SpaceX continua a muoversi con decisione nel campo delle infrastrutture pensate per l’intelligenza artificiale, e l’ultima mossa di Elon Musk va esattamente in questa direzione. La Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha chiuso con procedura accelerata la sua revisione antitrust sulla possibile acquisizione di Mesh Optical Technologies, una realtà giovanissima nata nel 2025 grazie a tre ex ingegneri proprio di SpaceX. Il dettaglio emerge da un documento depositato presso l’agenzia federale, anche se al momento l’operazione non risulta ancora ufficialmente conclusa.
Chi c’è dietro Mesh Optical Technologies
L’azienda è uscita dalla fase di sviluppo riservato lo scorso febbraio, e lo ha fatto con un annuncio che ha attirato parecchia attenzione. Sul tavolo c’era un finanziamento di Serie A da 50 milioni di dollari, pari a circa 46 milioni di euro, guidato da Thrive Capital. A fondarla sono stati Travis Brashears, Cameron Ramos e Serena Grown Haeberli, tre ingegneri con un passato di tutto rispetto. Prima di lanciarsi in questa avventura hanno infatti lavorato a SpaceX, dove hanno contribuito allo sviluppo dei collegamenti ottici che permettono a migliaia di satelliti della costellazione Starlink di comunicare tra loro.
È un’eredità tecnica pesante, e si vede. Quella stessa competenza, maturata sul campo orbitale, è diventata il punto di partenza per un progetto tutto terrestre. Il salto dallo spazio ai data center, raccontato così, sembra naturale.
La luce al posto dei cavi elettrici
L’idea di fondo è applicare la tecnologia ottica direttamente ai data center, quei centri nevralgici dove gira buona parte del calcolo moderno. Il team punta sullo sviluppo di ricetrasmettitori ottici capaci di sostituire, almeno in parte, le tradizionali connessioni elettriche. E qui sta il cuore della questione.
Le comunicazioni basate sulla luce, infatti, offrono due vantaggi concreti. Da una parte velocità più alte, dall’altra una maggiore efficienza energetica. Due caratteristiche che pesano sempre di più, soprattutto se si guarda alla crescita continua della domanda di potenza di calcolo legata ai modelli di intelligenza artificiale. Più i sistemi diventano affamati di energia, più diventa interessante una soluzione che promette di consumare meno facendo girare i dati più in fretta.
Per Elon Musk non si tratta di un’operazione isolata, ma di un tassello che si incastra in un disegno più ampio. Rafforzare SpaceX sul fronte delle infrastrutture per l’AI significa costruire fondamenta che possano reggere il peso di una richiesta destinata a salire. E portare in casa il know how di chi quei collegamenti ottici li ha già fatti funzionare nello spazio, applicandoli adesso a terra, è un modo concreto per accorciare i tempi.