Una nuova ondata di licenziamenti Ubisoft è ormai alle porte, e stavolta i numeri fanno rumore: parliamo di circa 380 dipendenti che, in giro per il mondo, rischiano seriamente di perdere il posto. Il colosso francese del gaming avrebbe già iniziato a far circolare internamente una serie di comunicazioni piuttosto chiare, tutte orientate nella stessa direzione. Ridurre i costi operativi, snellire la macchina aziendale e ricalibrare le risorse sulle nuove priorità strategiche emerse da una revisione complessiva dei progetti in lavorazione.
Non si tratta solo di tagli al personale, però. Ubisoft ha deciso di chiudere del tutto due studi: quello di Winnipeg, in Canada, e quello di Belgrado, in Serbia. A queste chiusure si aggiunge una riorganizzazione di varie divisioni legate alla produzione e alla pubblicazione dei titoli. Un esempio concreto? La sede di Barcellona, che da adesso in poi si concentrerà soprattutto sul franchise Rainbow Six, mettendo da parte la stragrande maggioranza dei progetti secondari e di quelli che procedevano in parallelo. La società, come da copione, tiene a precisare che questi tagli non hanno nulla a che vedere con le prestazioni delle persone coinvolte. Una formula che, va detto, si sente ripetere fin troppo spesso in questo periodo cupo per chi lavora nel mondo della tecnologia.
Un periodo difficile che si trascina da tempo
A guardare gli ultimi anni, la situazione in casa Ubisoft non è stata granché brillante. Lo studio si è ritrovato a gestire ritardi nello sviluppo di diversi giochi, risultati finanziari che andavano su e giù senza una direzione precisa e qualche flop piuttosto pesante sul fronte dei titoli di punta. Persino Assassin’s Creed, una delle saghe più amate e identitarie dell’azienda, sembra ormai distante dai fasti di un tempo. Difficile non notarlo.
E non è la prima volta che si arriva a una stretta di questo tipo. Poco meno di un anno fa la società aveva già annunciato un’altra ristrutturazione, accompagnata da un coinvolgimento sempre più deciso da parte di Tencent, il gigante cinese che ha allargato progressivamente la propria presenza all’interno degli equilibri aziendali. Un segnale che, messo accanto a tutto il resto, racconta bene quanto sia complicato il momento.