Il Toxoplasma gondii è un nome che dice poco alla maggior parte delle persone, eppure questo parassita riguarda una fetta enorme della popolazione. Secondo le stime si tratta di una persona su tre, e gli scienziati non usano giri di parole quando lo definiscono un serio rischio per la salute umana. Un problema che, curiosamente, resta ai margini delle grandi agende sanitarie mondiali nonostante la sua diffusione.
Un parassita più comune di quanto si pensi
Le cifre parlano chiaro. Si calcola che circa un terzo della popolazione globale conviva con la toxoplasmosi, l’infezione provocata da questo microrganismo. Nella maggior parte dei casi le persone sane non mostrano alcun sintomo, e magari attraversano tutta la vita senza sapere di ospitare il parassita. Ma non sempre le cose vanno così. In alcuni casi l’infezione può portare a gravi danni agli occhi, fino ad arrivare alla perdita della vista.
E qui arriva il dato che sorprende parecchio. La toxoplasmosi oculare è l’infezione oculare più diffusa al mondo. Justine Smith, oftalmologa e ricercatrice della Flinders University in Australia, lo mette nero su bianco. La toxoplasmosi rappresenta una delle principali infezioni degli occhi e una delle maggiori cause di perdita della vista a livello globale, eppure riceve pochissima attenzione. Secondo la ricercatrice, un riconoscimento da parte dell’OMS permetterebbe di fare passi avanti concreti nella prevenzione e nella gestione dell’infezione.
Come avviene il contagio e cosa si può fare
Le vie di trasmissione sono ben conosciute, e questo è già un vantaggio. Gli esseri umani possono contrarre l’infezione mangiando carne poco cotta contaminata dal parassita. C’è poi un secondo canale, meno intuitivo, legato all’ingerimento delle uova del microrganismo presenti nelle feci dei gatti. João Furtado, oftalmologo dell’Università di San Paolo in Brasile, spiega che la toxoplasmosi viene spesso vista come qualcosa di inevitabile, ma non lo è affatto. Ha vie di trasmissione chiare e può essere prevenuta e tenuta sotto controllo.
Il punto centrale è proprio la prevenzione. Molti degli effetti negativi potrebbero essere ridotti con misure di sanità pubblica tutt’altro che complicate. Si parla di maggiore sicurezza alimentare, accesso all’acqua potabile, servizi igienico sanitari adeguati e una migliore assistenza prenatale. Cose che, dove mancano, lasciano campo libero al parassita.
Smith insiste su questo aspetto e lancia un vero e proprio appello. In un momento in cui il quadro dell’OMS sulle malattie tropicali neglette punta su equità, integrazione e azione su più fronti, la toxoplasmosi rappresenta una lacuna evidente che chiede di essere colmata. La dichiarazione degli esperti vuole essere una chiamata all’azione per affrontare finalmente il peso inaccettabile di questa infezione sulla salute globale. Un provvedimento in tal senso, secondo la professoressa, aiuterebbe i vari Paesi a inserire la prevenzione della toxoplasmosi all’interno dei programmi di salute materno infantile, nei sistemi di sicurezza alimentare e nell’assistenza sanitaria di base.