Il mercato smartphone è ufficialmente in rosso. Dopo dieci trimestri consecutivi di crescita, i numeri del primo trimestre 2026 raccontano una storia diversa: le spedizioni globali sono scese a circa 289,7 milioni di unità, con un calo del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. A pesare su questo risultato sono due fattori che si sono intrecciati in modo particolarmente sfortunato: il costo della RAM alle stelle e le conseguenze della guerra in Medio Oriente.
Già a fine 2025, IDC aveva lanciato l’allarme sull’aumento dei prezzi degli smartphone nel corso del 2026. E i dati appena pubblicati dalla società di analisi confermano quel timore. La causa principale ha persino un nome: RAMmageddon. Un termine che suona quasi ironico ma descrive un problema serissimo. La produzione di memoria destinata ai dispositivi consumer si è drasticamente ridotta perché le fabbriche hanno dirottato le risorse verso i chip per i data center, indispensabili per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Il risultato? Un’impennata dei costi di produzione che si è scaricata sui prezzi finali, con aumenti che in alcuni mercati hanno toccato il 50%.
A complicare ulteriormente il quadro, le tensioni belliche in Medio Oriente hanno reso impraticabile lo stretto di Hormuz per il traffico navale, riducendo la fornitura di componenti elettronici e facendo lievitare i costi dell’energia. I produttori hanno provato a correre ai ripari tagliando le spese di marketing, ma con risultati piuttosto scarsi.
Samsung e Apple tengono, Xiaomi crolla
Se il quadro generale è fosco, non tutti i protagonisti del mercato smartphone soffrono allo stesso modo. Nella top 5 mondiale, Samsung e Apple sono riuscite a registrare dati positivi, rispettivamente con un +3,6% e un +3,3%. Il motivo è abbastanza chiaro: entrambe puntano forte sulla fascia alta e hanno un potere contrattuale superiore con i fornitori di memorie. Possono, in pratica, esercitare una sorta di prelazione e accaparrarsi grandi quantità di RAM prima degli altri.
Chi invece ha pagato un prezzo altissimo è Xiaomi, che pur mantenendo il terzo posto globale ha subìto un crollo del 19,1%. Il produttore cinese ha scelto deliberatamente di ridurre le spedizioni dei modelli meno recenti per evitare di dover applicare aumenti di prezzo troppo evidenti. Una strategia che ha protetto i margini ma ha fatto crollare i volumi. Dietro Xiaomi, anche OPPO e vivo hanno chiuso in negativo, rispettivamente con un calo del 9,9% e del 6,8%.
Lo sguardo si sposta sui modelli premium
La tendenza che emerge dai dati è piuttosto netta. I produttori stanno concentrando le risorse sui modelli di fascia alta, dove i margini sono più generosi e dove è possibile assorbire meglio l’aumento del costo della RAM senza perdere competitività. Secondo le previsioni di IDC, questa strategia resterà dominante ancora a lungo: i prezzi delle memorie non dovrebbero stabilizzarsi prima della seconda metà del 2027. Fino ad allora, il mercato smartphone potrebbe continuare a navigare in acque agitate, con i brand più grandi che sfruttano la loro posizione privilegiata nella catena di approvvigionamento e i produttori più piccoli costretti a fare scelte dolorose sui volumi.