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xAI, la causa NAACP sulle turbine di Memphis andrà avanti

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xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk, dovrà affrontare in tribunale la causa intentata dalla NAACP sull’inquinamento prodotto dal suo campus di data center a Memphis, nel Tennessee. Una giudice federale ha respinto la richiesta dell’azienda di archiviare il procedimento, che la accusa di far funzionare turbine senza le autorizzazioni necessarie e di violare il Clean Air Act, la legge statunitense che tutela la qualità dell’aria. La decisione porta la firma di Debra M. Brown, giudice distrettuale degli Stati Uniti, e permette alla vicenda giudiziaria di proseguire il suo corso.

Al centro della disputa ci sono le attività dell’azienda nella zona sud di Memphis, dove sorge il complesso che alimenta i suoi sistemi di intelligenza artificiale. Si tratta di una vicenda che va oltre il singolo caso, perché tocca uno dei nodi più delicati del momento, cioè l’enorme fabbisogno energetico delle infrastrutture dedicate all’AI e il loro impatto su chi vive nei dintorni.

Turbine a metano senza permessi, le accuse contro xAI

La NAACP, storica organizzazione americana per i diritti civili, ha avviato l’azione legale ad aprile. Nel mirino c’è l’uso di turbine a gas metano prive di regolare permesso, impiegate per fornire energia ai data center della società nell’area di Memphis. L’azienda nel frattempo ha cambiato nome e oggi è conosciuta come SpaceXSI, ma la sostanza delle contestazioni resta la stessa. Secondo l’organizzazione, quel modo di produrre elettricità violerebbe le norme federali sulle emissioni in atmosfera.

Nonostante la causa fosse già in corso, la compagnia di Musk non ha rallentato. Anzi, ha continuato ad aggiungere altre turbine a gas in un secondo sito destinato ai data center, situato nella vicina comunità di Southaven, in Mississippi. Una scelta che ha reso ancora più tesa la situazione con chi contestava già il progetto originario.

Per tutta risposta, xAI ha chiesto ai giudici di archiviare il caso. E su questo fronte ha incassato un appoggio di peso, quello del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che si è schierato a favore dell’azienda sostenendo che le sue attività rappresentano una parte cruciale delle operazioni militari americane. Un argomento che puntava evidentemente a dare al progetto un rilievo strategico nazionale, ben oltre la dimensione commerciale.

Perché la giudice ha detto no all’archiviazione

La linea difensiva di xAI si reggeva su un punto tecnico preciso. Secondo l’azienda le sue turbine sarebbero state esenti dall’obbligo di autorizzazione, perché considerate impianti mobili. In pratica, essendo spostabili, non avrebbero dovuto sottostare alle stesse regole previste per le centrali fisse.

La giudice Brown non ha accolto questa lettura. Nella sua decisione ha spiegato che la centrale elettrica a cui erano collegate tutte le turbine, e che forniva energia al data center di xAI, non era affatto mobile. Di conseguenza non poteva beneficiare di alcuna esenzione dal processo di rilascio dei permessi. Un passaggio che ha di fatto smontato l’argomento principale su cui l’azienda contava per chiudere la partita prima ancora di entrare nel merito.

Il procedimento arriva in un periodo in cui le società attive nell’intelligenza artificiale stanno accelerando con decisione la costruzione di nuovi data center, indispensabili per sostenere la potenza di calcolo richiesta dai loro modelli. Allo stesso tempo, però, le comunità che vivono accanto a questi cantieri si mostrano sempre più contrarie alla loro espansione.

Fonte: TecnoAndroid

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