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Resurrection è arrivato in streaming quattro mesi dopo essere passato in sala quasi in punta di piedi, e chi l’ha visto in quelle poche settimane lo sapeva già: si tratta di una delle prove più ambiziose viste al cinema in questo 2026. Il film diretto dal regista cinese Bi Gan dura due ore e quaranta, è uscito il 23 aprile 2026 e adesso si può recuperare comodamente da casa, su Movistar Plus su Prime Video.
Capita spesso che un autore, a un certo punto della carriera, senta il bisogno di scrivere una lettera d’amore al mezzo a cui ha dedicato praticamente tutta la vita. Raramente però il risultato riesce a coprire davvero l’intera portata di quello che il cinema sa fare. Bi Gan ci ha provato lo stesso, e ne è uscita un’opera che molti hanno già archiviato come uno dei capolavori dell’anno.
Un futuro senza sogni e un viaggio dentro la mente
La premessa di Resurrection è semplice da raccontare e complicatissima da mettere in immagini. In un futuro in cui gli esseri umani hanno perso la capacità di sognare, una donna solitaria scopre una creatura enigmatica che invece ancora ci riesce. Affascinata e disperata al punto giusto, riesce a entrare nei suoi sogni e da lì comincia un percorso onirico fatto di simboli, ricordi frammentati e realtà distorte.
Man mano che esplora quel mondo interiore, la protagonista inizia a scoprire segreti sul passato dell’umanità e sulla propria storia personale. Più scende in profondità, però, più il confine tra reale e immaginario si assottiglia fino quasi a scomparire. Nel cast ci sono Jackson Yee, Shu Qi e Mark Chao, chiamati a reggere una struttura narrativa che cambia pelle di continuo.
Cinque sensi, una storia del cinema intera
Il film si sviluppa attraverso diverse vicende, all’apparenza slegate una dall’altra, e ognuna mette l’accento su uno dei cinque sensi che l’essere umano percepisce e che il cinema sa restituire. Non solo: Bi Gan ne approfitta per attraversare la storia del cinema del suo Paese, partendo dagli esordi del muto e arrivando fino alla fantascienza contemporanea. Un progetto che sulla carta sembra impossibile e che invece tiene insieme i pezzi.
Il dispiegamento visivo e narrativo di Resurrection gioca in un campionato tutto suo. Una sequenza contenuta e drammatica può essere seguita da un piano sequenza ininterrotto di oltre 20 minuti, senza che il ritmo si sieda mai davvero. È cinema totale nel senso più letterale del termine, il tipo di film che non meritava di passare inosservato nelle sale.
Come è stato accolto
I giudizi sono piuttosto netti da parte della critica, che assegna al film una media di 4,1. Il pubblico si è mostrato più tiepido, fermandosi a 3,1, cosa che con opere di questo tipo succede quasi sempre: la struttura frammentata e la durata generosa non sono esattamente materiale da visione distratta. Resurrection chiede attenzione e la ripaga, ma bisogna essere disposti a concedergliela.










