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Router, le impostazioni QoS peggiorano la connessione: come fare?

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Le impostazioni QoS del router, quelle che stanno lì nel pannello di amministrazione con la lista trascinabile delle categorie e la modalità gaming, spesso non migliorano la connessione: in diversi casi la peggiorano, e la soluzione richiede una trentina di secondi. Il motivo è semplice e insieme controintuitivo, perché la funzione che promette di dare priorità alle videochiamate e relegare in fondo i download non tocca il vero problema, cioè la lunghezza delle code che si formano dentro il modem. Basta un test di bufferbloat per accorgersene, con latenze che schizzano oltre i 300 ms anche con tutte le regole di priorità attive e ordinate con cura.

La differenza sta in due concetti che vengono confusi continuamente. La prioritizzazione decide quali pacchetti passano per primi, la gestione della coda decide quanto lunga può diventare la fila. Solo una delle due risolve il problema, e non è quella che i produttori mettono in vetrina nella pagina QoS.

Il router tira a indovinare sul tipo di traffico

Classificare il traffico era un mestiere semplice quando ogni servizio viaggiava su una porta prevedibile. Da quando non è più così, i produttori si affidano alla deep packet inspection: ASUS, per esempio, usa in licenza il motore di Trend Micro per l’Adaptive QoS, ed è la ragione per cui all’attivazione compare la richiesta di accettare una licenza Trend Micro. Gli altri marchi lavorano su database analoghi.

Con l’arrivo di TLS 1.3 e QUIC anche questo approccio ha smesso di funzionare in modo affidabile. Le applicazioni che cifrano il traffico diventano difficili da riconoscere e finiscono nel calderone del traffico generico. Il router vede una chiamata su Teams e un download da Steam come due flussi UDP sulla porta 443, senza alcun modo di capire quale meriti la corsia preferenziale. Il marcatore DSCP dovrebbe risolvere la questione, permettendo alle app di etichettare da sole i propri pacchetti, ma i router tendono a cancellare quei bit.

C’è poi un dettaglio che sfugge: la prioritizzazione entra in gioco soltanto quando la linea è satura. Una lista configurata mesi prima non ha idea di cosa stia accadendo adesso. Il portatile da lavoro promosso in cima potrebbe essere inattivo, mentre il telefono retrocesso in fondo è impegnato in una chiamata.

Il problema è la profondità della coda

Il bufferbloat è la latenza che si accumula quando l’apparato di rete mette in buffer troppi dati. Se il router non riesce a spingere i pacchetti abbastanza rapidamente su un collegamento lento, li accoda, e tutto ciò che arriva dopo si mette in fila dietro quell’arretrato. Ecco perché un upload saturo porta la latenza da 15 ms a diverse centinaia, pur mantenendo il throughput costante. Riordinare i pacchetti serve a poco se la coda continua a crescere dentro il modem dell’operatore.

Serve uno shaper. Su un router di consumo il percorso è questo: disattivare le regole di priorità per dispositivo e per applicazione, poi cercare la voce chiamata SQM, Smart Queues o controllo adattivo della banda, a seconda del produttore. Lì vanno inseriti a mano i valori di velocità. La documentazione di OPNsense suggerisce di partire dall’85% della velocità dichiarata dall’operatore, per poi salire di poco alla volta finché la latenza non ricomincia a crescere durante il test. Il numero finale deve restare appena sotto quello che la linea consegna davvero, perché è così che il collo di bottiglia si sposta dal modem al router, dove la coda può essere gestita.

Chi vuole controllo totale può passare a OPNsense, che espone parametri assenti nei pannelli dei router commerciali: si impostano i limiti di banda, chiamati pipe nei menu, per download e upload, e su ciascuno si sceglie FlowQueue CoDel come scheduler. È lo scheduler stesso a distribuire la priorità tra i dispositivi, rendendo inutile qualsiasi lista compilata a mano.

Il QoS non è del tutto inutile

Su connessioni con upload limitato il miglioramento si sente: un singolo backup su cloud può affossare le prestazioni di tutti gli altri dispositivi, e attivare il QoS rimette ordine. Solo che il merito è dello shaper, non della lista di priorità. La prova è semplice: mantenere i limiti di banda, cancellare ogni regola di priorità e rilanciare il test di latenza. I numeri restano più o meno identici. Su una linea gigabit con modem e router recenti lo shaper può perfino avere effetto contrario, costando più throughput di quanta latenza riesca a risparmiare.

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