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Negli Stati Uniti comincia a prendere forma un progetto che vuole portare la fusione nucleare fuori dai laboratori e dentro la rete elettrica vera e propria. Si chiama Infinity e punta alla costruzione di una centrale a fusione da 400 MW, un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava appartenere più ai sogni degli scienziati che ai piani industriali. Dietro c’è una società del Tennessee che ha appena chiuso un importante giro di raccolta fondi, segno che l’interesse verso questa tecnologia non accenna a diminuire.
L’idea di fondo è nota da tempo e resta affascinante. La fusione promette di generare quantità enormi di energia replicando lo stesso processo che tiene accese le stelle. Il problema è che questa possibilità viene rincorsa da decenni e ancora oggi non è stato possibile trasformarla in qualcosa di concreto e utilizzabile su larga scala. Gli esperimenti ci sono stati e continuano a esserci, ma il salto verso impianti operativi non è mai arrivato davvero.
Fusione nucleare: il nodo vero è passare dal laboratorio alla rete
I vantaggi teorici sono chiari a chi segue il settore. La fusione potrebbe fornire elettricità a basse emissioni di carbonio senza dover bruciare combustibili fossili, un aspetto che la rende particolarmente interessante in un periodo in cui la questione climatica pesa sempre di più sulle scelte energetiche. Eppure tra la teoria e la pratica c’è di mezzo un ostacolo tutt’altro che banale.
Lo scoglio principale, almeno per ora, riguarda proprio la capacità di convertire i risultati ottenuti in laboratorio in impianti in grado di alimentare concretamente la rete elettrica. Un conto è dimostrare che una reazione funziona in condizioni controllate, un altro è costruire una struttura che produca energia in modo stabile e continuativo, giorno dopo giorno, per milioni di utenti. È qui che si gioca la partita e diversi progetti in tutto il mondo stanno provando a compiere questo passaggio, ognuno con il proprio approccio.
Infinity è uno di questi tentativi. Nato negli Stati Uniti, il progetto mira a realizzare un impianto da 400 MW, una potenza che sulla carta basterebbe a coprire il fabbisogno elettrico di circa 226.000 abitazioni americane. Un numero che rende bene l’idea della scala a cui si sta lavorando, ben lontana dalle dimensioni dei classici prototipi sperimentali.
Type One Energy e il nuovo round di finanziamento
A guidare lo sviluppo di Infinity è Type One Energy, azienda con sede nel Tennessee che si è ritagliata un ruolo di primo piano tra le realtà impegnate a rendere la fusione una fonte energetica praticabile. La società ha appena portato a casa circa 172 milioni di euro grazie a un nuovo round di finanziamento, una cifra di tutto rispetto per un settore che richiede investimenti ingenti e tempi lunghi prima di vedere risultati tangibili.
Il dettaglio forse più significativo riguarda però i nomi che hanno deciso di sostenere l’operazione. Tra i finanziatori figurano infatti Breakthrough Energy Ventures e Siemens Energy Ventures, due realtà che hanno scelto di puntare su Type One Energy e sul suo progetto di centrale a fusione. Il loro coinvolgimento contribuisce a dare ulteriore solidità all’iniziativa, che con questi nuovi capitali può proseguire nello sviluppo di Infinity e del suo impianto da 400 MW pensato per gli Stati Uniti.
Fonte: TecnoAndroid


