Turbina eolica offshore da 16 MW che salpa verso il mare aperto, e la Cina firma un altro capitolo importante nella storia delle rinnovabili galleggianti. Non è il progetto più potente mai visto, ma ha una caratteristica che lo rende speciale e che merita qualche riga in più. Perché stavolta l’energia prodotta non finirà nelle case di una città, bensì servirà a rendere meno faticose le operazioni di un giacimento petrolifero in mezzo al mare.
C’è quindi un dettaglio che salta subito all’occhio. Si tratta di una turbina galleggiante, ufficialmente pronta a lavorare al largo. Un utilizzo diverso dal solito, che conferma però quanto la Cina voglia spingere sul pedale delle fonti pulite, anche mescolando mondi che di norma sembrano agli antipodi.
Un progetto che unisce energia pulita e petrolio
L’aspetto più curioso di tutta la faccenda arriva proprio da qui. Il nuovo progetto porta la firma di CNOOC e mette insieme due cose che raramente vanno a braccetto, cioè la produzione di energia rinnovabile e quella di idrocarburi in mare aperto. La struttura è considerata la prima piattaforma eolica galleggiante TLP da 16 MW al mondo, e questo dato da solo basta a capire l’importanza dell’operazione.
L’imbarcazione ha lasciato Zhuhai, nella provincia del Guangdong, il 28 giugno 2026, dopo aver completato tutte le fasi di assemblaggio. Un viaggio non banale, considerando dimensioni e peso di una macchina del genere, che deve arrivare a destinazione senza intoppi e nel giro di qualche giorno essere operativa.
Dove finirà l’energia della turbina
La destinazione è il cluster petrolifero di Lufeng, che si trova nel Mar Cinese Meridionale. E qui la logica cambia completamente rispetto a quello che siamo abituati a vedere con le grandi installazioni eoliche. La turbina infatti non immetterà elettricità in una rete terrestre, come accade normalmente. Farà tutt’altro.
L’energia prodotta andrà a rifornire direttamente le piattaforme offshore, quelle che estraggono petrolio e gas, attraverso una serie di cavi sottomarini. In pratica una fonte pulita che alimenta un’attività storicamente legata ai combustibili fossili. Un incastro particolare, che dice molto sulla direzione che la Cina ha deciso di prendere, provando a ridurre il peso ambientale anche di settori che difficilmente potrebbero abbandonare del tutto gli idrocarburi.
Il fatto che tutto questo avvenga in mare aperto, senza appoggiarsi a strutture fisse sul fondale, rende la piattaforma galleggiante ancora più interessante dal punto di vista tecnico. Una soluzione che apre la strada a impieghi che fino a poco tempo fa sembravano complicati da realizzare, soprattutto in acque profonde dove le turbine tradizionali fissate al fondo non sarebbero praticabili.