Configurare da zero un PC con Windows 11 per lo sviluppo software adesso si può fare con un solo comando, e a fornire lo strumento è direttamente Microsoft. Il nuovo Windows Developer Config è uno script di provisioning completo, costruito sul gestore di pacchetti WinGet e su Desired State Configuration, pensato per trasformare un’installazione pulita in un ambiente di lavoro già pronto. Niente checklist infinite, niente documentazioni interne da seguire passo dopo passo. Si lancia un comando e il sistema raggiunge da solo lo stato desiderato.
La cosa interessante è proprio che arriva da Microsoft. L’azienda ha sempre messo a disposizione strumenti per chi sviluppa, immagini preconfigurate, macchine virtuali e raccolte di utility, ma raramente ha distribuito un file ufficiale capace di automatizzare in modo così esteso l’allestimento di una workstation locale. E qui non si parla solo di installare qualche app. Lo script modifica impostazioni di sistema, abilita funzionalità avanzate, installa WSL, configura Windows Terminal, personalizza PowerShell e applica decine di ottimizzazioni cucite addosso a chi scrive codice.
Dall’Infrastructure as Code al Desktop as Code
Negli ambienti cloud descrivere server, reti e container tramite strumenti come Terraform, Bicep o Pulumi è ormai routine. La configurazione finisce in un repository Git, viene revisionata, testata e distribuita in automatico. La workstation dello sviluppatore, invece, è rimasta a lungo uno degli ultimi pezzi gestiti a mano. Windows Developer Config porta l’Infrastructure as Code anche sul desktop: il sistema descrive lo stato finale che si vuole ottenere, cioè software installati, impostazioni del sistema operativo, interfaccia, font, terminale, ambiente Linux e strumenti di sviluppo.
Il motore DSC controlla di continuo se la macchina si trova nello stato richiesto. Se una configurazione è già presente non viene toccata, se qualcosa è cambiato viene ripristinato da solo. Il cuore di tutto è un singolo file, dev-config.winget, dietro al quale si nasconde una catena di operazioni piuttosto articolata. Il sistema installa software, applica modifiche al registro, configura il terminale, abilita WSL, gestisce i riavvii obbligatori e riprende l’esecuzione dopo il reboot senza chiedere nulla all’utente. Microsoft ha scelto di non spezzettare la configurazione in decine di moduli, tenendo tutto dentro un unico documento DSC per facilitare audit, versioni e manutenzione.
L’ambiente di sviluppo moderno secondo Microsoft
La lista degli strumenti inclusi racconta bene come Microsoft immagina oggi una workstation professionale. Ci sono PowerShell 7, Windows Terminal, Git, GitHub CLI, GitHub Copilot CLI, Visual Studio Code, .NET SDK 10, Python 3.14, UV, Node.js LTS, NVM for Windows, Windows Application CLI, PowerToys e Oh My Posh. La presenza simultanea di .NET, Python e Node.js dice una cosa chiara: lo sviluppo è ormai poliglotta, non esiste più uno stack dominante e la macchina deve essere pronta a tutto fin dal primo avvio. Significativa anche l’inclusione nativa di GitHub Copilot CLI, segno che gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale sono ormai componenti standard.
Tra le operazioni più complesse c’è proprio l’attivazione di WSL, che richiede l’abilitazione di componenti opzionali, la Virtual Machine Platform, la gestione dei servizi Hyper-V e almeno un riavvio. Lo script verifica la presenza del servizio vmcompute e, se serve, esegue wsl –install –no-distribution. Poi crea un meccanismo di ripristino automatico basato sulla chiave RunOnce del registro: la macchina si riavvia, riprende dopo il login e completa l’installazione di Ubuntu dentro WSL. Una soluzione elegante, che trasforma un processo normalmente interattivo in un flusso del tutto automatico.
Lo script imposta poi PowerShell 7 come terminale predefinito, modifica il settings.json di Windows Terminal, configura i font e forza il tema scuro. Attiva il comando sudo, abilita la modalità sviluppatore e rimuove il vecchio limite dei 260 caratteri nei percorsi. Disattiva Widget, ricerca web nel menu Start, Search Highlights e raccomandazioni, accende una sorta di “Non disturbare” globale e fa aprire Edge con una scheda vuota. Sono tweak che molti utenti smaliziati applicavano già per conto loro, spesso con utility di terze parti o modifiche manuali al registro. Vedere Microsoft ufficializzarli dentro dev-config.winget, completo di controlli di stato, gestione dei riavvii e verifica degli hash, offre uno sguardo piuttosto inedito su quali impostazioni l’azienda stessa considera oggi più adatte a un PC dedicato allo sviluppo.