Su Marte c’è un diario geologico vecchio quasi quanto il sistema solare, e il rover Perseverance ne ha appena voltato una pagina importante. Il pianeta rosso, a differenza della Terra, ha conservato le sue rocce più antiche quasi intatte, e questo lo rende una specie di biblioteca a cielo aperto per chi prova a capire cosa sia accaduto nei primissimi capitoli della storia cosmica.
La domanda di fondo resta senza una risposta netta. Cosa è successo davvero nei periodi che hanno seguito la nascita del sistema solare? Gli scienziati continuano a scavare, letteralmente, perché le prove dirette scarseggiano. Il problema è che la Terra su questo punto è avara di indizi. Le placche tettoniche, sempre in movimento, hanno rimescolato e cancellato gran parte delle testimonianze geologiche più remote. Quello che c’era all’inizio è finito riciclato, sepolto, distrutto. Il nostro pianeta, insomma, ha perso la memoria dei suoi primi anni.
Cosa ha trovato Perseverance sul bordo del cratere Jezero
Ed è qui che entra in gioco Marte, che al contrario ha tenuto tutto. Le sue rocce antiche sono rimaste dove si erano formate, senza subire lo sconvolgimento continuo che ha caratterizzato la Terra. Il risultato è un archivio naturale del passato che racconta cose difficili da ricostruire altrove. E Perseverance, il laboratorio mobile della NASA che opera sul pianeta rosso fin dal suo arrivo nel 2021, si trova nel posto giusto per sfogliarlo.
La nuova scoperta arriva dal bordo del cratere Jezero, la zona che il rover sta esplorando da anni. Qui è stata individuata una serie di rocce spessa circa 75 metri. Non un dettaglio da poco, perché quella stratificazione sembra raccontare una vicenda ben precisa. Parliamo di impatti asteroidali ripetuti, avvenuti oltre 3,9 miliardi di anni fa. Un’epoca in cui l’intero Sistema Solare era tutt’altro che tranquillo, anzi. Era un ambiente estremamente violento, bombardato di continuo, dove i corpi celesti si scontravano con una frequenza che oggi fatichiamo persino a immaginare.
Quei 75 metri di roccia funzionano un po’ come le pagine sovrapposte di un libro. Ogni strato porta con sé il segno di quello che è successo in un certo momento, e leggerli in sequenza permette di ricostruire una cronologia degli eventi. È esattamente il tipo di informazione che sulla Terra non si può più recuperare, e che invece Perseverance riesce a raccogliere direttamente sul campo marziano.
Lo studio di queste formazioni aiuta a mettere insieme il quadro di un periodo tra i più caotici della storia del sistema solare. Un tempo in cui la materia si stava ancora sistemando, in cui gli asteroidi colpivano i pianeti giovani senza tregua, e in cui le condizioni erano lontanissime da quelle che conosciamo adesso.