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Signal blinda le chat con la verifica automatica delle chiavi

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La crittografia end to end di Signal protegge da sempre ogni messaggio scambiato sull’app, ma la società californiana ha deciso di aggiungere un livello in più con una funzionalità chiamata Automatic Key Verification, pensata proprio per chiudere quello spiraglio che ancora restava aperto. Il punto debole non è mai stato l’algoritmo, quanto la possibilità che qualcuno si infili nel mezzo di una conversazione sostituendo le chiavi, il classico attacco man in the middle. Ora la verifica avviene in automatico, senza che nessuno debba mettersi a confrontare numeri a mano.

Chi usa l’app da tempo conosce bene i cosiddetti codici di sicurezza. Sono quei 12 gruppi da 5 numeri che compaiono nelle informazioni di una chat e che, in teoria, dovrebbero essere identici per mittente e destinatario. Il confronto si può fare a occhio, leggendoli uno per uno, oppure scansionando un codice QR quando le due persone si trovano fisicamente vicine. Un meccanismo solidissimo sul piano tecnico, molto meno praticabile nella vita reale, perché quasi nessuno si prende la briga di farlo.

Come funziona la verifica automatica delle chiavi

Qui entra in gioco la novità. Automatic Key Verification appoggia il controllo a soggetti terzi, nello specifico Cloudflare e Trail of Bits, che fanno da garanti esterni sull’integrità delle associazioni tra utenti e chiavi. Quando tutto risulta in ordine, nella conversazione compare un segno di spunta verde. Un segnale semplice, immediato, che dice che la crittografia end to end è attiva e che nessuno ha manomesso nulla lungo il percorso.

Il senso di questa architettura è garantire che il legame tra un numero di telefono o un nome utente e la relativa chiave pubblica di crittografia sia coerente a livello globale. In altre parole, la stessa identità deve corrispondere alla stessa chiave per tutti, ovunque. Se qualcuno provasse a sostituire quella chiave all’insaputa del proprietario, magari compromettendo i sistemi di Signal e associando una chiave diversa al numero di un contatto, il controllo incrociato salterebbe agli occhi. È esattamente lo scenario che si verifica durante un attacco man in the middle, dove l’aggressore si posiziona tra due interlocutori facendo credere a entrambi di parlare direttamente tra loro.

Perché il database delle chiavi pubbliche è il vero obiettivo

Il rischio concreto riguarda proprio quel database delle chiavi pubbliche. Un cybercriminale che riuscisse ad accedervi avrebbe la possibilità non solo di leggere le conversazioni, ma anche di modificare i messaggi in transito. Non si tratta di uno scenario da film, è la ragione tecnica per cui i sistemi di messaggistica cifrata prevedono da sempre un meccanismo di verifica manuale delle identità. Il problema, come detto, è che quella verifica manuale la usava una minoranza di utenti molto attenti.

Ci sono però dei limiti da tenere presenti. La funzione è disponibile soltanto per chi ha creato un account su Signal utilizzando il proprio numero di telefono. Restano fuori diverse situazioni piuttosto comuni: le chat avviate tramite nome utente, i contatti non rintracciabili attraverso il numero di telefono e quelli che nel frattempo hanno cambiato numero. In tutti questi casi la verifica va fatta alla vecchia maniera, confrontando i codici di sicurezza oppure scansionando il QR code.

La scelta di affidarsi a due entità esterne come Cloudflare e Trail of Bits merita una nota. Serve a evitare che la sicurezza delle chat dipenda esclusivamente dall’infrastruttura di Signal stessa, che in caso di compromissione diventerebbe l’unico anello della catena. Distribuire il controllo su soggetti indipendenti significa che un attaccante dovrebbe violare più sistemi contemporaneamente per riuscire a far passare una chiave falsa senza che nessuno se ne accorga.

L’annuncio è arrivato il 12 agosto 2026 e riguarda una delle app più utilizzate da chi mette la privacy al primo posto, dai giornalisti agli attivisti fino a chiunque semplicemente non voglia che le proprie conversazioni finiscano in mani sbagliate. Il segno di spunta verde nella schermata della chat è il modo scelto per rendere visibile a tutti una protezione che prima richiedeva un minimo di competenza tecnica.

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