Arriva in un momento tutt’altro che casuale la notizia che riguarda il piano idrogeno Italia, approvato dalla Commissione Europea con uno stanziamento complessivo di 6 miliardi di euro. La questione energetica, del resto, continua a tenere banco un po’ ovunque: i mercati sono nervosi, i cittadini preoccupati per i possibili rincari su trasporti, bollette e beni di prima necessità. Ed è proprio in questo scenario che l’organo di governo dell’Unione ha dato il via libera allo schema di aiuti di Stato proposto dall’Italia per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile. Una mossa che mette Roma al centro della partita europea sull’energia pulita, con un focus molto preciso su due settori chiave: i trasporti e l’industria.
Cosa prevede nel dettaglio il piano idrogeno Italia
Il programma approvato da Bruxelles non è un generico impegno di facciata. Secondo quanto specificato nel documento ufficiale della Commissione, il piano idrogeno Italia punta a sostenere la produzione di un quantitativo fino a 200.000 tonnellate annue di idrogeno rinnovabile. Un volume importante, che Roma intende raggiungere attraverso due strade tecnologiche complementari. Da una parte c’è l’idrogeno ottenuto tramite elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili, che rappresenta probabilmente la via più nota al grande pubblico. Dall’altra, il piano include anche l’idrogeno prodotto da biomasse, attraverso processi di tipo biologico e termochimico. Insomma, non si punta su una sola tecnologia ma si cerca di costruire una filiera il più possibile diversificata e robusta. Il tutto con quei 6 miliardi di euro che, va detto, rappresentano un investimento di scala davvero significativa per un singolo Paese membro dell’Unione.
Perché questo investimento sull’idrogeno rinnovabile è così rilevante
C’è un motivo preciso per cui servono aiuti di Stato di questa portata. L’idrogeno rinnovabile, nonostante le enormi potenzialità che gli vengono riconosciute da esperti e istituzioni, ha ancora una filiera poco competitiva rispetto ai combustibili fossili. Questo squilibrio ha frenato la diffusione su larga scala e, di conseguenza, ha scoraggiato buona parte degli investimenti privati. Il piano idrogeno Italia dice una cosa piuttosto chiara: anche se al momento produrre idrogeno pulito non è economicamente vantaggioso quanto bruciare gas o petrolio, ha senso investire adesso sulle tecnologie necessarie per renderlo competitivo nel medio periodo. Si tratta, nei fatti, di un tassello strategico per la transizione energetica, quella che l’Europa sta cercando di portare avanti con crescente urgenza.