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SpaceX e l’AI, per Ackman servirebbe un debito da 860 miliardi

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Per raggiungere gli obiettivi di capacità di calcolo fissati per il 2027, SpaceX potrebbe essere costretta a indebitarsi per una cifra vicina ai 860 miliardi di euro. A sostenerlo è Bill Ackman, il miliardario a capo di uno dei fondi speculativi più seguiti, che ha commentato i piani di Elon Musk proprio mentre il dibattito sulla sostenibilità della corsa all’intelligenza artificiale si fa sempre più acceso.

Pochi giorni prima era stato lo stesso Musk a gettare benzina sul fuoco, scrivendo che i mercati del debito hanno quasi del tutto chiuso l’accesso al denaro per le aziende che non dispongono di ricavi consistenti indipendenti dai data center per l’AI. Un messaggio che ha avuto effetti concreti. Daytona.io, piattaforma che offre ambienti virtuali isolati per eseguire codice generato dall’AI e flussi di lavoro degli agenti, ha raccontato che un fornitore di GPU ha cercato di rinegoziare un contratto già firmato e che le sue banche hanno dimezzato le offerte di finanziamento dopo che il post di Musk era diventato virale.

I numeri di SpaceX e il timore per i neocloud

I piani dell’azienda sono imponenti. SpaceX punta a chiudere il 2026 con una potenza di calcolo compresa tra 2,5 e 3 GW, con 1,2 milioni di GPU NVIDIA Blackwell installate soltanto nel data center Colossus 2. Entro la fine del 2027 l’obiettivo è aggiungere altri 13 GW, arrivando così a circa 20 GW complessivi. In questo scenario Bill Ackman ha espresso una posizione abbastanza chiara sull’ondata di investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, giudicandola sostenibile perché l’intelligenza rappresenta secondo lui un bene di enorme valore e la domanda di potenza di calcolo che la rende possibile è destinata a restare alta. Gli hyperscaler, cioè i grandi colossi che stanno costruendo buona parte di questa infrastruttura, avrebbero infatti le risorse finanziarie e il merito creditizio necessari per accedere ai capitali.

Il discorso cambia per i cosiddetti neocloud, i fornitori di servizi cloud che vendono GPU come servizio e capacità di inferenza per l’AI. Ackman li paragona a costruttori immobiliari fortemente indebitati che inseguono una tendenza del momento, molto più esposti al rischio e assai più sensibili al costo del denaro. Sul fronte SpaceX il finanziere ha ricordato che Musk, durante la presentazione dei risultati, ha fornito proiezioni sui gigawatt di data center che intende aprire, aggiungendo che se l’obiettivo verrà centrato servirà probabilmente un prestito dell’ordine di mille miliardi di dollari.

Un conto forse troppo pesante e il sogno del petawatt

Il calcolo di Ackman sembra attribuire a ogni gigawatt un costo di circa 43 miliardi di euro, dividendo l’intera cifra per 20 GW. Va però considerato che SpaceX deve aggiungere soltanto 13 GW per raggiungere il totale previsto nel 2027. Dato che le spese in conto capitale legate al calcolo per quell’anno dovrebbero salire a circa 335 miliardi di euro, il costo per gigawatt di questa fase si aggira intorno ai 26 miliardi. Di conseguenza l’indebitamento effettivo dell’azienda potrebbe risultare sensibilmente inferiore alla cifra ipotizzata dal gestore.

Nel frattempo Shaw Maguire di Sequoia ha pubblicato su X un’analisi dedicata al modello economico di SpaceX, alla quale Elon Musk ha risposto con un commento lapidario. Secondo il fondatore, lanciare satelliti di superintelligenza nello spazio profondo grazie a una catapulta elettromagnetica installata sulla Luna permetterebbe di superare abbondantemente la soglia del petawatt all’anno, ben oltre il valore massimo immaginabile per l’intera economia terrestre. L’idea è collocare un gran numero di satelliti per il calcolo AI in zone dove il sole splende senza interruzioni. Per avere un ordine di grandezza, l’umanità consuma oggi circa 20 terawatt di energia e un petawatt equivale a 50 volte tanto.

Nella visione di Musk questi satelliti per il calcolo verrebbero prodotti su larga scala direttamente sulla Luna e poi spinti verso un’orbita nello spazio profondo attraverso un lungo binario elettromagnetico simile a quello dei treni a levitazione magnetica. Il vantaggio sta nella gravità ridotta, perché per sfuggire all’attrazione terrestre serve una velocità di 11,2 km al secondo mentre sulla Luna bastano 2,38 km al secondo. Se un progetto del genere dovesse davvero concretizzarsi, SpaceX avrebbe con ogni probabilità bisogno di migliaia di miliardi in finanziamenti aggiuntivi.

Fonte: TecnoAndroid

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