Starlink sta diventando un grattacapo serio per i big delle telecomunicazioni americane, e i numeri cominciano a raccontarlo. SpaceX non punta ancora dritto al cuore del trio formato da AT&T, T-Mobile e Verizon sul fronte della telefonia mobile, ma sulla banda larga la musica è diversa. Per anni l’azienda di Elon Musk è stata etichettata come un giocatore di nicchia, una soluzione buona giusto per chi viveva in mezzo al nulla. Quell’etichetta, adesso, sta cadendo a pezzi.
Starlink, una crescita che spaventa il settore
Il servizio satellitare è ormai una delle divisioni più redditizie di SpaceX, e questo non è una buona notizia per il mondo delle telecomunicazioni e della tv via cavo. Le statistiche sulle quote di mercato e sul numero di abbonati magari non lo mostrano ancora con chiarezza, ma le recenti tensioni sui titoli di Comcast, Charter, AT&T e Verizon raccontano un’altra storia. Starlink conta oggi 12 milioni di abbonati nel mondo, e gli utenti statunitensi rappresentano un quarto di quella cifra.
Peter Supino, analista di Wolfe Research, considera l’azienda una minaccia concreta per i protagonisti tradizionali del mercato. Le sue parole, datate giugno 2026, sono nette: per anni Wall Street ha visto Starlink come una soluzione per la banda larga nelle zone rurali, sconosciuta alla maggior parte dei consumatori. Ora non più. I progressi nella tecnologia satellitare e nella capacità di lancio hanno accelerato la crescita e spinto gli investimenti in marketing.
Altro che soluzione per le campagne
C’era un tempo in cui Starlink veniva visto come l’ultima spiaggia, l’opzione per chi nelle zone rurali non aveva alternative. Ma con il miglioramento della tecnologia, la base utenti è esplosa, con l’azienda che raddoppia regolarmente il numero di abbonati di anno in anno. T-Mobile ci ha perfino rimesso il Wi-Fi a bordo di American Airlines e United Airlines, passate proprio al servizio satellitare.
Tim Horan, analista di Oppenheimer, si aspetta che SpaceX scombini le carte nel settore delle comunicazioni, che potrebbe diventare il suo primo grande business commerciale. Lo stesso Musk non ha mai nascosto la fiducia nella capacità della sua creatura di superare, prima o poi, le aziende tradizionali di internet e telefonia. Il punto è semplice: i satelliti coprono aree enormi, quindi il costo per aggiungere nuove case è bassissimo rispetto agli operatori classici, costretti prima a stendere infrastrutture fisiche. Horan prevede che Starlink raggiunga 15 milioni di clienti statunitensi entro il 2030, un balzo enorme rispetto ai 3 milioni attuali.
Satelliti sempre più potenti
SpaceX si prepara a mettere in orbita i satelliti di nuova generazione, i Starlink broadband V3, nella seconda metà del 2026. Ognuno avrà una capacità di downlink di 1 Tbps. Tanto per dare un’idea, una connessione domestica tipica viaggia tra i 100 Mbps e 1 Gbps. Non solo più capacità: SpaceX ha intenzione di lanciarli a un ritmo dieci volte superiore rispetto a oggi.
E c’è dell’altro. L’altitudine orbitale scenderà da 550 km a 350 km, dimezzando di fatto la latenza, cioè i ritardi nella trasmissione dei dati. Musk parla di latenza sotto i 5 ms, un valore che se la gioca tranquillamente con la fibra e batte il cavo.
Le compagnie via cavo sono al momento le più esposte, vista la forte dipendenza dalla banda larga per i loro profitti e la tecnologia ormai datata. Gli operatori della fibra come AT&T e Verizon sentiranno la pressione più avanti. T-Mobile è relativamente al sicuro per ora, dato che il suo business sulla fibra non è poi così grande. Ma l’azienda è stata protagonista di una serie di acquisizioni, e questo significa che alla fine pure lei finirà nel mirino di SpaceX.