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La crisi delle RAM non sembra destinata a esaurirsi a breve e, stando alle valutazioni degli analisti, il 2027 potrebbe portare con sé nuovi rincari, con il comparto dei PC tra i più esposti. Le scorte di alcuni componenti si stanno assottigliando e i listini continuano a salire. Questo mix rischia di trasformare anche il prossimo anno in un periodo complicato per chi produce e per chi acquista. Le conseguenze per giunta non si distribuiranno in modo uniforme ma colpiranno con più forza determinate tipologie di memoria.
Per ora si parla comunque di previsioni, che però lasciano davvero poco margine all’ottimismo. Nel frattempo diversi produttori stanno esplorando strade alternative per tenere a bada i costi e superare i problemi di approvvigionamento. In qualche caso arrivano perfino a ripescare tecnologie che sembravano ormai superate.
Contratti a lungo termine e prezzi in salita
Un’analisi firmata da TrendForce descrive un mercato delle memorie RAM alle prese con ulteriori difficoltà sul fronte delle forniture, con effetti diretti sull’andamento dei prezzi. A pagare il conto più salato potrebbero essere i banchi di memoria venduti separatamente, un segmento che risente in modo particolare di ogni variazione nella disponibilità.
Il motivo è abbastanza semplice da intuire. I grandi marchi di notebook hanno firmato accordi di fornitura a lungo termine per assicurarsi i componenti indispensabili alle loro linee di produzione. È una mossa che li mette relativamente al riparo dagli sbalzi del mercato. Il discorso cambia per le aziende che vendono memorie al dettaglio, potenzialmente molto più vulnerabili quando reperire i chip diventa complicato.
Il report aggiunge un dato piuttosto eloquente. Oltre il 70% della produzione di RAM per PC di Samsung risulta già vincolato da contratti pluriennali. In uno scenario del genere i produttori più piccoli rischiano di faticare parecchio per ottenere le quantità di cui hanno bisogno, e questa corsa alle scorte finisce per alimentare nuove tensioni sui listini. Le stime parlano di un possibile aumento dei prezzi contrattuali delle DRAM compreso tra il 10% e il 15% nel quarto trimestre del 2026, un segnale che conferma quanto il mercato delle memorie sia sotto pressione.
C’è poi un altro elemento che potrebbe complicare ulteriormente il quadro. Nel corso del 2026 molte aziende hanno congelato il rinnovo dei propri parchi macchine, contando su una stabilizzazione del mercato. Quando nel 2027 questi investimenti ripartiranno, la richiesta potrebbe crescere di colpo e accentuare lo squilibrio tra domanda e offerta già evidente oggi.
Il ritorno delle DDR4 e la posizione di Acer
Con i rincari delle memorie che non si fermano, alcuni produttori stanno ragionando su contromisure piuttosto drastiche. Una delle ipotesi sul tavolo è tornare a puntare sulle DDR4, uno standard che ha superato da tempo i dieci anni di vita. La ragione è l’impennata dei costi delle più moderne DDR5. Fino a poco tempo fa una scelta simile sarebbe sembrata un passo indietro. Oggi viene presa in considerazione proprio per contenere le spese.
Sull’orizzonte temporale della carenza le opinioni però divergono. Alcuni operatori prevedono che la crisi delle RAM possa trascinarsi addirittura fino al 2030. Acer la vede in modo diverso e sostiene che la durata del problema venga ingigantita da una parte del settore allo scopo di ricavarne profitti più consistenti.
Fonte: TecnoAndroid


