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Anche Q8 sceglie di prolungare il tetto ai prezzi di benzina e gasolio fino al 31 dicembre, seguendo la strada già tracciata da Eni pochi giorni prima. La misura era nata come intervento limitato al solo mese di ottobre, ma la compagnia ha deciso di estenderla fino alla fine dell’anno per rispondere all’emergenza legata al caro carburanti e alle richieste arrivate dal governo. Rispetto al gruppo guidato da Claudio Descalzi c’è però una differenza sostanziale, perché non esisterà una soglia unica valida in tutta Italia.
Q8 infatti continuerà a seguire un approccio modulare, cioè un sistema che tiene conto dei diversi modelli operativi dei punti vendita. Detto in modo più semplice, il limite massimo potrà cambiare da zona a zona e da distributore a distributore, anche in base alle condizioni di mercato e di approvvigionamento. L’azienda si riserva di stabilire nei prossimi mesi come applicare concretamente il tetto, osservando l’andamento delle quotazioni e la disponibilità di prodotto. Niente di davvero nuovo, comunque. Si tratta dello stesso meccanismo adottato fin dal 1° ottobre, giorno in cui l’iniziativa è partita.
La scelta di Eni con due soglie nazionali
L’annuncio di Q8 arriva a breve distanza da quello di Eni. Il 23 ottobre l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha confermato che il gruppo manterrà il proprio limite fino alla fine del 2026, ma con un’impostazione diversa. In questo caso le soglie sono esplicite e valgono per tutta la rete: al momento il prezzo massimo è fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,25 euro per il gasolio.
Valori che però potrebbero non restare fermi fino al 31 dicembre. Eni ha chiarito che continuerà a tenere d’occhio i prezzi, le dinamiche del mercato e la reale disponibilità delle forniture, lasciandosi aperta la possibilità di ritoccare i limiti durante il periodo di proroga. Il tetto era stato introdotto alla fine di settembre per trenta giorni e per il diesel partiva inizialmente da 2,19 euro al litro, salito poi a 2,25 euro quando è terminato lo sconto fiscale sulle accise.
Accise, rincari e proteste degli autotrasportatori
Proprio il capitolo delle accise aiuta a capire il contesto in cui si muovono le compagnie. A settembre il governo era intervenuto con un taglio temporaneo della tassazione sul gasolio, pari inizialmente a 12,2 centesimi al litro IVA compresa e poi sceso a 6,1 centesimi nella seconda fase. Lo sconto si è chiuso il 5 ottobre e dal giorno successivo le imposte sono tornate ai livelli ordinari. Al suo posto avrebbe dovuto entrare in gioco il meccanismo delle cosiddette accise mobili, finanziato con il maggior gettito IVA prodotto dall’aumento delle quotazioni del greggio, ma il provvedimento necessario non è diventato operativo da subito.
La fine dell’agevolazione ha spinto di nuovo verso l’alto soprattutto il costo del gasolio, rendendo ancora più importanti le misure di contenimento decise direttamente dalle compagnie petrolifere. Nelle ultime settimane il prezzo del diesel è stato anche tra le ragioni principali della mobilitazione degli autotrasportatori, concentrata in particolare nel Sud Italia con presidi e rallentamenti in Calabria, Puglia, Campania, Sicilia, Basilicata e Molise. In diverse aree i disagi hanno avuto effetti sulla distribuzione dei carburanti e sull’approvvigionamento di merci, arrivando a toccare supermercati e attività produttive.
Dopo gli incontri con il governo buona parte dei blocchi è stata via via rimossa o sospesa, anche se la situazione non si è normalizzata nello stesso momento in tutte le regioni coinvolte.
Fonte: TecnoAndroid


