della spazzola, e di cui in casa mia, ve lo anticipo, avrei avuto bisogno più volte.
La dotazione, a conti fatti, è onesta. Non generosissima, ma centra il punto. Mi sarebbe piaciuto trovare un secondo rullo lavante incluso, perché è una di quelle parti che nel tempo si consuma, però vabbè, non è un dramma. Un filtro di ricambio in più non avrebbe guastato, ma sono pignolerie. Il packaging protegge bene tutto, polistirolo sagomato come si deve, niente pezzi che ballano. Il primo gesto, prima ancora di accenderlo, è stato togliere quei mille adesivi e pellicole protettive sparse un po’ ovunque, sul robot e sulla base. Operazione noiosa ma necessaria, soprattutto quella sulla lente dei sensori frontali, che se la lasci attaccata poi il robot va a sbattere come un ubriaco.
Una nota sul colore: il mio è il nero, e devo dire che dal vivo è più elegante di quanto pensassi. Niente plasticona lucida acchiappa-impronte, una finitura opaca che sta bene anche a vista.
Design e costruzione: compatto, e si sente
La prima cosa che ho notato tirandolo fuori è che il robot è più piccolo di altri modelli con base completa che mi è capitato di vedere. Corpo da 32 centimetri di lato e poco meno di 10 di altezza, una forma a disco classica con la torretta del laser che spunta in cima. Quella torretta, lo dico subito, è anche il suo tallone d’Achille per i mobili bassi, ma ci torno dopo.
La scocca è in plastica, ovvio a questo prezzo, però è una plastica fatta bene. Niente scricchiolii quando la prendi in mano, pannelli che combaciano, la sensazione complessiva è di un oggetto solido, non di un giocattolo. Sotto le dita la finitura opaca regala una bella presa e nasconde la polvere meglio di una superficie lucida. Il coperchio superiore si apre e rivela il serbatoio della polvere interno e un piccolo vano, tutto accessibile senza dover smontare nulla.
La base, invece, è il pezzo grosso. Non enorme come certe stazioni torreggianti che ho visto in giro, ma comunque un oggetto che devi piazzare con criterio, contro una parete, con un po’ di spazio libero davanti e ai lati. Dentro ha due serbatoi, quello dell’acqua pulita e quello dell’acqua sporca, più l’alloggiamento per il sacchetto della polvere. Riempirli e svuotarli è semplice, si estraggono dall’alto con una maniglia, e questo è un punto a favore: non devi metterti carponi a terra ogni volta.
Esteticamente la stazione non è bellissima, diciamolo. È funzionale. L’ho sistemata in un angolo dell’ingresso, vicino a dove tengo le chiavi della Zoe, e dopo due giorni non ci facevo più caso. Si integra, non urla la sua presenza. Che per un elettrodomestico di questo tipo è già un buon risultato. Il peso complessivo del robot lo rende stabile sulla base, l’aggancio per la ricarica è preciso, e questo conta più di quanto sembri: di robot che faticano a centrare i contatti della base ne ho visti, e sono una scocciatura quotidiana. Qui invece il rientro alla base è una manovra fluida, quasi sempre azzeccata al primo colpo, e nelle rare volte in cui ha sbagliato l’allineamento si è corretto da solo senza che dovessi intervenire. Dettagli, certo. Ma sono i dettagli che separano un prodotto pensato bene da uno raffazzonato.
Scheda tecnica
Prima di entrare nel vivo dei test, ecco i numeri che contano del Lefant M5 Pro, quelli dichiarati dal produttore e quelli che ho potuto verificare con l’uso. Ho tenuto solo le voci che hanno davvero senso per chi compra, senza riempire la tabella di righe inutili tanto per fare volume. Quello che vedete qui sotto è la sostanza.
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Potenza di aspirazione | fino a 18.000 Pa |
| Navigazione | laser dToF con LiDAR a 360° |
| Sistema anti-ostacolo | PSD 2.0, rilevamento a 190° |
| Rullo lavante | 20 cm, ad acqua corrente (16 ugelli) |
| Lavaggio rullo | autopulizia con acqua calda a 75 °C |
| Asciugatura rullo | ad aria fredda, durata regolabile da app |
| Sollevamento rullo su tappeti | 8 mm |
| Spazzola principale | a V anti-groviglio con doppio pettine |
| Spazzola laterale | curva, design a basso aggrovigliamento |
| Batteria | 5200 mAh |
| Autonomia dichiarata | fino a circa 180 minuti |
| Stazione base | svuotamento automatico, sacchetto fino a 120 giorni |
| Capacità sacchetto polvere | 3,2 litri |
| Rumorosità | circa 54 dB in modalità standard |
| Dimensioni robot | 320 × 320 × 95 mm |
| Connettività | Wi-Fi dual-band 2,4 / 5 GHz |
| Controllo vocale | Alexa e Google Assistant |
| App | Android, iOS e Apple Watch |
| Gestione mappe | fino a 3 piani / livelli |
| Colore in prova | nero |
Sotto la scocca: laser, sensori e quel rullo
Ok, parliamo di come è fatto davvero. Perché i 18.000 Pa scritti sulla scatola fanno scena, ma da soli non dicono granché. Quello che conta è come tutto il sistema lavora insieme.
Il sistema di navigazione si appoggia a un laser dToF, quel sensore rotante che vedete in cima e che gira mappando la stanza con una precisione che, sinceramente, mi ha sorpreso per la categoria. Non è la tecnologia base che monta tanta concorrenza economica, è roba più seria, di quelle che di solito si trovano su modelli ben più costosi. A questo si affianca il sistema PSD 2.0 per l’evitamento degli ostacoli, con un angolo di rilevamento di 190 gradi che, sulla carta, copre praticamente tutto il fronte del robot. Sulla carta, appunto. Nella pratica funziona bene con gli oggetti di una certa dimensione, meno bene con quelli sottili. Ma di questo parlo meglio nei test.
Il pezzo forte, quello che giustifica la “Pro” nel nome, è il rullo lavante da 20 centimetri. Non il solito panno trascinato o i dischetti rotanti, ma un rullo vero che gira a contatto con il pavimento mentre viene irrorato di continuo da acqua pulita attraverso 16 ugelli. L’idea è che il pavimento venga lavato con acqua sempre fresca, non con la stessa che si sporca passata dopo passata. E c’è una logica solida dietro: chiunque abbia mai usato uno straccio sa che dopo un po’ stai solo spostando lo sporco. Qui il rullo, oltre a passare sul pavimento, viene raschiato e ripulito in tempo reale all’interno del robot stesso.
La spazzola principale merita una menzione a parte, perché con due cani a pelo lungo in casa è la parte che temevo di più. È una spazzola a V con un doppio pettine integrato, pensata proprio per convogliare peli e capelli verso il centro evitando che si attorciglino. Funziona? In buona parte sì. Non al cento per cento, come vi racconterò, ma il concetto è azzeccato e la differenza con le vecchie spazzole a setole, quelle dove i peli formavano una treccia che dovevi tagliare con le forbici, si sente eccome.
L’applicazione, vivisezionata
Qui mi fermo e mi prendo lo spazio che serve, perché l’app è dove un robot di questo tipo vive o muore. Puoi avere l’hardware migliore del mondo, ma se il software è un disastro l’esperienza crolla. E devo dire che l’applicazione Lefant, pur senza essere la più raffinata sul mercato, fa tutto quello che serve e lo fa senza farti impazzire.
Partiamo dall’inizio. L’app è disponibile per Android, iOS e perfino Apple Watch, dettaglio che ho apprezzato perché poter lanciare una pulizia o richiamare il robot dal polso, magari mentre ho le mani occupate, è una di quelle comodità sciocche che poi non vorresti più perdere. La configurazione iniziale richiede pochi minuti: crei l’account, accendi il robot, e l’app lo trova in rete. Qui un punto a favore tecnico: il supporto al Wi-Fi dual-band 2,4 e 5 GHz. Tanti robot si ostinano a vedere solo la rete a 2,4 GHz, e chi ha una rete unificata sa che tribolato. Qui no, e la connessione nei miei test è rimasta stabile, nessuna disconnessione improvvisa in due settimane.
La schermata principale ti mostra la mappa della casa in tempo reale, con il robot che si muove e disegna il percorso man mano che pulisce. La prima mappatura va lasciata fare con calma, magari un giro a vuoto di sola esplorazione, e una volta completata l’app ti propone la suddivisione automatica in stanze. Suddivisione che puoi correggere a mano: unire due ambienti, dividerne uno, rinominare ogni stanza (cucina, salone, studio, quello che vuoi). La gestione delle mappe arriva fino a 3 livelli diversi, comodo se hai casa su più piani e sposti il robot da uno all’altro: lui riconosce dove si trova e carica la mappa giusta.
Da qui in poi è un fiorire di opzioni. Puoi avviare una pulizia completa di tutta la casa, oppure selezionare solo determinate stanze toccandole sulla mappa. Puoi disegnare una zona specifica da pulire, trascinando un riquadro su un punto preciso, utilissimo quando rovesci qualcosa in un angolo e non vuoi mandare il robot a girare per tutta casa. E poi ci sono le zone vietate, le no-go zone, che traccio sulla mappa per tenere il robot lontano da dove non deve andare. Io le ho usate intorno alle ciotole dei cani e davanti alla porta che dà sul giardino, dove altrimenti finiva per impantanarsi nello zerbino.
Esiste anche la possibilità di impostare muri virtuali e zone in cui il robot aspira ma non lava, dettaglio prezioso se hai una zona con tappeti o un angolo con il parquet più delicato dove non vuoi acqua. La programmazione è completa: imposti fasce orarie, giorni della settimana, ripetizioni. Io l’ho settato per partire in tarda mattinata, quando sono fuori e i cani sono in giardino, così non si intralciano a vicenda.
Sul fronte della potenza, l’app permette di regolare l’aspirazione su più livelli, da silenzioso fino al massimo, e in modo indipendente il flusso d’acqua per il lavaggio, anche questo su più gradi di intensità. Puoi scegliere la modalità di lavoro: solo aspirazione, solo lavaggio, oppure aspirazione e lavaggio insieme. E qui c’è un’altra chicca: il tempo di asciugatura del rullo dopo il lavaggio è regolabile da app, così eviti che resti umido a lungo e prenda quel cattivo odore di straccio bagnato che è la rovina di tanti robot lavapavimenti.
C’è poi tutta una serie di regolazioni più fini che, all’inizio, nemmeno noti, e che invece col tempo diventano quelle che usi davvero. Puoi impostare la sequenza delle stanze, decidendo l’ordine con cui il robot le affronta, comodo se vuoi che inizi dalla zona giorno e finisca dove non disturba. Puoi assegnare a ogni singola stanza la sua potenza di aspirazione e il suo livello d’acqua, perché in cucina magari vuoi il massimo del lavaggio mentre nello studio ti basta una passata leggera. C’è la possibilità di impostare un doppio passaggio nelle aree più trafficate, la modalità “non disturbare” che blinda certe fasce orarie, e la regolazione del volume (o il silenziamento totale) dei messaggi vocali del robot, che di base parla e, ammetto, dopo un po’ la sua vocina diventa superflua. Tutte cose che sulla carta sembrano dettagli, ma che messe insieme fanno la differenza tra un robot che subisci e uno che plasmi sulle tue abitudini.
Una parola sulla stabilità del software, perché è la domanda che mi farei io da lettore: in due settimane l’app non mi ha mai piantato in asso. Niente crash, niente comandi ignorati, niente robot che spariva dalla rete. Si apre, fa quello che deve, si chiude. Non è scontato, ho avuto a che fare con applicazioni di marchi blasonati molto più capricciose di questa. Qui, c’è da dire, la sostanza prevale sulla forma.
Non manca il controllo manuale, con un joystick virtuale per pilotare il robot a vista, la funzione “trova robot” che lo fa suonare quando si è infilato chissà dove (mi è servita, garantito), e la sezione manutenzione che tiene il conto della vita residua di spazzola, filtro, rullo e sacchetto, avvisandoti quando è ora di sostituirli. C’è uno storico delle pulizie con metri quadri puliti, durata e mappa di quello che ha fatto, gli aggiornamenti firmware che ho ricevuto già una volta nel periodo di prova (segno che il prodotto è seguito), le impostazioni del volume e della lingua dei messaggi vocali del robot, e il blocco bambini. Insomma, c’è dentro tutto. Forse l’interfaccia non vince premi di design, ma per completezza non manca davvero niente.
Prestazioni e autonomia: quanto regge davvero
La batteria da 5200 mAh promette fino a circa 180 minuti, e qui devo fare il solito distinguo onesto: i numeri dichiarati valgono in modalità di base, a potenza ridotta, senza lavaggio. Nella vita reale, con aspirazione media e rullo attivo, l’autonomia cala, com’è giusto che sia. Ma il punto è un altro, ed è positivo.
Nella mia casa, che non è enorme ma nemmeno minuscola, un ciclo completo di pulizia con aspirazione e lavaggio non ha mai messo in crisi la batteria. Anzi. Più di una volta il robot è tornato alla base dopo aver finito il giro con ancora metà carica disponibile. E quando la batteria scende sotto una certa soglia durante un lavoro lungo, lui torna alla base, si ricarica quanto basta e riprende da dove aveva lasciato, senza ricominciare daccapo. Funzione banale da descrivere, fondamentale da avere, e tutt’altro che scontata in questa fascia.
I tempi di ricarica completa sono nella norma, qualche ora, ma onestamente non li ho mai cronometrati con attenzione perché non ne ho mai avuto bisogno: programmando le pulizie quando sono fuori, il robot è sempre carico al momento del bisogno. La gestione energetica, a conti fatti, è uno degli aspetti che mi ha dato meno pensieri di tutti. E un robot che non devi babysittare è esattamente quello che uno vuole.
Sul versante dei consumi della stazione, il discorso è più sfumato. L’autopulizia del rullo con acqua a 75 gradi e l’asciugatura ad aria assorbono corrente, è inevitabile. Non ho strumenti per misurarlo con precisione e quindi mi fermo qui, non voglio sparare numeri a caso. Quello che posso dire è che, a percezione, non ho notato impatti drammatici in bolletta nelle due settimane. Ma servirebbe un test più lungo per dare un dato sensato.
Test sul campo: due settimane, due cani, un giardino
E arriviamo al dunque. Perché tutto il resto è teoria finché non lo butti in mezzo alla vita vera. E la vita vera, a casa mia, significa pelo. Tanto pelo.
Dafne e Anubi sono due cani a pelo lungo, e chi ne ha sa di cosa parlo: c’è un sottile strato di peli che si rigenera ovunque, ogni santo giorno, come se piovesse dall’alto. Il primo vero test, per me, era questo. Il secondo giorno ho lanciato la pulizia completa e sono andato a vedere il risultato a fine ciclo. Il pavimento era pulito. Sul serio pulito, non “passato”. Ho aperto il vano della polvere e dentro c’era una quantità di pelo che mi ha fatto quasi impressione, sapendo che era roba di una sola giornata.
La rimozione dei peli, in generale, è il punto dove questo robot mi ha conquistato. Aspira con decisione, raccoglie anche quelli incastrati nelle fughe delle piastrelle, e sul parquet non lascia residui in giro. Detto questo, una pecca c’è, ed è prevedibile con due cani così: i peli, una parte di essi, tendono comunque ad attorcigliarsi sotto la spazzola principale. Non quanto succederebbe con una spazzola tradizionale, il sistema anti-groviglio limita il danno, ma non lo azzera. La buona notizia? Pulirla è una sciocchezza. Si sgancia la copertura, si tira via il rullo, e con lo spazzolino in dotazione in due minuti è come nuova. Lo faccio ogni quattro o cinque cicli e amen. Una manutenzione che ci sta, considerato il carico di pelo che gestisce.
Il lavaggio del pavimento mi ha lasciato un’impressione buona, con una riserva. Sulle superfici dure, parquet e gres, il rullo passa bene e lascia un pavimento pulito e asciutto in fretta, senza quegli aloni d’acqua che restano per mezz’ora. Sulla polvere sottile e sulle impronte fa un ottimo lavoro. Dove invece mostra il limite, ed è un limite condiviso con praticamente tutti i robot di questo tipo, è sulle macchie secche e incrostate: un residuo di cibo seccato, una goccia di sugo rappresa. Lì il rullo, per quanto giri, non sostituisce la pressione di un panno strofinato a mano. Migliora, attenua, ma non fa il miracolo. Aspettarselo sarebbe ingenuo.
C’è poi il capitolo navigazione e ostacoli, dove ho raccolto le mie note più contraddittorie. Da una parte il riconoscimento degli ostacoli è generalmente buono: aggira mobili, gambe delle sedie, le ciotole dei cani, rallenta prima di toccare, niente sportellate violente. Dall’altra, ci sono due situazioni in cui inciampa, è il caso di dirlo. La prima: i cavi sottili. Un filo del caricabatterie lasciato a terra, qualche volta non lo vede e ci finisce sopra, rischiando di tirarselo dietro. La seconda: certi tappeti. Su un paio di tappeti in casa, quelli con il bordo un po’ arricciato o il pelo più alto, ogni tanto si è incastrato, fermandosi e chiedendo aiuto. Niente di drammatico, lo liberi e riparte, ma è una scocciatura che capita.
Voglio raccontarvi un episodio, perché spiega meglio di mille dati che tipo di aiuto è. Una sera di pioggia leggera, Dafne e Anubi erano stati in giardino e, com’è ovvio, avevano riportato dentro mezzo prato sotto le zampe: terra, qualche foglia, quella poltiglia umida che di solito ti tocca raccogliere a mano imprecando. Ho lanciato un ciclo mirato solo sull’ingresso e sulla zona vicino alla porta finestra, disegnando il riquadro al volo dall’app. Venti minuti dopo il pavimento era pulito e asciutto, e io non avevo fatto altro che toccare lo schermo. Ecco, è in momenti così, banali, quotidiani, che capisci il senso di un oggetto del genere. Non ti cambia la vita. Ma ti toglie una di quelle micro-seccature che, sommate, pesano.
Sul fronte del rumore, sarò onesto: non è il robot più silenzioso che abbia provato. In modalità standard convive bene con la vita di casa, lo senti ma non ti dà fastidio da un’altra stanza. Quando però lo spingi al massimo della potenza, magari sui tappeti dove aumenta in automatico l’aspirazione, il rumore sale e si fa notare. Niente di assordante, intendiamoci, ma se siete tipi da pulizia notturna con tutti che dormono, meglio saperlo. Io l’ho semplicemente programmato di giorno e il problema non si è mai posto.
Approfondimenti
Navigazione e mappatura: la sorpresa positiva
Qui c’è poco da girarci intorno: la mappatura è uno dei punti più solidi di tutto il pacchetto. Il laser dToF costruisce la planimetria della casa in modo rapido e, soprattutto, fedele. Dopo il primo giro completo avevo sull’app una mappa che corrispondeva davvero alla disposizione delle stanze, niente muri immaginari o angoli inventati. Il robot si muove in modo ordinato, a strisce parallele, non a casaccio come i modelli più economici che rimbalzano per la stanza sperando di coprire tutto.
La gestione multi-piano funziona bene. L’ho portato di sopra una volta per provare, ha riconosciuto il nuovo ambiente e creato una seconda mappa senza confondersi. Quando l’ho riportato giù, ha ripreso quella di partenza. Per chi ha casa su livelli è una comodità reale, non un orpello da brochure. Un altro aspetto che ho apprezzato è la ripresa intelligente del lavoro: se per qualche motivo interrompi un ciclo, lui sa esattamente dove si era fermato e cosa gli manca, non riparte a casaccio. E l’evitamento dinamico, durante il movimento, gli permette di ricalcolare il percorso al volo se trova un ostacolo nuovo che prima non c’era, tipo una scarpa lasciata in mezzo al corridoio (cosa che a casa mia, con due cani che spostano qualsiasi cosa, capita più spesso di quanto vorrei ammettere). L’unico appunto è che, se sposti i mobili in modo significativo, conviene rifare la mappatura, ma questo vale per qualsiasi robot con navigazione laser. A conti fatti, sul movimento e sull’intelligenza degli spostamenti, questo modello gioca un campionato superiore alla sua fascia di prezzo.
L’aspirazione e la guerra al pelo
Diciotmila Pascal sono tanti, e si sentono. Ma come dicevo prima, il numero da solo non basta: conta come quella potenza viene sfruttata. E qui il lavoro di squadra tra la spazzola a V e l’aspirazione fa la differenza. Sul parquet raccoglie tutto, briciole comprese. Sulle piastrelle entra nelle fughe. E sui tappeti, quando li riconosce, alza il rullo lavante di 8 millimetri e pompa la potenza al massimo per scavare in profondità.
Per una casa con animali è proprio lo scenario chiave. I peli di Dafne, che sono lunghi e si infilano dappertutto, vengono catturati con un’efficienza che mi ha convinto. Quelli di Anubi, più scuri e meno visibili, idem. La quantità che ritrovo nel serbatoio a fine giornata è la prova provata che il lavoro lo fa. Resta il fastidio dell’attorcigliamento parziale sotto la spazzola, di cui ho già parlato, ma è un compromesso accettabile e gestibile in pochi minuti. Per chi non ha animali, immagino che la spazzola resti praticamente pulita a lungo. Per chi come me ne ha due a pelo lungo, una controllatina ogni tanto è d’obbligo, ma niente di più.
Il lavaggio a rullo: come pulisce sul serio
Il sistema a rullo con acqua corrente è la vera carta d’identità di questo modello, ed è anche la ragione per cui costa quel che costa. L’idea, come dicevo, è geniale nella sua semplicità: invece di trascinare un panno che si sporca subito, un rullo continuamente bagnato di acqua pulita e raschiato in tempo reale dentro il robot. Il risultato pratico è un pavimento che viene lavato con acqua sempre fresca, non con la stessa brodaglia spostata da una parte all’altra.
Nei miei test la differenza si vede soprattutto sulla pulizia quotidiana: polvere fine, impronte, quella patina opaca che si forma sul gres. Lì il rullo lavora bene e asciuga in fretta. Sui residui difficili, come ho già detto onestamente, arriva fino a un certo punto. Ma c’è un dettaglio che voglio sottolineare, perché è il genere di cosa che si capisce solo usando il prodotto: alla fine del lavaggio il robot torna alla base, e qui parte l’autopulizia del rullo con acqua calda a 75 gradi, seguita dall’asciugatura ad aria fredda. Tradotto: non ti ritrovi mai un rullo lurido e puzzolente da lavare a mano. Lo gestisce lui. E questa, per chi ha sofferto i panni dimenticati a marcire dentro i vecchi robot, è una piccola liberazione.
Una curiosità che ho voluto togliermi: il rullo, girando, lascia il pavimento più o meno bagnato? La risposta è che dipende dal livello d’acqua impostato, ma anche al massimo l’umidità residua è contenuta e sparisce in fretta, complice il fatto che il rullo viene strizzato di continuo e non zuppa la superficie. Sul parquet, dove l’acqua in eccesso è il nemico numero uno, mi sono sentito tranquillo: niente pozzanghere, niente legno che si gonfia. Sul gres dell’ingresso, dove invece amo che si veda l’acqua lavorare, ho alzato il flusso al massimo e il risultato è stato un pavimento visibilmente più pulito. Insomma, la regolazione fine serve, e si sente.
Tappeti, ostacoli e i limiti veri
Nessun prodotto è perfetto, e questo paragrafo è dove faccio le pulci. Perché una recensione tutta rose e fiori non serve a nessuno. I due punti deboli che ho riscontrato con più costanza sono gli ostacoli sottili e certi tappeti.
Sui cavi a terra il sistema PSD 2.0, per quanto avanzato sulla carta con i suoi 190 gradi di copertura, non sempre vede il filo sottile di un caricabatterie. Capita che ci passi sopra. La soluzione c’è ed è banale: tenere i cavi sollevati o usare le zone vietate dell’app per blindare gli angoli a rischio. Però va detto, perché la promessa del “riconosce tutto” qui si scontra con la realtà. Sui tappeti, il discorso è altalenante: con quelli a pelo raso e ben distesi nessun problema, li riconosce, alza il rullo e li aspira. Con quelli a pelo più alto o con i bordi che si arricciano, ogni tanto si è impantanato, fermandosi a metà strada. Non sempre, ma abbastanza da annotarlo. Anche qui, conoscere la propria casa e mappare le zone critiche aiuta a convivere con il limite. La torretta del laser, infine, gli impedisce di infilarsi sotto i mobili più bassi, ma è un compromesso fisico che riguarda tutti i robot con navigazione laser di questo tipo.
Manutenzione ordinaria e stazione base
La parola d’ordine della stazione è “lasciami in pace”. E in buona parte mantiene la promessa. Lo svuotamento automatico della polvere nel sacchetto da 3,2 litri è il classico comfort che, una volta provato, non molli più: il robot finisce, torna alla base, e con un rumore deciso travasa tutto dentro il sacchetto, che secondo il produttore dura fino a 120 giorni prima di doverlo cambiare. Nelle mie due settimane, con il carico di pelo che vi ho descritto, era ancora ben lontano dall’essere pieno.
I serbatoi dell’acqua, quello pulito e quello sporco, vanno gestiti a mano, ovviamente: rabbocchi il pulito e svuoti lo sporco. La frequenza dipende da quanto laviamo. Nel mio caso, lavando spesso, li ho gestiti ogni due o tre cicli. Operazione da trenta secondi, niente di gravoso. La manutenzione del robot vero e proprio si riduce a quella controllatina periodica alla spazzola per i peli e a tenere d’occhio gli avvisi dell’app sui ricambi. Niente di più. Considerato che parliamo di un elettrodomestico che dovrebbe togliere lavoro, non aggiungerne, il bilancio della manutenzione è positivo: poco da fare, e quel poco è facile. L’unico consiglio spassionato, per chi ha animali come me, è di non trascurare quella controllatina alla spazzola: lasciarla andare troppo a lungo significa ritrovarsi con un groviglio più ostico da districare. Fatta per tempo, è questione di un minuto. Rimandata, diventa un lavoretto da forbici. Piccola accortezza, grande differenza.
Integrazione smart home e controllo vocale
Su questo fronte siamo all’essenziale che funziona, senza voli pindarici. Il robot supporta Alexa e Google Assistant, quindi puoi avviarlo, fermarlo o rimandarlo alla base con la voce. Comodo quando hai le mani occupate o sei seduto sul divano e non hai voglia di alzarti. L’ho collegato senza intoppi e i comandi base rispondono.
Chiarisco però una cosa, da persona che di domotica un po’ mastica: non aspettatevi un’integrazione profonda e granulare con sistemi di automazione evoluti. Qui parliamo di comandi vocali base e gestione tramite l’app proprietaria, che fa benissimo il suo lavoro ma resta un’isola a sé. Per chi vuole solo accendere e spegnere a voce, è più che sufficiente. Per chi sogna routine complesse e trigger condizionali integrati nel resto della casa intelligente, il discorso è diverso, e questo non è il prodotto che spinge quei confini. Detto questo, per il novanta per cento degli utenti il controllo vocale di base copre esattamente quello che serve, e lo fa senza grattacapi.
Pregi
- Pulizia eccellente sui peli: con due cani a pelo lungo in casa, raccoglie quantità impressionanti e lascia i pavimenti davvero puliti, non solo “passati”.
- Rullo lavante ad acqua corrente: lava con acqua sempre fresca e si autopulisce a 75 gradi, addio strofinacci puzzolenti da gestire a mano.
- Navigazione laser dToF di qualità superiore alla fascia: mappa preciso, si muove ordinato, gestisce bene il multi-piano.
- App completa: zone vietate, programmazioni, regolazioni fini di acqua e aspirazione, controllo da Apple Watch e perfino dual-band Wi-Fi.
- Rapporto qualità-prezzo che, a conti fatti, è il vero asso nella manica di questo modello.
Difetti
- Riconoscimento incostante dei cavi sottili a terra: ogni tanto ci finisce sopra.
- Qualche incastro sui tappeti a pelo alto o con i bordi arricciati.
- I peli tendono comunque ad attorcigliarsi parzialmente sotto la spazzola (anche se si pulisce in due minuti).
- Rumoroso quando spinge al massimo della potenza.
Prezzo e posizionamento
E qui le cose si fanno interessanti. Il prezzo di listino “ufficiale” è uno di quei numeri gonfiati che onestamente non guarderei nemmeno, perché nella realtà questo robot si trova quasi sempre in promozione, con sconti aggressivi che lo portano in una fascia molto più terrena, spesso sotto i 500 euro. Il listino di riferimento più sensato, al netto delle iperboli di marketing, si aggira sui 500 euro, ma lo street price reale è quello che conta davvero, e fluttua parecchio a seconda delle offerte del momento.
Posizionato a quelle cifre, il giudizio cambia faccia. Perché quello che offre, navigazione laser seria, rullo lavante ad acqua corrente con autopulizia a caldo, stazione completa con svuotamento automatico, di norma lo trovi su modelli che costano molto, ma molto di più. Stiamo parlando di funzioni che fino a poco tempo fa erano esclusiva del segmento premium, qui infilate in un prodotto che, quando è in sconto, diventa quasi un affare. Il mio consiglio pratico è semplice: non comprarlo mai a prezzo pieno di listino, ma tenere d’occhio le promozioni, che sono frequenti. A quel punto il valore della proposta diventa difficile da battere. Una proposta interessante per chi cerca un robot per la pulizia domestica a un prezzo fortemente ribassato, acquistabile direttamente su Amazon.
Galleria Fotografica
Verdetto: a chi lo consiglio (e a chi no)
Dopo due settimane passate a guardarlo lavorare tra Dafne che lo pedina e Anubi che lo ignora con sdegno, l’impressione che mi resta è quella di un prodotto che fa centro dove conta. Pulisce bene, gestisce il pelo da campione, lava con un sistema intelligente e ti toglie quasi del tutto il pensiero della manutenzione. Le sue rogne, i cavi sottili e i tappeti capricciosi, esistono ma sono gestibili con un po’ di buon senso e un paio di zone vietate sull’app.
Lo consiglio senza riserve a chi ha animali in casa, a chi ha pavimenti duri da mantenere puliti senza sbattimento, e a chi cerca le funzioni dei robot costosi senza spendere quella cifra. È pensato per chi vuole automatizzare davvero le pulizie, non per chi pretende il miracolo sulle incrostazioni o l’integrazione domotica spinta. Se la vostra casa è un campo minato di cavi sparsi e tappeti pelosi, mettete in conto qualche aggiustamento, ma niente che rovini l’esperienza.
Alla fine della fiera, il Lefant M5 Pro è uno di quei prodotti che, al giusto prezzo, ti fa chiedere come facevano gli altri a chiedere il triplo per le stesse cose. E ogni volta che torno a casa e trovo i pavimenti puliti senza aver mosso un dito, beh, la risposta a quella domanda mi interessa sempre un po’ meno.

















































