Dopo mesi di scossoni, Xbox prova a rimettere ordine. E non parliamo soltanto degli ennesimi ritocchi verso l’alto sui listini di Xbox Series X e S, che pure hanno fatto storcere il naso a molti. Il punto è più profondo. La divisione gaming di Microsoft si è ritrovata dentro una crisi che ha messo in discussione un intero modello di business, quello che negli ultimi anni sembrava la scommessa vincente e che invece ha mostrato la corda. Il risultato più duro si è visto nei numeri del personale, con 4.800 dipendenti lasciati a casa in un colpo solo.
Tra i nomi che sono usciti di scena ce ne sono di pesanti. Basti pensare a Kevin LaChapelle, uno dei volti storici della divisione e veterano assoluto della casa di Redmond, con ben 37 anni di carriera alle spalle. Non proprio l’ultimo arrivato. Quando saltano figure di questo calibro, di solito significa che il cambiamento in corso è tutto tranne che superficiale.
La nuova strategia raccontata da Asha Sharma
A guidare questa fase difficile c’è Asha Sharma, arrivata al vertice a febbraio al posto di Phil Spencer. E proprio nel bel mezzo della tempesta ha scelto di parlare, spiegando in un’intervista dove vuole portare Xbox dopo lo sfoltimento così drastico dell’organico. Il messaggio è tanto semplice quanto spiazzante nella sua chiarezza. Xbox dovrà ripartire da Xbox. Detta così sembra un gioco di parole, ma il senso è preciso.
Sharma intende il marchio come hardware, come console fisica, e non come una piattaforma astratta a cui collegarsi da qualunque schermo connesso alla rete. È un ritorno alle fondamenta, insomma. Negli ultimi tempi l’idea era stata quella di rendere Xbox accessibile ovunque, quasi smaterializzandola. Un approccio ambizioso, che però ha finito per allontanare l’attenzione da quello che è sempre stato il cuore del progetto.
Secondo la nuova CEO, il vero problema è stato voler fare troppo, tutto insieme. Microsoft avrebbe investito contemporaneamente in troppe direzioni diverse, disperdendo risorse preziose e perdendo per strada gli obiettivi principali. Una macchina che gira a mille senza una meta chiara, per capirci. E quando le energie si spalmano su troppi fronti, alla fine nessuno di quei fronti riceve davvero la spinta che meriterebbe.