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La Via Lattea ha inglobato un’altra galassia molto prima di quanto si pensasse, e la distanza temporale non è un dettaglio da poco: circa 1,8 miliardi di anni prima dello scontro con la celebre galassia Salsiccia, quella che negli ultimi anni è diventata il simbolo del passato turbolento del disco in cui viviamo. L’indizio arriva dal telescopio spaziale Hubble, che ha individuato tracce di una collisione più antica e finora sconosciuta, appartenente a un’epoca in cui gli astronomi erano convinti che tutte le stelle della nostra galassia fossero nate in casa.
È un punto che merita di essere sottolineato, perché cambia la fotografia di un periodo considerato relativamente tranquillo. Le grandi galassie non crescono soltanto trasformando gas in stelle, crescono anche divorando galassie più piccole, e ogni fusione lascia dietro di sé una firma: gruppi di stelle con movimenti anomali, orbite che non seguono il resto del disco, popolazioni chimicamente diverse da quelle nate localmente. Trovare quella firma in una fase così remota significa che il processo di assemblaggio della Via Lattea è iniziato prima, ed è stato più movimentato, di quanto raccontassero i modelli.
Via Lattea: cosa ha visto Hubble
Il lavoro di Hubble in questi casi somiglia molto a quello di un archeologo che scava tra strati di terreno. Non esiste alcun modo di osservare direttamente una collisione avvenuta miliardi di anni fa, quindi la strada è un’altra: guardare le stelle che quella collisione ha lasciato in eredità e ricostruire da dove arrivano. Sono stelle che oggi si muovono in mezzo a noi, indistinguibili a occhio nudo dalle altre, ma che portano scritta addosso una provenienza diversa.
L’evidenza raccolta indica un evento distinto, non una variante o una coda di quello già noto. E il fatto che si collochi 1,8 miliardi di anni prima dell’incontro con la galassia Salsiccia lo rende un capitolo autonomo nella storia della nostra galassia, uno di quelli che nessuno aveva ancora messo in fila. La cronologia, insomma, va riscritta almeno in parte.
Perché la galassia Salsiccia resta un riferimento
Il soprannome fa sorridere, ma la galassia Salsiccia è diventata negli anni il metro di paragone per qualunque discorso sulle fusioni subite dalla Via Lattea. È la collisione più studiata, quella che ha contribuito a formare buona parte dell’alone stellare e che ha reso familiare l’idea che il cielo sopra di noi contenga stelle immigrate. Ogni nuova scoperta viene inevitabilmente misurata rispetto a quel riferimento, ed è esattamente ciò che accade anche stavolta.
La differenza è che qui si parla di un’epoca ancora più remota. Un momento in cui la convinzione diffusa era che le stelle presenti fossero tutte figlie della Via Lattea stessa. Se invece già allora la galassia stava assorbendo materiale esterno, allora anche il modo di leggere le popolazioni stellari più antiche va aggiornato. Alcune stelle che finora venivano considerate native potrebbero essere arrivate da fuori, portate da una galassia che non esiste più e di cui restano soltanto frammenti in movimento.
Il quadro che ne emerge è quello di una galassia costruita a pezzi, con una storia di fusioni distribuita su miliardi di anni anziché concentrata in pochi episodi noti. E per una volta il merito non va a una campagna osservativa nuovissima, ma a un telescopio in orbita da decenni che continua a trovare cose in archivi e immagini che sembravano già dire tutto.









