Una storia che profuma di modem 56k e di scambi su Napster, ma che invece arriva dritta dal 2026. La pirateria su supporto fisico, quella fatta di CD masterizzati in casa e venduti uno a uno, non è affatto un ricordo sbiadito. Lo dimostra il caso di Marc Kearns, 47 anni, residente nell’East Yorkshire, finito in carcere proprio per aver duplicato e rivenduto CD musicali remixati. Le vecchie compilation, insomma, quelle che molti hanno avuto tra le mani almeno una volta. La condanna parla chiaro: 26 mesi di detenzione, ai quali si aggiungono 250 ore di lavoro socialmente utile. Un verdetto pesante per un’attività che a molti potrebbe sembrare quasi innocua, roba da archeologia digitale. E invece no.
Masterizzava CD con remix musicali, ora è condannato
Dietro questa sentenza c’è un’indagine partita nel 2019, dopo che l’attività di Kearns era stata segnalata alle forze dell’ordine l’anno prima dalla British Phonographic Industry. Il reato contestato è quello classico: aver guadagnato vendendo contenuti realizzati sfruttando materiale protetto dal diritto d’autore. Una forma di pirateria vecchio stampo, verrebbe da dire, lontana anni luce dai metodi di oggi.
In pratica l’uomo sfruttava commercialmente brani altrui, mettendosi in tasca soldi che sarebbero dovuti finire ad artisti e aziende del settore musicale. Non si conoscono però i dettagli più curiosi della vicenda. Quanto fruttava davvero questo giro? E soprattutto, come avveniva la vendita? Annunci online, bacheche sui social, oppure, per restare fedeli allo spirito retrò della faccenda, una bancarella al mercato o un lenzuolo steso per terra. Chi ha qualche anno in più non farà fatica a ricordare scene del genere, una volta normalissime anche in Italia.
Le autorità inglesi, comunque, hanno deciso di non andarci leggere. La linea è quella della tolleranza zero, con un messaggio fatto recapitare senza giri di parole: non verranno usate mezze misure laddove emergano reati simili, e la sentenza serve proprio a far capire che questo tipo di attività non sarà tollerato.
La pirateria fisica non è davvero sparita
Verrebbe spontaneo pensare che vendere CD pirata sia ormai roba da museo. E invece la pirateria su supporto fisico resiste, sopravvive in qualche angolo, anche se i numeri non sono certo quelli di un tempo. Oggi la stragrande maggioranza dei contenuti illegali viaggia in formato digitale e attraverso la rete, questo è fuori discussione.
Il discorso vale soprattutto per film, serie TV ed eventi trasmessi in diretta, dove la fanno da padrone le IPTV illegali. Streaming, link condivisi, abbonamenti pirata a prezzi stracciati: è lì che si gioca gran parte della partita contro chi viola il copyright. Eppure, casi come quello di Kearns ricordano che il vecchio mondo dei dischi masterizzati non si è ancora del tutto spento, e che le conseguenze legali, quando arrivano, possono essere tutt’altro che simboliche.