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Cosa può emergere da un’analisi forense su WhatsApp
Oltre ai dati di posizione, Daniel riferisce che l’analisi ha recuperato anche informazioni sensibili come account sincronizzati, password salvate, cronologia delle app e registri di sistema. Il tutto, precisa, senza ricorrere a jailbreak, root o software modificati.
Un altro elemento rilevante riguarda le chat di gruppo di WhatsApp. Anche dopo aver abbandonato un gruppo, resterebbero memorizzati nel sistema dettagli come data di creazione, creatore e cronologia degli iscritti. Infine, anche foto, video, screenshot e messaggi vocali analizzati contenevano nei metadati coordinate GPS e orari esatti di creazione, confermando che il dispositivo conserva un gran numero di informazioni indipendenti dall’app.
La risposta ufficiale di WhatsApp
Interpellato dai giornalisti, il team di WhatsApp ha ribadito attraverso il proprio sistema di supporto AI che la crittografia end-to-end protegge integralmente il contenuto dei messaggi, incluse eventuali posizioni inviate tramite l’app. L’azienda precisa però che la crittografia non riguarda i metadati a livello di dispositivo, cioè tutte le informazioni registrate dallo smartphone o presenti nei backup. Questi dati possono essere estratti tramite accesso fisico al telefono, indipendentemente dal fatto che i messaggi siano protetti.
In sostanza, le chat restano private, ma ciò che lo smartphone registra può essere recuperato da chi riesce a metterci le mani sopra, come avviene in qualsiasi analisi forense come quella indicata.










