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Il prossimo gioco di Rockstar Games dopo GTA 6 non dovrebbe richiedere un’altra attesa lunghissima. Lo studio ha fatto sapere che i tempi di sviluppo del suo prossimo grande progetto saranno ben diversi da quelli quasi biblici che hanno accompagnato il nuovo Grand Theft Auto. A spiegarlo sono stati Phil Hooker e Aaron Garbut, responsabili del team, che in una recente intervista hanno chiarito come il lavoro degli ultimi anni, sia sul piano tecnologico sia su quello organizzativo, consentirà di accelerare in modo sensibile la produzione dei titoli futuri.
Il contesto aiuta a capire perché la questione interessi così tanto i giocatori. Quando GTA 6 arriverà nei negozi il 19 novembre 2026, saranno trascorsi ben otto anni dall’ultima uscita della casa, cioè Red Dead Redemption 2, pubblicato su PS4 e Xbox One nell’ottobre del 2018. Mettendo insieme questo dato con l’aumento dei costi e della durata media dello sviluppo dei giochi tripla A, non sarebbe affatto esagerato immaginare il titolo successivo oltre il 2030.
Una base tecnologica pensata per durare
Secondo Hooker, però, il caso di GTA 6 va considerato un’eccezione e non certo la regola. Lo sviluppatore descrive le fondamenta tecniche costruite per il nuovo capitolo come un vero punto di svolta, una piattaforma su cui verranno realizzati anche i prossimi giochi dello studio. Il risultato atteso è semplice da intuire, ossia una riduzione dei tempi di sviluppo rispetto a quanto visto finora.
“Il motore, gli strumenti e il team che abbiamo assemblato ci permetteranno di muoverci più rapidamente. Sono fiducioso che potremo costruire su quanto fatto, andando più in orizzontale che in verticale per creare contenuti sempre più coinvolgenti”, ha dichiarato Hooker. Il concetto, insomma, è quello di sfruttare il motore grafico e gli strumenti già pronti per ampliare l’offerta invece di ricominciare ogni volta dalle basi.
Sulla stessa linea si è espresso Aaron Garbut, che ha ammesso come il nuovo Grand Theft Auto abbia imposto una revisione profonda dell’impianto tecnico della software house. Una fase impegnativa che però, a suo dire, è ormai alle spalle. “Abbiamo cambiato molte cose alla radice. Ma ormai è tutto fatto, e non ripartiremo da capo di nuovo”, ha spiegato.
Il precedente di Vice City e trent’anni di esperienza
Un esempio storico rende bene l’idea. GTA Vice City uscì appena un anno dopo GTA 3, proprio perché poteva contare sulla stessa base tecnologica del capitolo precedente. Oggi tempistiche del genere sono difficilmente replicabili, vista la complessità delle produzioni moderne, ma il principio non cambia affatto: quando le fondamenta sono già solide, il lavoro procede più spedito.
Nel resto della conversazione Garbut ha definito GTA 6 come “il culmine di tutto ciò che Rockstar ha imparato in trent’anni”, un traguardo reso possibile anche dalla presenza di veterani che collaborano fianco a fianco da decenni. Una squadra rodata, a quanto pare, rappresenta uno dei punti di forza su cui lo studio intende fare leva anche per i progetti successivi.
“Gli ultimi 30 anni sono stati una pratica per arrivare fin qui”, ha raccontato Garbut a proposito del percorso di Rockstar Games. “C’è una comprensione condivisa, una conoscenza comune, una sorta di scorciatoia nelle decisioni.”
Fonte: TecnoAndroid


