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Individuare pistole nascoste sotto i vestiti senza telecamere in vista né metal detector ingombranti, sfruttando soltanto i segnali WiFi che già attraversano una stanza. È l’obiettivo di un gruppo di ricercatori dell’Agenzia svedese per la ricerca sulla difesa (FOI), che ha messo a punto un sistema di intelligenza artificiale chiamato WiFireNet. Il progetto è stato descritto in uno studio pubblicato il 13 ottobre e punta a offrire un’alternativa poco invasiva agli strumenti di controllo tradizionali. L’intero apparato è piuttosto essenziale e si compone di un trasmettitore WiFi, di un ricevitore e del modello di intelligenza artificiale che interpreta i dati raccolti.
Come un’arma deforma le onde radio
Il principio di base è più intuitivo di quanto sembri. Quando un normale segnale WiFi incontra un oggetto lungo il suo percorso, in parte lo attraversa e in parte rimbalza, con un comportamento che dipende dalla forma, dall’orientamento e dal materiale di quell’oggetto. Queste variazioni vengono registrate sotto forma di informazioni sullo stato del canale, note con la sigla CSI, e possono essere analizzate per riconoscere con buona precisione cosa si trova sulla traiettoria delle onde. Non è la prima volta che questa tecnica mostra le sue potenzialità: in passato alcuni esperti di sicurezza avevano già dimostrato che dei comuni router erano in grado di identificare le persone con un’accuratezza del 99,5%.
Per costruire WiFireNet il gruppo svedese è partito dalla creazione di un archivio di dati, battezzato WiFire Dataset. Sono state registrate in contemporanea riprese video a colori e i segnali riflessi di persone che camminavano portando con sé oggetti di vario tipo, dal telefono fino alla pistola. Su questa enorme mole di materiale è stato poi addestrato un modello di apprendimento profondo, usando le clip video per associare l’aspetto visivo di un’arma nascosta alla sua specifica impronta radio. Il nodo più delicato era evitare che il sistema confondesse una pistola con oggetti quotidiani simili per sagoma o materiale. Per questo l’addestramento ha incluso registrazioni di una pistola di plastica, di una borraccia metallica, di una vera pistola in metallo e di uno smartphone.
Risultati incoraggianti ma ancora lontani dalla perfezione
Una volta concluso l’addestramento, il sistema è riuscito a rilevare le pistole nascoste basandosi esclusivamente sui dati CSI, anche se con un’affidabilità variabile. Nelle prove controllate, condotte in un piccolo ambiente interno con un massimo di quattro persone in movimento, la precisione media nel riconoscimento dell’arma ha toccato il 72,5%. Quando però si è chiesto al modello di indicare con esattezza dove fosse collocata l’arma sul corpo di chi la portava, il valore è sceso al 53,8%. C’è poi un altro limite non trascurabile, perché la rete neurale fatica a mantenere buone prestazioni in stanze con disposizioni diverse da quelle già incontrate durante i test.
Del resto si tratta di un progetto ancora sperimentale, con una serie di miglioramenti già in programma. Il prototipo è stato realizzato con una versione modificata del vecchio standard wireless IEEE 802.11a, risalente al 1999, scelto per dimostrare la validità del concetto. Le fasi successive prevedono l’impiego delle reti moderne WiFi 7 e WiFi 8, capaci di fornire dati CSI a risoluzione più elevata e quindi di migliorare il rilevamento. I ricercatori hanno inoltre reso il lavoro a codice aperto, condividendo codice, modelli e archivio dati per favorire ulteriori studi nel settore.
Il rilevamento tramite segnali WiFi sta guadagnando terreno come tecnologia di sorveglianza efficace, proprio perché non richiede apparecchiature complesse né installazioni particolari. Non mancano però le voci critiche, secondo cui la diffusione capillare di queste reti e l’assenza di un quadro normativo adeguato sollevano seri problemi di privacy.
Fonte: TecnoAndroid


