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Negli Stati Uniti si riaccende lo scontro sulla sorveglianza elettronica dei cittadini americani. Due senatori con una lunga esperienza nel campo dell’intelligence accusano apertamente il governo federale di agire in modo illegale, perché continua a intercettare le comunicazioni dei propri cittadini senza rispettare gli obblighi di trasparenza che la stessa amministrazione si era impegnata a osservare. Al centro della vicenda c’è una sentenza della corte che vigila su queste attività, rimasta finora lontana dagli occhi del pubblico.
Secondo i due parlamentari la Foreign Intelligence Surveillance Court, nota con la sigla FISC, ha permesso alle agenzie di intelligence di proseguire con l’intercettazione dei messaggi dei cittadini statunitensi senza mandato. E lo ha fatto nonostante non sia stata rispettata la promessa sulla privacy che prevedeva la revisione pubblica di questo tipo di decisioni.
Cosa prevede la Section 702 e perché è così discussa
Per capire la portata della questione bisogna fare un passo indietro. Il Foreign Intelligence Surveillance Act, abbreviato in FISA, era nato per consentire l’intercettazione delle comunicazioni di agenti di potenze straniere presenti sul territorio americano. La legge aveva introdotto anche una serie di garanzie pensate per assicurare un controllo adeguato su queste operazioni. Il problema è che lo stesso impianto normativo è stato usato, in modo piuttosto controverso, per intercettare anche le conversazioni di cittadini americani senza alcun mandato, grazie a una clausola conosciuta come Section 702.
Questo potere non è illimitato, almeno sulla carta. Viene concesso dalla FISC per periodi di 12 mesi alla volta e le decisioni che rinnovano l’autorizzazione dovrebbero diventare pubbliche entro 180 giorni. L’ultimo rinnovo risale a marzo e il termine per rendere accessibile la sentenza è scaduto il 13 settembre. Eppure quel documento non è ancora stato pubblicato.
C’è poi un dettaglio che rende tutto ancora più delicato. Circa sette mesi fa la corte aveva sollevato obiezioni sui filtri di ricerca che consentono agli analisti dell’intelligence di estrarre i messaggi degli americani dai dati intercettati senza le approvazioni, le giustificazioni scritte o le registrazioni previste dalla legge. Nonostante queste critiche, la FISC ha comunque approvato un altro anno di sorveglianza. E quella decisione, appunto, non è mai stata resa nota.
La lettera di Wyden e Schiff all’amministrazione
A puntare il dito contro il governo sono il senatore Ron Wyden dell’Oregon e il collega Adam Schiff della California. I due sostengono che la scadenza fissata dall’amministrazione stessa per la diffusione della sentenza sia passata a settembre senza che nulla accadesse. Per questo hanno inviato una lettera formale al direttore della National Intelligence Jay Clayton e al procuratore generale Todd Blanche, chiedendo conto del ritardo.
I toni non sono affatto morbidi. “Se questa amministrazione non segue questa semplice direttiva prevista dalla legge” hanno scritto i senatori “non è chiaro perché il Congresso o il popolo americano dovrebbero fidarsi del fatto che rispetti uno qualsiasi degli altri limiti legali imposti alla Section 702”. Una frase che mette in discussione l’intero sistema di garanzie costruito attorno alla sorveglianza elettronica.
Ma i problemi segnalati vanno oltre la mancata pubblicazione della sentenza. Sarebbero state abbandonate anche altre forme di supervisione, come i controlli interni svolti all’interno dell’FBI. Di conseguenza oggi non è più possibile tenere traccia di quante volte i filtri di ricerca siano stati utilizzati per circoscrivere le intercettazioni ai cittadini statunitensi.
Il peso delle accuse dipende anche da chi le muove. Wyden è il membro con la permanenza più lunga nella commissione Intelligence del Senato, mentre Schiff in passato ha presieduto l’analoga commissione della Camera dei Rappresentanti.
Fonte: TecnoAndroid


