Le immagini satellitari dell’Iran e del golfo Persico non sono più disponibili al pubblico. A deciderlo è stata Planet Labs, l’azienda californiana che gestisce una delle più grandi costellazioni di satelliti per l’osservazione della Terra, dopo una richiesta esplicita dell’amministrazione Trump. La notizia è arrivata poche ore prima dell’annuncio di una tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran, quasi come un segnale anticipato di quello che sarebbe poi accaduto sul piano diplomatico.
Con una comunicazione inviata a clienti e stakeholder il 5 aprile, Planet Labs ha spiegato di aver esteso e reso permanente una serie di restrizioni già introdotte nelle settimane precedenti. Prima un ritardo di 96 ore nella diffusione delle immagini, poi una moratoria di 14 giorni, fino alla sospensione completa e a tempo indeterminato. Il blocco riguarda retroattivamente tutti i contenuti a partire dal 9 marzo e resterà in vigore fino alla fine del conflitto. La motivazione ufficiale? Evitare che i dati possano essere sfruttati da attori ostili per finalità operative. Planet Labs, che si definisce una “società a beneficio pubblico”, vende immagini ad aggiornamento frequente a governi, imprese e media. Gli Stati Uniti sono tra i suoi principali clienti: nel maggio 2022, il National Reconnaissance Office ha firmato con l’azienda un contratto pluriennale per integrare le immagini commerciali nei sistemi di intelligence statunitensi. Un accordo di cinque anni, estendibile fino a dieci.
Il precedente storico e le conseguenze sulla trasparenza
La vicenda non nasce dal nulla. Il rapporto tra Stati Uniti e provider commerciali di immagini satellitari è storicamente complicato. Il riferimento più noto resta il Kyl–Bingaman Amendment, che per oltre due decenni ha limitato la risoluzione delle immagini disponibili per Israele e i Territori palestinesi, fissando una soglia di 2 metri per pixel. Solo nel 2020 il limite è stato abbassato a 0,4 metri, comunque inferiore alla qualità disponibile per altre aree del mondo. Una restrizione che ha avuto implicazioni concrete, ostacolando la verifica di episodi specifici, inclusi attacchi con droni difficili da individuare a bassa risoluzione.
Stavolta, però, non si tratta di ridurre la qualità: la sospensione riguarda l’accesso completo su scala regionale. E questo fa la differenza. Le immagini satellitari commerciali servono al giornalismo, alla ricerca, al monitoraggio dei flussi di rifugiati, alla valutazione dei danni infrastrutturali, al supporto alle operazioni umanitarie. Toglierle di mezzo significa tagliare uno dei pochi strumenti indipendenti di verifica in un contesto dove l’accesso diretto è fortemente limitato.
Il caso della scuola di Minab e il nodo politico
Victoria Samson, esperta della Secure World Foundation, ha sottolineato come la restrizione “appaia destinata a incidere più sulla capacità del pubblico di comprendere il conflitto che sulle dinamiche militari sul campo”. Samson ha citato un caso specifico: il bombardamento sulla scuola femminile Shajareh Tayyebeh a Minab, avvenuto il 28 febbraio scorso durante le prime ore di guerra, costato la vita ad almeno 175 persone, per la maggior parte bambine. Diversi media avevano utilizzato proprio le immagini di Planet Labs per corroborare la tesi di un bombardamento di matrice statunitense. Un fotogramma circolato successivamente mostra un missile Tomahawk cadere nei pressi dell’edificio scolastico. L’inchiesta formale avviata dal Pentagono è ancora in corso e non ha prodotto un rapporto finale declassificato, ma le valutazioni preliminari interne indicano una probabile responsabilità delle forze statunitensi, supportata anche dalle verifiche indipendenti delle Nazioni Unite.
Per Samson, l’esclusione di “un’area geografica così ampia” rischia di stabilire “un precedente che non sarà positivo per la trasparenza complessiva”. Le prime rilevazioni sulle intenzioni dell’elettorato statunitense dopo l’inizio dell’attacco suggeriscono un calo di popolarità nella già debole leadership di Trump, persino all’interno del suo stesso mondo. Quello Maga.