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Satellite TEMPO della NASA: lo smog nordamericano visto ogni ora

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All’inizio di agosto il cielo di Portland, in Oregon, ha preso quella tinta seppia ormai fin troppo familiare, con i venti da est che spingevano sulla città colonne di gas e fumo provenienti dagli incendi boschivi. A un certo punto la qualità dell’aria di Portland è risultata la peggiore del pianeta. Campi estivi e piscine pubbliche hanno chiuso, i concerti all’aperto sono saltati. Scene simili si sono ripetute a New York, Denver, Chicago e Toledo, in un’estate segnata da caldo intenso e roghi. Sopra tutto questo il satellite TEMPO della NASA ha registrato il vortice di gas e particelle che alimentava queste crisi.

Da una posizione privilegiata a 35.000 chilometri sopra l’equatore, TEMPO (acronimo di Tropospheric Emissions: Monitoring of Pollution) scatta istantanee ogni ora, quasi in tempo reale, degli inquinanti che nascono, si spostano e si dissolvono nell’atmosfera diurna sopra l’America del Nord. I satelliti precedenti offrivano una o due immagini al giorno. Questa visione continua su scala continentale sta aiutando ricercatori e autorità a capire meglio alcune delle sostanze più imprevedibili presenti nell’aria. “L’inquinamento varia di ora in ora, di giorno in giorno” spiega Laura Judd, ricercatrice della NASA al Langley Research Center di Hampton, in Virginia. “Quello che otteniamo da TEMPO è un’illustrazione di ciò che chiamiamo clima chimico”.

Il problema degli inquinanti secondari

Dal Clean Air Act del 1970 gli Stati Uniti hanno ridotto in modo enorme sei inquinanti atmosferici comuni. Per due di questi però i progressi si sono fermati negli ultimi 15 anni circa: l’ozono e le particelle sotto i 2,5 micrometri di diametro, le PM2.5. Sono inquinanti secondari, cioè si formano tramite reazioni chimiche influenzate da luce solare, calore e altre variabili. I loro precursori arrivano da fonti diffuse come aeroporti, agricoltura e incendi, e proprio per questo risultano difficili da comprendere e controllare. Restano tra i principali responsabili delle circa 100.000 morti premature, dei 10.000 parti prematuri e dei 200.000 casi di asma infantile ancora legati allo smog negli Stati Uniti. Una revisione del 2023 pubblicata sull’Annual Review of Pharmacology and Toxicology segnala inoltre prove crescenti di un legame con schizofrenia, Alzheimer e Parkinson.

Lo strumento a bordo è uno spettrometro che misura come la luce ultravioleta e visibile viene assorbita in atmosfera. Così si stimano le concentrazioni di biossido di azoto (NO2), formaldeide, aerosol e ozono troposferico con una risoluzione di circa 10 km². Il satellite colma i vuoti della rete di monitoraggio a terra dell’EPA, l’agenzia statunitense per la protezione ambientale, che fornisce dati di qualità ma copre solo un terzo circa degli oltre 3.000 contee del Paese. “Si tratta di un cambiamento rivoluzionario” afferma Tracey Holloway, scienziata atmosferica dell’Università del Wisconsin a Madison. “Cambierà davvero la nostra percezione di chi respira cosa”.

Fumo lontano e fonti locali

Quel “cosa”, la scorsa estate, è stato spesso il fumo degli incendi. Uno studio ha rilevato che il 23% delle PM2.5 presenti nell’aria durante l’estate del 2020 proveniva da roghi record, con 3.720 superamenti dei limiti federali. Il satellite TEMPO mostra come il fumo trasporti precursori per centinaia o migliaia di chilometri, aiutando a distinguere quando la colpa di un picco è locale e quando no. “Nelle colonne di fumo ci sono sempre grandi concentrazioni di formaldeide” spiega Shobha Kondragunta della NOAA. Alla luce del sole la formaldeide reagisce con gli ossidi di azoto producendo ozono e PM2.5, e TEMPO segue entrambi i precursori. Permette anche di stimare l’altezza dei pennacchi e quindi quanta luce filtra fino al suolo.

Questi dati aiutano le agenzie a documentare il contributo del fumo ed evitare restrizioni inutili. “Non vogliamo che una zona venga dichiarata fuori norma per fumo o tempeste di polvere, situazioni che uno Stato non potrà mai risolvere” osserva Mary Uhl, direttrice del Western States Air Resources Council. In Connecticut, racconta l’ingegnera Amanda Fritz, il fumo canadese ha contribuito a molti dei 13 superamenti dei limiti di ozono registrati entro il 4 luglio, la data più precoce di sempre per la regione. Jennifer Kaiser del Georgia Institute of Technology sottolinea che “non avevamo mai misurato l’ozono vicino alla superficie da un satellite”.

Anche il Maryland, che nel 2022 aveva rispettato per la prima volta tutti gli standard federali, quest’anno contava già 10 giorni di sforamento ad agosto. Joel Dreessen, meteorologo del dipartimento ambientale statale, ha confrontato i dati di NO2 di TEMPO nelle mattine calde con e senza picchi di ozono. È emerso che il biossido di azoto era un fattore chiave nella formazione locale di ozono, con origine nelle zone industriali.

Fonte: TecnoAndroid

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