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Un semplice campione di urina potrebbe bastare a scovare il tumore alla vescica. È questa la direzione indicata da un gruppo di ricercatori che ha sviluppato un test delle urine capace di analizzare piccoli frammenti di RNA e di individuare così i casi di malattia. Il lavoro si trova ancora nella fase di prova di concetto ma il meccanismo su cui si basa funziona, ed è già un punto di partenza tutt’altro che banale.
Il fatto che si parli di prova di concetto non è un dettaglio secondario. In ambito scientifico questa espressione indica uno stadio iniziale, quello in cui si dimostra che un’idea regge davvero quando viene messa alla prova. Non si tratta dunque di un esame già pronto per finire negli ambulatori o nei laboratori ospedalieri ma di una dimostrazione di fattibilità. Il test delle urine sviluppato dai ricercatori ha superato proprio questo primo scoglio, cioè ha mostrato che l’approccio scelto è in grado di dare un risultato concreto.
Tumore alla vescica: perché proprio le urine e i frammenti di RNA
La scelta del materiale da analizzare segue una logica piuttosto intuitiva. La vescica è l’organo che raccoglie l’urina prima che venga espulsa e quello che succede al suo interno può lasciare tracce proprio in quel liquido. C’è poi un vantaggio pratico evidente perché raccogliere un campione di urina è tra le operazioni più semplici che esistano. Non servono aghi né strumenti particolari e per chi si sottopone all’esame il disagio è praticamente nullo. Un aspetto che rende l’idea di un controllo per il tumore alla vescica basato su questo campione particolarmente interessante.
L’altro elemento chiave è l’RNA, la molecola che all’interno delle cellule trasforma le istruzioni scritte nei geni in qualcosa di concreto. Detto in parole semplici, l’RNA racconta quali geni sono attivi in un determinato momento e quindi offre una specie di istantanea di ciò che la cellula sta facendo. Il test non lavora su molecole intere ma su frammenti, piccoli pezzi che finiscono nelle urine e che se letti nel modo giusto diventano una sorta di firma biologica. È dall’analisi di questi frammenti di RNA che i ricercatori riescono a riconoscere i casi di cancro della vescica.
Cosa cambia per la diagnosi
Il valore di un approccio del genere sta soprattutto nella sua semplicità. Arrivare a una diagnosi partendo da un liquido biologico che si ottiene senza alcun intervento significa ricavare informazioni sulla malattia senza toccare direttamente i tessuti. Per un esame che riguarda un organo come la vescica, a stretto contatto con l’urina stessa, il collegamento appare quasi naturale. E il fatto che la prova di concetto abbia dato esito positivo conferma che le informazioni contenute in quei frammenti sono abbastanza ricche da permettere di distinguere chi ha la malattia.
Proprio perché il lavoro è fermo allo stadio iniziale non avrebbe senso parlare di tempi di arrivo o di una disponibilità imminente nei centri di analisi. Una prova di concetto serve a capire se una strada è percorribile e non a stabilire quando sarà pronta per l’uso quotidiano. Quello che i ricercatori hanno messo sul tavolo è la dimostrazione che l’idea sta in piedi e che lo strumento sviluppato risponde allo scopo per cui è stato pensato.
Il dato concreto che emerge dallo studio è comunque preciso. Analizzando i frammenti di RNA presenti nelle urine questo test delle urine sperimentale riesce a rilevare i casi di tumore alla vescica.
Fonte: TecnoAndroid


