Vai al contenuto
Offerte

Zelda Ocarina of Time e Majora’s Mask ora nativi su iPhone

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Chi ha sempre sognato di giocare ai grandi classici del Nintendo 64 direttamente sul proprio telefono adesso ha di che gioire, perché Ocarina of Time e Majora’s Mask girano ora in modo nativo su iPhone e iPad. Non parliamo di emulazione, ma di veri e propri port costruiti sul lavoro della community, un traguardo che pochi mesi fa sembrava ancora lontano.

A rendere possibile tutto questo è stato Chris Sotraidis, che verso la fine di luglio è riuscito a portare per la prima volta The Legend of Zelda: Ocarina of Time su iOS e iPadOS. Il tutto usando come base il celebre port amatoriale Ship of Harkinian. In pratica, un port di un port. E se già quello era un risultato notevole, nel giro di poche settimane lo sviluppatore ha replicato l’impresa con il seguito uscito sempre su N64.

Come nasce il progetto e cosa serve per giocare

L’idea, curiosamente, è arrivata sotto la doccia. Sotraidis lo racconta senza troppi giri di parole. Si trovava in vacanza a Bangkok e gli è venuto un pensiero improvviso, ovvero se qualcuno avesse mai portato davvero Zelda su iPhone in modo nativo. Convinto che fosse già stato fatto da qualcuno, ha scoperto invece che c’era ancora spazio per provarci.

Dopo aver completato la versione di Ocarina, le richieste sono arrivate a valanga. Tutti volevano vedere anche Majora’s Mask sui propri dispositivi Apple. E così è stato. Il nuovo progetto si chiama MaskPad ed è costruito su 2 Ship 2 Harkinian di Harbour Masters, a sua volta derivato dal lavoro della community sul secondo capitolo. Nessun emulatore di mezzo, quindi, ma codice ricompilato per funzionare direttamente sull’hardware.

Sul fronte dei controlli, lo sviluppatore ha pensato a tutto. Questo gioco merita un controller vero, ha spiegato, e infatti il supporto ai pad è nativo. Basta collegare un controller Bluetooth per giocare l’intera avventura come si deve. Chi preferisce può comunque usare i comandi touch, oppure tastiera e mouse.

Il boom delle decompilazioni tra gli appassionati

Dietro a tutto questo c’è un fenomeno più ampio che riguarda la decompilazione. Sotraidis lo spiega bene nel suo blog. Per chi non mastica troppo l’argomento, si tratta del processo di reverse engineering che trasforma il codice binario compilato, quello leggibile solo dalle macchine, in un linguaggio di programmazione ad alto livello e comprensibile agli umani, come il C o Java. In pratica si smonta il gioco per rimetterlo insieme su piattaforme diverse.

E lo sviluppatore ha ragione da vendere. Negli ultimi anni la community si è data parecchio da fare, producendo una montagna di decompilazioni di titoli retro che hanno spalancato le porte a port, mod e ogni genere di esperimento. Il tutto è partito da un eccellente port di Super Mario 64 di qualche tempo fa, seguito poi da nuovi modi di giocare a Banjo-Kazooie, Mario Kart 64, il già citato Twilight Princess e persino la versione Xbox 360 di Sonic Unleashed.

C’è anche un retroscena curioso legato alla saga. Wind Waker 2 era in fase di sviluppo prima che al director di Zelda, Eiji Aonuma, venisse detto che Toon Link aveva finito per allontanare gli adolescenti americani. Il risultato di quella scelta fu proprio Twilight Princess, che prese il posto del progetto originale.

Condividi:
113 Condivisioni