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SpaceX e Qualcomm: decine di migliaia di ripetitori 5G negli USA

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SpaceX ha scelto Qualcomm come partner tecnologico per costruire la propria rete cellulare 5G negli Stati Uniti. L’annuncio è arrivato, quasi a rispettare una consuetudine ormai consolidata, attraverso X, il social che un tempo si chiamava Twitter, e riguarda un accordo pluriennale dalle dimensioni piuttosto importanti. Al centro dell’intesa c’è la tecnologia di Qualcomm, destinata a essere installata in decine di migliaia di ripetitori 5G distribuiti su tutto il territorio statunitense. Un progetto ampio, quindi, che punta a coprire l’intero Paese e non soltanto qualche area circoscritta.

I tempi non sono particolarmente lunghi. Le prime installazioni sono previste già nel corso del 2027, segno che la collaborazione entrerà nella fase concreta abbastanza in fretta. Il messaggio pubblicato da Qualcomm il 4 novembre 2026 non lascia spazio a interpretazioni: SpaceX ha selezionato le soluzioni del colosso dei chip per sostenere la rete 5G terrestre nazionale di Starlink Mobile. Un passaggio che fa capire bene come l’azienda guidata da Elon Musk voglia affiancare alla sua presenza nello spazio anche un’infrastruttura solida a terra.

Cosa fa la piattaforma Dragonwing di Qualcomm

La tecnologia chiave dell’accordo si chiama Dragonwing Cellular Infrastructure. Si tratta di una piattaforma che unisce hardware e software, sviluppata da Qualcomm con un obiettivo preciso: migliorare tre aspetti fondamentali delle reti mobili, cioè copertura, capacità ed efficienza. Detto in parole semplici, la copertura riguarda fin dove riesce ad arrivare il segnale, la capacità ha a che fare con la quantità di traffico che la rete è in grado di gestire, mentre l’efficienza indica quanto bene funziona l’intero sistema.

Sono proprio questi i punti su cui si gioca la qualità di un servizio di telefonia mobile. Una rete che copre bene il territorio ma si blocca nei momenti di picco serve a poco, così come una rete veloce che però lascia scoperte intere zone. La soluzione di Qualcomm dovrebbe aiutare Starlink Mobile a tenere insieme tutti questi elementi, e il fatto che verrà adottata su una scala così vasta dice molto sulla fiducia che SpaceX ripone in questa infrastruttura.

La parte più interessante, però, è il modo in cui questa tecnologia si inserirà nel progetto complessivo. SpaceX integrerà infatti i ripetitori 5G con la propria costellazione di satelliti direct to cell, un sistema che permette agli smartphone compatibili di collegarsi direttamente alla rete satellitare. Non serve quindi passare per forza attraverso le classiche torri cellulari, che restano comunque una componente importante del piano.

L’idea è unire due mondi diversi. La combinazione tra infrastruttura terrestre e collegamenti satellitari dovrebbe consentire a Starlink Mobile di costruire una rete con una copertura più estesa e una maggiore capacità di gestione del traffico rispetto a quella offerta dagli operatori tradizionali. Negli Stati Uniti i grandi nomi del settore sono tre, ovvero T Mobile, AT&T e Verizon, e il confronto diretto con loro sembra essere proprio il terreno su cui SpaceX intende muoversi. La logica dietro questa scelta è abbastanza facile da intuire. I ripetitori 5G tradizionali avranno il compito di garantire copertura e velocità ottimali nelle zone più densamente popolate, dove il traffico dati è più intenso e serve una rete capace di reggere tanti utenti contemporaneamente. I satelliti, invece, potranno dare una mano a raggiungere le aree più selvagge e isolate, quelle che per i sistemi tradizionali risultano complicate da servire.

Fonte: TecnoAndroid

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