I procuratori di Taiwan hanno incriminato un ex vicedirigente di TSMC lunedì con l’accusa di aver copiato 21 documenti riservati, alcuni dei quali riguardano tecnologie che l’isola classifica come tecnologie fondamentali per la sicurezza nazionale, con l’intento di sfruttarli in Cina. È il primo caso di questo tipo secondo la legge sulla sicurezza nazionale taiwanese, e riguarda il presunto tentativo di far uscire dai confini di Taiwan alcune delle sue tecnologie più delicate legate ai semiconduttori. L’uomo, indicato con il cognome Chen, è in stato di detenzione dalla fine dello scorso maggio e per lui i procuratori chiedono una pena fino a sette anni.
Il punto interessante è che, stando all’accusa, quel trasferimento di dati non è mai andato a buon fine. I sistemi di monitoraggio interni di TSMC hanno segnalato delle anomalie e l’azienda avrebbe recuperato ogni singolo documento copiato in modo irregolare dopo un’indagine condotta al proprio interno. Un portavoce della procura ha spiegato che, nonostante il tentativo fallito, il caso resta comunque molto rilevante proprio perché è il primo nel suo genere.
Il collegamento con una rete di spionaggio cinese
Chen è finito nel mirino degli investigatori mentre stavano lavorando a un caso separato di spionaggio cinese, incentrato su un cittadino di Hong Kong di nome Ding Xiaohu. Secondo gli inquirenti, Ding agiva su istruzioni della stazione di Nanning del Dipartimento di lavoro politico della Commissione militare centrale del Partito Comunista Cinese. Sarebbe entrato più volte a Taiwan per reclutare agenti e raccogliere informazioni sulle tecnologie critiche dell’isola, e avrebbe avvicinato Chen tramite un intermediario di cognome Huang. Ding è morto all’inizio di quest’anno e non è mai stato incriminato.
Tra il maggio 2023 e il febbraio 2024, Chen e Ding avrebbero lavorato insieme per fondare CSMAC, una società cinese di analisi dei materiali per semiconduttori. Chen avrebbe redatto diverse proposte per l’iniziativa, una delle quali battezzata “Blue Ocean Plan”, pensata per attirare lavoratori dell’industria dei chip taiwanese verso CSMAC. Avrebbe poi portato a casa i documenti copiati di TSMC per studiarli e utilizzarli in Cina.
Cosa distingue questo caso dagli altri
Ciò che rende questa vicenda diversa dalle dispute sui segreti commerciali che TSMC ha affrontato nell’ultimo anno è proprio la presenza di un reclutamento diretto da parte dello Stato. Gli altri casi riguardavano dipendenti che avrebbero portato dati riservati verso altre aziende del settore, senza questo tipo di regia governativa alle spalle.
La legge sulla sicurezza nazionale di Taiwan, in vigore dal 2022, rende reato copiare, usare o divulgare segreti commerciali legati alle tecnologie fondamentali designate. Quell’elenco comprende i processi di produzione dei chip più avanzati dei 14 nanometri. Le prime accuse in base a questa norma erano arrivate lo scorso agosto, quando tre dipendenti attuali ed ex di TSMC furono arrestati per un presunto tentativo di far trapelare dati sul processo a 2 nanometri. Quel caso si allargò fino a coinvolgere la filiale taiwanese di Tokyo Electron, accusata dai procuratori di non aver impedito il furto.
TSMC sta inoltre portando avanti una causa civile contro Wei-Jen Lo, l’ex dirigente della ricerca e sviluppo che lo scorso anno è passato a Intel, mentre le autorità taiwanesi conducono in parallelo un’indagine sulla sicurezza nazionale relativa alla sua uscita dall’azienda.


