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Mammut, strumenti in osso rifatti con un elefante: il nodo grasso

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Per ricostruire gli strumenti in osso di mammut dell’era glaciale, vecchi di circa 30.000 anni, un gruppo di scienziati ha scelto una strada piuttosto insolita. Al posto dei resti di un animale estinto ha usato le ossa di un elefante vissuto in uno zoo. L’idea era replicare il più fedelmente possibile oggetti realizzati dai nostri antenati in un’epoca lontanissima, quando i grandi mammiferi lanosi erano una risorsa fondamentale per la sopravvivenza. Durante il lavoro però è spuntato un ostacolo forse inatteso, cioè il grasso, che si è rivelato una delle difficoltà più grandi dell’intero progetto.

Il punto di partenza è abbastanza intuitivo. Il mammut non esiste più da migliaia di anni, quindi trovare materiale fresco su cui sperimentare è semplicemente impossibile. L’elefante, invece, è un animale che ancora oggi vive e muore anche in cattività, e proprio da lì è arrivata la materia prima necessaria per lavorare in modo concreto.

Un elefante al posto del mammut

Questo genere di ricerca appartiene a quella che viene chiamata archeologia sperimentale. Non ci si limita a studiare un reperto dietro una teca o al microscopio ma si prova a rifarlo con le proprie mani, ripercorrendo i gesti di chi lo aveva costruito. È un approccio che permette di capire meglio come nascevano certi oggetti e quali problemi pratici dovevano affrontare le comunità dell’era glaciale mentre lavoravano un materiale così particolare.

Usare le ossa di un elefante provenienti da uno zoo è stata quindi una soluzione per avvicinarsi il più possibile alle condizioni originali. Non si trattava di analizzare vecchi frammenti già trasformati dal tempo ma di partire da un osso vero, con tutte le caratteristiche di un tessuto appena ricavato da un grande animale. Ed è proprio qui che il lavoro si è complicato più del previsto.

Il problema del grasso

Nel tentativo di ricreare gli antichi strumenti in osso, il grasso si è presentato come uno degli scogli principali per i ricercatori. Un dettaglio che a prima vista potrebbe sembrare secondario ma che in realtà pesa parecchio quando si cerca di lavorare un materiale nel modo in cui lo facevano gli esseri umani di 30.000 anni fa.

Le ossa di un animale imponente come un elefante non sono un materiale asciutto e pronto all’uso. Contengono sostanze che vanno gestite prima di poter essere modellate, e questo vale tanto oggi quanto valeva nella preistoria. Per gli studiosi impegnati nell’esperimento il grasso è diventato così uno degli aspetti più impegnativi da affrontare lungo tutto il percorso.

L’esperienza mostra bene quanto possa essere complicato rimettere in piedi una tecnica del passato partendo da zero. Dietro un oggetto apparentemente semplice, come un utensile ricavato dall’osso di un mammut, c’era un lavoro fatto di passaggi precisi e di problemi concreti da risolvere. Gli scienziati, lavorando sulle ossa dell’elefante dello zoo, si sono trovati di fronte proprio a queste difficoltà, e tra tutte quella legata al grasso è stata indicata come una delle più dure da superare.

Fonte: TecnoAndroid

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