C’è stato un momento, nel 1947, in cui gli Stati Uniti hanno pensato davvero di poter piegare la forza della natura con qualche decina di chili di ghiaccio secco. L’idea sembra uscita da un film di fantascienza di quegli anni, eppure è successo per davvero. Gli americani, convinti di poter mettere le mani sul meteo, hanno provato a modificare la traiettoria e l’intensità di un uragano con un metodo che oggi farebbe alzare più di un sopracciglio.
Il piano era ambizioso, forse troppo. Un bombardiere B-17 dell’Aeronautica venne mandato a sorvolare una tempesta tropicale in pieno Atlantico. La missione? Scaricare all’incirca 86 chilogrammi di ghiaccio secco direttamente dentro le nubi della tempesta. L’obiettivo teorico era quello di indebolire il fenomeno, magari indirizzarlo lontano dalle coste, giocando con la temperatura e la condensazione all’interno del sistema nuvoloso.
Quando le cose non vanno come previsto
Il problema è che la natura raramente segue i piani scritti a tavolino. Dopo l’operazione, la tempesta tropicale non si comportò affatto come si sperava. Anzi, le cose presero una piega che nessuno aveva messo in conto. Sulla costa arrivarono danni, e con i danni arrivarono anche le domande scomode. Fu davvero colpa dell’esperimento? Oppure l’uragano avrebbe seguito comunque quella rotta, ghiaccio secco o meno?
Le polemiche non tardarono ad arrivare. Molti iniziarono a puntare il dito contro l’Aeronautica e contro chi aveva ideato quel tentativo così azzardato. Il sospetto che l’intervento umano avesse peggiorato la situazione, invece di migliorarla, si diffuse rapidamente. E in effetti mettere le mani in un sistema meteorologico gigantesco e imprevedibile, sperando di controllarlo con qualche sacco di ghiaccio, oggi appare come un salto nel buio bello e buono.
Quella vicenda del 1947 resta uno di quei capitoli poco conosciuti in cui l’ambizione scientifica e militare si è scontrata con la realtà brutale di un fenomeno naturale che non si lascia addomesticare tanto facilmente. Il bombardiere B-17, nato per ben altri scopi, si ritrovò protagonista di una missione che aveva più a che fare con la meteorologia sperimentale che con la guerra. E il risultato, con quei danni comparsi sulla costa subito dopo, lasciò più dubbi che certezze su tutta l’operazione.