Il calcolo orbitale AI di SpaceX potrebbe diventare più conveniente di alcuni data center terrestri già entro il 2031, stando ai numeri messi in fila da Morgan Stanley. L’idea di far girare l’intelligenza artificiale nello spazio, che fino a poco tempo fa suonava come pura fantascienza, comincia a reggere anche sul piano dei conti. E questo, più di ogni annuncio spettacolare, è ciò che sta attirando l’attenzione degli analisti.
Secondo le stime di Morgan Stanley, il costo del calcolo in orbita di SpaceX potrebbe scendere fino a EUR 6 per watt all’anno entro il 2031. Un valore che va confrontato con i EUR 6 per watt all’anno che servono, tutto compreso, per gestire un data center a terra basato sulle GPU NVIDIA Blackwell. La differenza sembra minima, eppure è proprio quel piccolo scarto a ribaltare la logica con cui finora si è ragionato sull’infrastruttura per l’AI.
SpaceX: perché i conti cambiano guardando allo spazio
Il punto interessante è che il calcolo orbitale inizia a diventare competitivo solo quando si osservano i costi complessivi, non la spesa iniziale. La curva dei costi funziona in modo diverso da quella terrestre. La gran parte delle spese ricorrenti, infatti, è legata all’ammortamento del lancio e del satellite stesso, non alla gestione quotidiana. E qui entrano in gioco i vantaggi che solo lo spazio può offrire, difficili da replicare sul pianeta.
Nel vuoto, il raffreddamento avviene per irraggiamento, senza bisogno di enormi impianti che consumano acqua ed energia. L’energia solare, poi, arriva continua e senza interruzioni, mentre gli slot orbitali disponibili hanno dimensioni praticamente planetarie. Sono elementi che, sommati, spiegano perché un data center in orbita possa risultare meno costoso di quanto l’istinto suggerirebbe. Le proiezioni più aggressive parlano di EUR 1 per watt all’anno entro il 2040. Tradotto in cifre concrete, significherebbe circa 1,7 miliardi di dollari l’anno per un data center orbitale da 1GW, contro i circa 100 miliardi di dollari necessari oggi per una struttura equivalente a terra.
I satelliti AI1 e la corsa ai permessi
Sul fronte hardware, SpaceX ha già svelato il suo primo satellite pensato appositamente per l’AI. Si chiama AI1 e può reggere fino a 150kW di carico di calcolo di picco. A bordo trovano posto radiatori a liquido, scudi contro i micrometeoriti, un modulo di calcolo centralizzato e pannelli solari dispiegabili. La produzione avverrà nello stabilimento Gigasat dell’azienda, in Texas.
C’è poi la parte più ambiziosa, quasi vertiginosa. SpaceX ha chiesto alla FCC l’autorizzazione per lanciare fino a un milione di satelliti, descrivendo l’operazione come il primo passo tangibile verso una civiltà di livello Kardashev II. Un obiettivo che dà la misura di quanto in grande si stia ragionando dalle parti di Elon Musk.
A rendere il percorso meno accidentato ci pensa la stessa FCC, che ha appena approvato un meccanismo per accelerare l’iter di rilascio delle licenze per i nuovi satelliti, nell’ambito del programma chiamato “Delete, Delete, Delete”. Uno snellimento burocratico che dovrebbe aiutare SpaceX a muoversi con più agilità dentro la nascente economia spaziale, dove ogni mese di ritardo può pesare parecchio sui piani di un progetto di questa portata.


