Il blocco delle esportazioni di elio deciso dalla Cina rischia di riaccendere i timori nel settore dei semiconduttori, proprio in un momento in cui la corsa all’intelligenza artificiale sta spingendo la domanda di chip a livelli mai visti. La mossa arriva a sorpresa e sembra riguardare l’intero mercato, anche se il peso reale di Pechino nella filiera globale dell’elio resta piuttosto contenuto. Secondo le stime dello US Geological Survey, i maggiori produttori restano gli Stati Uniti, seguiti da Qatar, Russia, Algeria e Canada.
Detto questo, il rischio di tensioni sui prezzi e sulle forniture non va sottovalutato. E c’è un dettaglio interessante: il numero uno di Intel, Lip-Bu Tan, aveva messo in guardia su questo scenario mesi fa.
Cina: perché l’elio conta così tanto nella produzione di chip
L’elio non è un elemento marginale nella fabbricazione dei chip, tutt’altro. Viene impiegato in diverse fasi chiave del processo produttivo. Serve per varie tipologie di deposizione, per il raffreddamento dei wafer e per l’incisione. Ma non solo. Il gas svolge un ruolo cruciale anche nel raffreddamento delle sofisticate macchine di litografia a ultravioletti estremi, le cosiddette EUV, che entrano in gioco nella prima fase della lavorazione.
Ecco perché qualsiasi intoppo nell’approvvigionamento può avere conseguenze serie sulla produzione dei semiconduttori. E in questo periodo la posta in gioco è alta, con la costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale che vale miliardi e assorbe una quantità enorme di componenti. Con le ostilità tornate ad accendersi in Medio Oriente, la Cina ha annunciato il congelamento delle esportazioni di elio proprio per il timore di possibili carenze.
I numeri della Cina e l’allarme lanciato da Intel
I dati dello US Geological Survey aiutano a inquadrare la situazione. A marzo 2026 la Cina figurava al sesto posto nella produzione mondiale di elio, alla pari con la Polonia. Entrambi i Paesi hanno prodotto tre milioni di metri cubi di gas, per una quota dell’1,6 per cento. In vetta ci sono gli Stati Uniti con 81 milioni di metri cubi, mentre Qatar e Russia occupano rispettivamente il secondo e il terzo posto.
La scelta di Pechino di fermare le esportazioni punta a sostenere la produzione interna di chip, dato che il Paese importa gran parte del proprio elio. Le sanzioni statunitensi hanno costretto la Cina a puntare sempre di più sulle proprie capacità produttive, rinunciando in buona parte alla possibilità di importare i prodotti più avanzati da realtà come Taiwan. E siccome l’industria cinese dei chip non regge ancora il confronto con i concorrenti globali in termini di scala, avere forniture continue diventa ancora più decisivo.
Il tema era già finito sotto i riflettori grazie proprio a Lip-Bu Tan. In un podcast di giugno il numero uno di Intel aveva parlato dei fattori che stavano condizionando il settore dei semiconduttori, andando dritto al punto. Aveva spiegato che tra i colli di bottiglia per la domanda e la crescita legate all’AI ce n’era uno noto a tutti, ovvero i vincoli energetici, con alcuni Paesi che semplicemente non dispongono dell’energia necessaria. E poi ne aveva citato un secondo, meno evidente: l’impatto dell’elio, che secondo lui poteva rivelarsi decisamente significativo per la produzione di chip.