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Telescopio Swift della NASA brucia sull’Indonesia dopo 20 anni

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Il telescopio Swift della NASA ha chiuso la sua lunga carriera nel modo più scenografico possibile, bruciando nei cieli sopra l’Indonesia. Il rientro nell’atmosfera terrestre è avvenuto il 4 novembre 2026 alle 13:39 ora italiana, sopra la regione di Sumatra Settentrionale, e ha messo fine a una missione che per oltre 20 anni ha tenuto d’occhio alcune delle esplosioni più violente dell’Universo. Una conclusione prevista e in qualche modo inevitabile, arrivata dopo un servizio decisamente più lungo di quanto chiunque avesse immaginato al momento della partenza.

Per due decenni abbondanti l’osservatorio spaziale ha raccolto informazioni che dalla superficie del nostro pianeta sarebbe stato impossibile ottenere. Proprio questa capacità di guardare l’Universo da una posizione privilegiata lo ha reso uno strumento prezioso per chi studia i fenomeni cosmici più estremi. Prima o poi però anche le macchine più resistenti arrivano al capolinea e per Swift quel momento è arrivato con un ultimo viaggio verso il basso, concluso in una scia di fuoco ben lontana dalle nostre latitudini.

Un rientro atteso con qualche timore

Prima della discesa non mancavano i dubbi sulla zona esatta in cui il telescopio avrebbe terminato la sua corsa. Le previsioni lasciavano aperta la possibilità che qualche detrito riuscisse ad arrivare fino al suolo, un’eventualità che accompagna quasi sempre il ritorno a terra di oggetti di queste dimensioni. Va detto che l’Italia non è mai rientrata tra le aree considerate a rischio e gli eventi hanno confermato in pieno quelle stime, visto che il punto di rientro si è collocato dall’altra parte del mondo.

Il satellite aveva una massa di circa 1.450 chilogrammi, un peso tutt’altro che trascurabile. Durante l’attraversamento degli strati atmosferici la struttura si è disintegrata in gran parte, consumata dall’attrito e dal calore. Non è escluso comunque che alcuni componenti siano sopravvissuti alle temperature estreme sviluppate durante la caduta e siano quindi giunti a terra. Al momento non vengono segnalati danni a persone o cose, un dato che rende la conclusione della missione ancora più tranquilla rispetto ai timori della vigilia.

Nato per due anni, rimasto in orbita per oltre venti

La storia di questo strumento è soprattutto una storia di longevità. Swift era stato lanciato nel novembre 2004 con un obiettivo piuttosto contenuto in termini di durata, dato che la missione era stata pensata per appena due anni di attività. Alla fine il telescopio è rimasto operativo per oltre 20 anni, superando di circa dieci volte la tabella di marcia originale. Un risultato notevole per qualsiasi apparecchiatura spaziale, chiamata a lavorare in condizioni tutt’altro che semplici e senza possibilità di interventi diretti.

Il cuore del progetto ruotava attorno a un fenomeno ben preciso, cioè i lampi gamma. Si tratta di esplosioni cosmiche in grado di liberare quantità impressionanti di energia nel giro di pochi secondi, eventi tanto rapidi quanto potenti che richiedono strumenti progettati appositamente per essere colti e analizzati. Proprio per osservare queste violentissime esplosioni il telescopio Swift della NASA era stato costruito e messo in orbita, e a questo compito ha dedicato la quasi totalità della sua lunga vita operativa, fino al rientro dello scorso 4 novembre sopra Sumatra Settentrionale.

Fonte: TecnoAndroid

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