Universo gemello con il tempo che scorre al contrario: l’ipotesi sembra uscita da un film di fantascienza, eppure ci sono fisici teorici che la prendono molto sul serio. Due gruppi di ricerca, lavorando ciascuno per conto proprio, sono arrivati a una conclusione che fa girare la testa: il Big Bang non avrebbe dato vita a un solo universo, ma a due, perfettamente speculari e con una freccia temporale orientata in direzioni opposte.
L’idea di fondo è semplice da raccontare, anche se le matematiche dietro sono tutt’altro che banali. Nel momento dell’esplosione iniziale, da quel punto di origine sarebbero nati due cosmi gemelli. Uno è il nostro, quello dove le cose accadono nell’ordine che conosciamo. L’altro, osservato dalla nostra prospettiva, sembrerebbe muoversi all’indietro nel tempo.
Perché il tempo dovrebbe scorrere in due direzioni
La questione del tempo ha sempre creato un certo imbarazzo tra i fisici. Nella vita di tutti i giorni la percezione è chiarissima: si va sempre avanti, mai indietro. Un bicchiere che cade si rompe, non si ricompone da solo. Eppure, a livello delle leggi fondamentali della fisica, questa direzione privilegiata non c’è. Le equazioni funzionano allo stesso modo sia che il tempo proceda in un senso, sia che proceda nel senso contrario.
Da questa asimmetria nasce il ragionamento dei due gruppi. Se le leggi non distinguono tra avanti e indietro, perché il nostro universo dovrebbe averne scelto uno solo? Ecco allora l’ipotesi del universo speculare, una sorta di immagine riflessa del nostro, nato nello stesso istante e legato al nostro fin dall’origine. Da una parte e dall’altra del Big Bang, due frecce temporali che puntano in versi opposti.
Due gruppi, una stessa conclusione
La cosa più curiosa di tutta questa storia è che a sostenere il modello non è un singolo team isolato. Si tratta di due gruppi di fisici teorici indipendenti, che hanno seguito strade diverse e che pure sono finiti per incrociarsi sullo stesso punto di arrivo. Quando ricerche separate convergono verso le medesime conclusioni, in genere è un segnale che vale la pena guardarci dentro con un minimo di attenzione.
Resta il fatto che parliamo di modelli teorici, non di osservazioni dirette. Nessuno ha visto né potrà mai visitare questo ipotetico universo gemello, che per definizione resterebbe inaccessibile dal nostro lato della realtà. Le idee di questo tipo servono soprattutto a spiegare alcune stranezze del cosmo e a tenere insieme leggi fisiche che, prese alla lettera, lascerebbero aperte parecchie domande sul perché il tempo si comporti come si comporta dalle nostre parti.