L’idea che la nostra realtà sia una gigantesca simulazione, una specie di programma sofisticatissimo dentro cui viviamo senza saperlo, gira ormai da parecchio tempo. La fantascienza ci ha messo del suo, questo è indubbio, e non serve andare troppo lontano per trovare l’esempio più famoso. Basta pensare alla trilogia di Matrix, che ha fatto sognare intere generazioni con quello scenario inquietante di menti collegate a una realtà artificiale. Eppure adesso arriva un lavoro scientifico che prova a mettere un punto fermo sulla questione, spostandola dal terreno della suggestione a quello dei numeri.
La domanda di fondo è sempre la stessa, e resta affascinante. Sarebbe davvero possibile riprodurre al computer tutta la complessità dell’universo, con ogni singola cosa che contiene? Filosofi e fisici ci ragionano da anni, dividendosi tra chi ci crede e chi no. Ma la comunità scientifica, nel complesso, tende a rispondere di no. O almeno una parte consistente di studiosi la pensa proprio così, e ora ha qualche argomento in più per sostenerlo.
Perché una realtà completa non si può calcolare
A dare man forte a questa posizione c’è una ricerca condotta presso la University of British Columbia Okanagan. Gli autori dello studio hanno deciso di lasciare da parte le fantasie e le atmosfere da film per affrontare la faccenda con lo strumento più rigoroso che avessero a disposizione, ovvero la matematica. E la loro conclusione non lascia molto spazio ai dubbi.
Il ragionamento porta a un’affermazione piuttosto netta. Una realtà completa, presa nella sua interezza, non potrà mai essere descritta soltanto attraverso calcoli e algoritmi. C’è qualcosa che sfugge, che non si lascia ridurre a una sequenza di operazioni per quanto complessa possa essere. Il che significa, secondo gli autori, che un universo simulato in modo totale semplicemente non è possibile. Non è una questione di potenza di calcolo o di tecnologia che ancora non abbiamo. È proprio un limite che sta dentro la matematica stessa, un confine che nessun computer, per quanto avanzato, potrebbe mai superare.
È un modo diverso di guardare a un dibattito che finora era rimasto sospeso tra filosofia e immaginazione. Anziché chiedersi se qualcuno, da qualche parte, abbia avuto la capacità di costruire una simulazione così perfetta, questi ricercatori ribaltano la prospettiva. Non importa quanto sia potente la macchina immaginaria che dovrebbe reggere il tutto. Se la complessità del reale non può essere tradotta interamente in formule, allora l’ipotesi della grande simulazione perde il suo fondamento più solido.
Resta il fascino di un interrogativo che continuerà a stuzzicare la curiosità di tanti, perché certe domande sull’origine e sulla natura di ciò che ci circonda non si spengono facilmente. Solo che, questa volta, la risposta arriva dai numeri e non dalla fantasia.